Maria Luisa Congiu: «La mia musica è una lunga storia d’amore» – Il racconto
L’artista di Oliena riceverà a Muravera il premio alla carriera. Festeggia il suo compleanno con il nuovo brano “Fedales”
Il sole esplode dappertutto in questo angolo di aprile, proprio come la primavera che, con i suoi colori, rende Oliena ancora più bella. È qui, a un passo dai profumi della campagna, che vive Maria Luisa Congiu; è qui che nascono le sue canzoni, spesso ispirate da frammenti di vita rubati a se stessa o presi in prestito dalle vite degli altri. Da oltre trent’anni l’anima malinconica che la abita attinge da un evento, un suono, un nome, una presenza o, a volte, un’assenza, gran parte della sua produzione artistica. Maria Luisa intreccia parole e lega fili sottili di note, ricama suoni e trame d’antico, per poi seminarli nelle piazze sempre colme di energia. «Le canzoni sono spaccati di vita vissuta in proprio o per conto terzi: a volte nell’immaginario di qualcuna di loro esiste qualcosa che vorremmo sapere, conoscere. Semplicemente le canzoni ci aiutano ad immaginare».
Il duetto
Oggi, in coincidenza del suo compleanno, la cantante festeggia con “Fedales”, la sua nuova canzone, e svetta nelle classifiche nazionali con “Spunta la luna dal monte”, in duetto con Valerio Scanu, «persona di rara intensità e un artista di valore». Infine, il riconoscimento più atteso: il Premio alla carriera, che le verrà consegnato domenica sul palco di Muravera in occasione della 52ª Sagra degli agrumi. Il Comune del Sarrabus ha scelto l’artista di Oliena, “regina della musica in Sardegna, per il suo contributo alla potenza di un’isola che esprime anche nel canto la sua grande bellezza”.
Le feste
«‘Fedales’ riunisce i volti felici e provati che si danno un gran da fare per organizzare le nostre feste, dando un senso di continuità a una tradizione che, malgrado tutto, resiste nei tanti paesi, piccoli e grandi, che fanno fatica e non si arrendono mai. Sono felice di presentarla in anteprima a Muravera, che mi onora del suo affetto in una delle più belle manifestazioni identitarie dell’isola». Quella di Maria Luisa è una storia prima di tutto personale: il padre, uno dei tanti figli di questa terra, emigrato altrove. Sua madre, romana, le ha trasmesso la tenacia del carattere e l’inflessione di un accento che non sbiadisce col tempo. Nei lunghi transiti tra il continente e l’isola delle vacanze c’era il mare: rifugio dei ricordi d’infanzia, degli ascolti di canti remoti, dei suoni della festa e dei richiami del cuore.
La famiglia
Una sognatrice non ancora imbrigliata tra le righe del pentagramma, ma già proiettata in un regno di colori e magia. La famiglia Congiu rientra in Sardegna. Con una nuova consapevolezza, esplode in lei il desiderio di conoscenza: si appropria di una lingua che offre spazio al suono e alla creatività, si misura nel canto che, attraverso quella stessa lingua, imprime timbri e significati inediti, intrecciando fraseggi, ritmi e cadenze che, dal ballo al testo poetico, aprono sentieri inesplorati. «In coincidenza dei miei 19 anni si è delineato il mio percorso di vita: ho sposato Pasqualino Puligheddu, musicista, al quale venne in mente l’idea di fondare il Duo di Oliena». Nel pieno dei suoi anni quel compagno di vita, padre dei suoi figli e centro di gravità per una carriera tutta in divenire, viene a mancare: «Non è vero che il tempo annulla le distanze e aiuta a dimenticare. Non c’è giorno in cui il pensiero non mi riconduca a Pasqualino, alle nostre gioie e fragilità, alle difficoltà che avremmo ancora una volta e insieme superato».
La gente
Dal 1999 a oggi, il suo percorso si è evoluto tra momenti di profonda sofferenza, cadute che hanno lasciato il segno e meravigliose risalite. L’artista mette a nudo la sua anima per liberarsi del peso di una solitudine che tuona, porta in superficie il suo privato e, soprattutto, il suo dolore. «La vita è una sfida che ci mette spesso di fronte a un bivio: possiamo scegliere di “subire” i momenti o di affrontarli e crescere. Ho nutrito d’amore la mia musica e la gente lo ha percepito; con il suo affetto, il pubblico continua a colmare il mio bisogno di amare». Per lei note e parole arrivano insieme, lasciandosi ispirare da una vita spesa tra la gente, nei tanti concerti che attraversano le stagioni e rinforzano le passioni. I brani «Tra i brani che più amo, ‘Istellas’ occupa un posto speciale: è il ricordo di nonna Silvana, che mi ha cresciuta. È una dedica a tutte le mamme, a quelle donne che si svegliano ogni volta dentro l’alba di un sogno che non sempre riescono a realizzare, ma che continuano a inseguire. ‘Festa paesana’ è una dose d’amore che crea dipendenza, un rito collettivo, un coro di cuori che esplodono all’unisono. ‘Lumera’ è un canto condiviso e di riconoscenza ad Anna Maria Puggioni. La sua sensibilità, la sua forza e i suoi ideali hanno fatto di questa donna l’interprete del popolo e per il popolo». È quando si spengono i riflettori e la musica tace che Maria Luisa tocca l’apice dei suoi momenti più felici: nello sguardo dei suoi figli e nel sorriso incontenibile della piccola Lara, che l’ha resa nonna e, ancora una volta, bambina.
* presentatore ed esperto di musica sarda
