Olbia Gli zaini, gli attrezzi da pesca, le scarpe da tennis e qualche altro oggetto che era a bordo della barca. È tutto ciò che il mare aveva restituito sedici ore dopo il naufragio. E continua ad essere tutto ciò che resta di un’ immensa tragedia del mare. Un anno fa, la scomparsa dei fratelli olbiesi Giuseppe e Lorenzo Deiana, di 24 e 20 anni. All’alba del 19 aprile 2025, vigilia di Pasqua, erano usciti con la loro piccola barca di 4 metri per una battuta di pesca a calamari nelle acque di Golfo Aranci, e non sono più rientrati a casa. Forse sorpresi dal forte vento di scirocco e dal mare grosso mentre rientravano a Olbia, inghiottiti dalle onde tra Capo Figari e l’ isola di Figarolo. La loro scomparsa è ancora avvolta nel mistero: a un anno dal naufragio, nessuna traccia dei corpi, né del relitto della barca. Un anno di straziante dolore per mamma Simona. Che tante volte ha lanciato i suoi disperati appelli sui social. «Vi prego, ritornate in mare. Ritrovate i miei figli adorati. Aiutatemi». Il 4 aprile scorso alla Capitaneria di porto di Olbia è arrivata la segnalazione da parte dell’avvocato Pietro Cherchi che assiste Simona Deiana, di una barchetta alla deriva nelle acque di San Teodoro. Ma le verifiche della guardia costiera sul posto hanno dato esito negativo. Non si trattava della barca di Giuseppe e Lorenzo.
Caso ancora aperto
«Il caso non è stato mai archiviato. Le ricerche proseguono, anche se non in maniera mirata, ma nelle quotidiane attività di controllo e pattugliamento in mare – rassicura il direttore della Direzione marittima del Nord Sardegna, Gianluca D’Agostino –. Noi abbiamo delle imbarcazioni che ogni giorno navigano nel golfo e che hanno come indirizzo anche l’eventuale rinvenimento di qualsiasi cosa sia riconducibile al naufragio. Le operazioni, quindi, non si sono chiuse – ribadisce – ma proseguono nell’ambito dei normali compiti di istituto. Durante il pattugliamento, la navigazione avviene lungo tutto il litorale di competenza della Direzione marittima, ma ovviamente l’attenzione, per questo caso specifico, viene rivolta in maniera particolare ai litorali di La Maddalena e Palau, e nel tratto di mare dell’isola di Mortorio, spingendoci fino a Siniscola e Cala Gonone».
Il naufragio
Sono le cinque del mattino quando Giuseppe e Lorenzo escono di casa e raggiungono il porticciolo di Cocciani, nella zona industriale di Olbia, dove è ormeggiata la piccola barca di proprietà, e prendono il largo verso Capo Figari. Quel maledetto 19 aprile doveva essere come tutte le altre volte: una mattinata di pesca a calamari, poi, il rientro a casa nel pomeriggio dalle loro famiglie. Ma così non è stato. La mobilitazione delle ricerche in mare e a terra andata avanti per settimane, anche grazie alla partecipazione di tanti volontari, non ha avuto nessun esito positivo. Sedici ore dopo il naufragio, nella zona tra Cala del Sonno e Cala Spada, a Golfo Aranci, erano state ritrovate due scarpe da tennis di marche diverse, appartenenti ai due ragazzi, oggetti e attrezzi da pesca, che erano a bordo della barca. Poi, più niente. La Procura di Tempio aveva aperto un fascicolo con ipotesi di reato la collisione con una nave o altre imbarcazioni, indagine su cui al momento non ci sono riscontri.
Indagini difensive
Intensa è stata l’attività sul fronte delle indagini difensive condotte dall’avvocato Pietro Cherchi, che ha permesso di circoscrivere l’area del possibile naufragio indicando un tratto di mare tra Figarolo e Capo Figari. La ricostruzione del legale si basa su dati oggettivi: l’esame delle celle telefoniche, le testimonianze di pescatori che hanno incrociati i due fratelli quella mattina, e gli oggetti ritrovati tra Cala del Sonno e Cala Spada. Importante, in particolare, una testimonianza. Verso l’ora di pranzo del 19 aprile i due ragazzi erano stati visti da un marinaio di Olbia a bordo della propria imbarcazione in prossimità di Cala Spada. L’uomo ha riferito che i due fratelli in quel momento erano al riparo perché in quel punto non c’era vento, ma che nel tornare indietro e nell’uscire da Capo Figari è possibile che si siano imbattuti nel mare grosso, gonfiato dalle raffiche di scirocco, e che lì probabilmente sia avvenuto il naufragio.
«Silenzio sull’inchiesta»
«Noi abbiamo fatto tutte le indagini difensive possibili – dice l’avvocato Cherchi –. Abbiamo fatto tutto ciò che potevamo, indicando anche un’area circoscritta dove potrebbe essere il relitto, ma per avere conferma della nostra ipotesi abbiamo necessità che la Procura svolga degli accertamenti. È passato un anno dalla scomparsa dei ragazzi e dall’ apertura di un’inchiesta penale, ma di quel procedimento penale non sappiamo più nulla. Noi abbiamo depositato le nostre relazioni con le analisi delle celle telefoniche. Ciò che la famiglia chiede e ciò che secondo noi è indispensabile, è un approfondimento su una cella telefonica in particolare, l’ultima che è stata agganciata dai cellulari dei ragazzi alle 16.20 circa, e si trova tra Golfo Aranci e Olbia, a Montiggiu Nieddu, in località Nodu Pianu». La cella numero 7 di Nodu Pianu irradia il segnale su uno specchio d’acqua circoscritto. Ed è lì, in quel tratto di mare che, secondo le indagini difensive condotte da legale potrebbe essere avvenuto il naufragio della barca. E dove dovrebbero riprendere le ricerche.