La Nuova Sardegna

Nuoro

L’intervista

«In tre anni l’Isre è diventato il più grande Polo museale»

di Luciano Piras

	Stefano Lavra
Stefano Lavra

Nuoro, Stefano Lavra chiude il suo mandato da presidente dell’Istituto etnografico

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Nuoro «La parola chiave? Dialogo». Stefano Lavra risponde di getto. Immediato, diretto. «Il mio approccio alla guida dell’Isre è sempre stato improntato a questo, al dialogo attivo con tutti i soggetti istituzionali, dalle università alle associazioni culturali, senza mai trascurare la grande ricchezza derivante dalla cultura popolare. Ho puntato a creare ponti con le associazioni dei sardi in Italia e all’estero». Presidente dell’Istituto superiore regionale etnografico dal febbraio 2023, ha chiuso il suo mandato da appena qualche settimana.

«Ho cercato di dare ampio spazio alla valorizzazione delle diverse sensibilità e saperi – aggiunge a bilancio di questi tre anni passati al timone dell’Etnografico –, curando tutte le espressioni dei linguaggi, artistiche e artigianali, musica, ballo, teatro, letteratura. Un’azione inclusiva ben armonizzata, valorizzando tutte le componenti e i settori presenti anche in seno all’Isre».

Un mandato importante, il suo, coinciso con il 50° anniversario dell’Isre...

«Sì, certo. Un’occasione solenne» conferma. Classe 1974, nato a Nuoro, origini di Gavoi, Lavra vive a Dorgali, dove è stato assessore all’Ambiente, al turismo e al decoro urbano, dal 2011 al 2016, quando sindaco era Angelo Carta. Laurea in Scienze forestali all’università di Firenze, studi specialistici in materie filosofiche, antropologiche e psicologiche all’ateneo di Sassari, Stefano Lavra è da sempre un fedelissimo del Psd’Az. Insegnante alle superiori “Volta-Brau” di Nuoro, racconta con entusiasmo la sua presidenza all’Isre.

Dalla rassegna internazionale del cinema del reale Isreal alle pubblicazioni dell’Istituto donate a biblioteche, istituzioni e associazioni varie, alle borse di studio; dalla valorizzazione della figura e dell’opera del professor Enzo Espa alla partecipazione al Salone internazionale del libro di Torino come pure al Salone dell’artigianato in Fiera di Milano; fino all’onorificenza “Ambasciatori della cultura sarda” in occasione di Sa die de sa Sardigna (anno 2023: Luigi Lai e Daniele Cossellu; anno 2024: Bernardi Zizzi, Speranza Ladu, Bachisio Bandinu; anno 2025: Duo Puggioni, Annamaria e Giovanni, Dolores Turchi, Maria Teresa Pirrigheddu).

A proposito... quest’anno chi saranno i nuovi Ambasciatori da premiare?

«Beh (sorride)... ora non sono più io il presidente».

E allora?

«È tutto pronto, la decisione è stata presa all’unanimità dal Cts, il Comitato tecnico scientifico. Ma non mi chieda i nomi, per carità, sarebbe poco serio da parte mia farli ora».

Parliamo di cose fatte. Museo della ceramica: un progetto che la Sardegna attendeva da oltre 20 anni.

«Nel cuore di Nuoro, in piazza Su Connottu. Un evento storico per la nostra città e per la Sardegna, che si arricchisce di un nuovo punto di riferimento culturale, turistico e attrattivo di respiro internazionale».

Senza mai dimenticare Cagliari. Vero?

«A Cagliari abbiamo realizzato importanti lavori di ristrutturazione e valorizzazione del Museo etnografico “Collezione Cocco”, completando le acquisizioni dei preziosi tesori dell’artigianato sardo in oro e argento».

Mentre a Nuoro l’Isre ha istituito il Centro studi Grazia Deledda. Finalmente!

«Eh sì... è un’articolazione strategica fondamentale in seno all’Isre che dialoga costantemente con i più importanti centri di cultura, ricerca e studi, la Biblioteca centrale nazionale di Roma e le principali università sarde e estere, riportando ordine nell'attività di ricerca, documentazione, valorizzazione e diffusione della personalità e dell’opera di Grazia Deledda, attraverso anche la pubblicazione di importanti edizioni critiche, coordinate dal professor Dino Manca, componente del Cts Isre, e della pubblicazione del primo numero del “Bollettino deleddiano”. Un’azione di grande livello e spessore culturale nel più vasto programma messo in piedi per le celebrazioni del Centenario del Nobel Grazia Deledda 2026».

Solo celebrazioni? Possibile che non si vada oltre?

«No, no. Le celebrazioni hanno la loro importanza, ci mancherebbe. Ma siamo andati anche oltre. Per esempio, abbiamo aperto la prima Summer school internazionale di demosocioantropologia, progettata e realizzata con la supervisione della professoressa Tatiana Cossu, anche lei componente del Cts Isre. È già una realtà annuale, dell’isola, rivolta a studenti e laureati fino ai 40 anni. La prima edizione è stata fatta a Gavoi, la prossima è in programma a Isili».

Motore culturale in continuo fermento, l’Isre in questi ultimi anni ha acquisito anche il più importante patrimonio discografico esistente in Sardegna, il Fondo Madau e la collezione degli strumenti musicali tradizionali di “Don Dore”. Ha catalogato e digitalizzato testi e migliaia di pagine disponibili nella biblioteca dell’Istituto per poterle conservare e renderle fruibili al vasto pubblico. Lavra ne va particolarmente fiero. Ha persino avviato la pubblicazione della collana di Etnomusicologia con la costituzione di un Comitato scientifico di esperti coordinato dal professor Marco Lutzu, altro componente del Cts Isre.

A proposito... Modas, Isterridas, Amparu?

«Sono progetti diversi promossi dall’Unesco e finanziati dal ministero della Cultura e dalla Regione Sardegna. Rientrano nelle attività di ricerca, studio, documentazione e valorizzazione della pratica del canto a tenore con le principali associazioni culturali e cantori sardi».

Canto e lingua sarda.

«Certo. Come tanti altri progetti per la valorizzazione delle arti e dei linguaggi, della lingua sarda, anche attraverso la poesia tradizionale, la musica e il teatro. Non a caso all’Isre abbiamo organizzato il primo incontro internazionale delle lingue minoritarie con la collaborazione delle università della Sardegna, della Corsica, di Siena, del Friuli e di Zurigo. Non a caso abbiamo organizzato diverse attività in collaborazione con il Premio Ozieri volte alla valorizzazione della poesia in lingua sarda».

Ma il passo più importante resta il Polo museale. Finalmente (è proprio il caso di sottolinearlo!)

Stefano Lavra non si scompone. Sorride e risponde.

«È una grande soddisfazione aver istituito il Polo museale più grande e complesso dell’intera Sardegna, Isre, Museo etnografico del costume, Museo casa natale Grazia Deledda, Museo della ceramica artistica sarda, Museo etnografico Collezione Cocco, e aver già ricevuto l’accreditamento della Regione».

Ora che lei ha chiuso il suo mandato, la Regione nominerà presto il successore. Possibile che un Istituto così importante come l’Isre debba essere ancora legato alla nomina politica del massimo rappresentante, il presidente?

«La rappresentanza politica è importante, fondamentale direi. Dal punto di vista scientifico esiste già un Comitato apposito, il Cts. Certo, è necessario individuare come presidente una personalità competente, sensibile ed equilibrata. L’Isre è un Istituto molto complesso, perciò è bene che il presidente abbia anche spiccate capacità manageriali».

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