La storia di Angie, “mutilata” dopo un intervento di chirurgia estetica: «Volevo regalarmi un sogno, invece sto vivendo un incubo»
La donna di Olbia, lancia un appello alle donne su Instagram: «Se è successo anche a voi, non state in silenzio»
Olbia «Volevo regalarmi un sogno, invece, sto vivendo un incubo. Tre anni di calvario... Basta col silenzio, però. Voglio raccontare la mia storia e, soprattutto, voglio andare fino in fondo. Questo è l’inizio della mia battaglia per la verità». Nel marzo del 2023 Angie Cozzolino, 42 anni a settembre, di Olbia, si è sottoposta a un intervento di mastoplastica additiva: quattro gravidanze avevano messo a dura prova il suo seno. E il suo sogno era quello di guardarsi allo specchio e sentirsi ancora bella. «Un regalo meritato, mi permetto di dire, dopo tanta sofferenza», sottolinea Angie. A cui la vita ha riservato il dolore più grande che possa esistere per una madre: la perdita di una figlia in tenera età (a cui ha dedicato un libro). E due anni fa, un altro pesantissimo lutto: la morte in un incidente stradale del padre, Giuseppe Cozzolino, amato e storico capo ultrà dell’Olbia Calcio. Quell’intervento di chirurgia estetica rappresentava per lei come un tassello nel suo cammino di ripresa e di rinascita. Decide, quindi, di operarsi e lo fa in Sardegna per non stare lontano dai suoi tre bambini.
«Faccio l’intervento di chirurgia estetica e sono felice del risultato. Ma dura poco: dopo quattro mesi il seno cede», racconta Angie. Allora, si sottopone a un secondo intervento estetico, questa volta di mastopessi (noto anche come lifting del seno), ma la situazione non migliora. Anzi peggiora, rimarca lei. «Oggi, in queste condizioni, mi sento una donna mutilata – si sfoga, senza tanti giri di parole, sopraffatta dalla rabbia e dalla delusione – Il capezzolo è fuori sede, non posso indossare una maglia scollata o un costume da bagno. Mi guardo allo specchio e mi sento a disagio. Anche gli occhi di una persona che mi conosce da una vita e che mi guardano, mi crea imbarazzo». Dopo aver rifiutato di fare il terzo intervento dallo stesso chirurgo, per il quale avrebbe dovuto sborsare altri soldi, decide di rivolgersi a un altro specialista e di iniziare nel contempo una battaglia legale per far valere le sue ragioni. E soprattutto di rendere pubblica la sua storia.
Lo ha fatto qualche giorno fa su Instagram dove da cinque anni ha aperto un profilo, angie-cozzolino, dove racconta momenti della sua vita personale e familiare, oggi seguito da quasi 15mila followers. «Ho deciso di non restare più in silenzio. Quello di cui parlo è il risultato di un intervento estetico andato male, ma è anche l’inizio della mia battaglia per la verità. Non si tratta solo di estetica. Si tratta di salute e trasparenza. Condivido la mia storia perché nessuna donna debba sentirsi sola o sbagliata. Se è successo anche a te, non vergognarti: parla. La tua voce può salvare qualcun’altra», spiega nella pagina social. Nel video pubblicato ripercorre la vicenda, il desiderio di fare un gesto per se stessa, come donna, la gioia iniziale che viene però scalzata molto presto dalla disperazione. Aumentata dopo il secondo intervento, e soprattutto di fronte a certe affermazioni fatte da chi l’aveva operata. «Mi sono sentita dire che il problema ero io, la mia pelle, perché non avevo più 18 anni...». E ancora, i pianti, la disperata ricerca di un altro chirurgo che potesse rimediare a ciò che era stato fatto, la decisione di rivolgersi a un avvocato e di intraprendere una causa civile, ora in corso.
«È stato il nuovo chirurgo a darmi coraggio. Mi ha detto “basta piangere, tu non hai nessuna colpa, rialzati e denuncia”». Così, assistita dall’avvocata Silvia Careddu, dopo aver tentato una mediazione, andata fallita, ha aperto una causa civile per la richiesta di risarcimento (l’udienza è prevista a febbraio 2027). Mentre la vicenda seguirà il suo corso in tribunale, Angie Cozzolino lancia il suo messaggio sui social rivolgendosi a tutte quelle donne che, come lei, hanno subito interventi estetici non riusciti e che hanno timore o che si vergognano di denunciare. «Spero che questo messaggio serva a spronarle perché non sono loro che si devono vergognare, ma chi sbaglia e non lo ammette. Io volevo farmi un regalo, e mai avrei immaginato di finire così. Lo so che nella vita ci sono dolori più grandi, e su questo sono la prima che può scriverlo nero su bianco, ma guardarsi allo specchio e stare male per ciò che provi dentro, perché ti senti uno schifo, è devastante».
