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In spiaggia si va al fiume: ecco l’estate alternativa nella piscina naturale – I racconti

di Giacomo Mameli
In spiaggia si va al fiume: ecco l’estate alternativa nella piscina naturale – I racconti

Residenti e turisti a caccia di fresco: catalani, tedeschi ma anche adolescenti sardi e toscani

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Perdasdefogu «Tutti al mare a mostrar le chiappe chiare» come cantava Gabriella Ferri negli anni ‘70? No. Tra ticket d’ingresso lungocosta, parcheggi introvabili sotto il solleone, meglio il fiume, che è il Flumineddu, maggior affluente del Flumendosa. Scorre, limpidissimo, tra le forre e le vallate di Esterzili, Perdasdefogu, Escalaplano e Ballao tra olmi, oleandri, ontani, salici bianchi e rossi, tamerici e – a inizio primavera – distese sterminate di orchidee (la botanica dell’università di Cagliari Roberta Lai ne ha individuato 29 tipi in un areale di due chilometri zona Maria Raspa). In questo rovente Ferragosto 2026, molti hanno rinunciato all’incanto delle coste e hanno scelto le spiaggette bordo fiume, la più gettonata quella con la piscina quasi olimpionica – 380 metri – di Sa Stiddiosa (nome presente nelle campagne di quasi tutti i paesi tra Ogliastra Sarcidano e Barbagia).

Tra le vette di Punta Corona e Is Concas de Prietu, con gli altri lidi fluviali di Su ‘e Isidoru, Su Cannu Su Spingardu e Su Cannu, in questi giorni è stato un assalto pacifico, e ordinato, di decine e decine di gruppi familiari con bambini al seguito. E nessun segno di rifiuti abbandonati. Bambini che hanno trovato l'attrazione principale nel tuffo in piscina dopo il lancio tipo Tarzan con la fune prima di tante bracciate. «Volevo nuotare come Simona Quadarella», dice una simpaticissima Elisa Piras di dieci anni e che sa tutto della corona d’oro conquistata pochi giorni fa agli europei di Parigi dalla campionessa romana. «Mi son piaciuti i tuffi di Chiara Pellacani», aggiunge il fratello Stefano, 11 anni. Ecco Bernardo di Escalaplano, 8 anni. Si muove con pistole d’acqua e occhiali da sub a scandagliare i fondali davanti ai genitori («ho visto due pesci!»). Francesco Marteddu, di Bono: «L’acqua non è calda come quella del mare». A inaugurare gite e nuotate al fiume, sono state – primi di luglio – nove studentesse di Barcellona giunte per visitare la “montagna spaccata” di Is Tàpparas nel parco di Foghesu. Con speaker e guida Carolina Prasciolu, laurea in Lingue, tra battute in inglese e catalano, hanno deciso di fare il bagno ammirando trote e carpe, anche una mantide rosa detta diavoletto, tanti girini e insetti acquatici. Qui hanno incontrato una coppia di bavaresi di Monaco, Alexander e Gaby, informatico lui, arredatrice lei che hanno descritto una vecchia miniera di antracite Sa Nadadorgia dove «all’interno si ammirano tratti di barriera corallina».

Poi è stata la volta di due coppie di Pistoia («l’anno venturo porteremo le nostre canoe»), di boy scouts di Elmas e Assemini (questi ultimi ospitati nella sede del parco). Per tutti, catalani, tedeschi, toscani e sardi, come dettano le regole di Sa Strangìa, il Benvinguts, Willkommen, Benvenuti, Ben’ènnius delle autorità comunali, col sindaco Bruno Chillotti, l’assessore Tore Mura e il consigliere Antonio Lai. «Grazie per averci scelto. Vi aspettiamo per il nuovo anno», ha detto Chillotti.

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