Ormeggi selvaggi: Far West in mare ma mini sanzioni per chi sgarra
L’invasione nelle coste del Nord Sardegna: in Francia e Spagna multe molto più salate
Sassari Un comandante ancora il suo yacht di 37 metri sulla Posidonia oceanica nel nord della Corsica: multa da 90mila euro, tre anni di divieto di navigazione nelle acque francesi e, nei casi recidivi, maxi sanziona da 150mila euro con un anno di prigione e il sequestro della barca. Se la stessa infrazione fosse stata commessa in Italia la multa sarebbe stata compresa tra i 200 e 1.500 euro. Spiccioli per alcuni portafogli. Chissà se con sanzioni più alte gli spettacoli degli ormeggi disinvolti registrati in questi giorni in diverse aree della Gallura sarebbero stato meno frequenti.
Difficile dirlo anche perché un’indagine sulle sanzioni nautiche in cinque Paesi rivela un sistema di regole e punizioni talmente difforme da trasformare il mare un Far West giuridico. E la vittima principale, oltre ai diportisti disorientati, è l’ecosistema marino: le praterie di Posidonia, polmoni del Mediterraneo, vengono tutelate con un rigore che però varia da una costa all’altra. In Italia le sanzioni per ormeggio irregolare o abusivo partono da 200 euro e superano raramente i mille per le infrazioni amministrative ordinarie. Solo all’interno delle Aree marine protette, e per la recidiva, si rischiano contravvenzioni penali ai sensi della Legge 394 del 1991, ma le cifre restano comprese tra 200 e 1.500 euro. Niente multe da capogiro, niente sequestri esemplari. Anche per i campi boe abusivi la sanzioni vanno da 300 a 560 euro. Il danneggiamento dei fondali protetti gettando l’ancora dove vietato può esporre l’armatore a “pesanti denunce per danneggiamento ambientale”, ma il testo non quantifica alcuna sanzione certa, lasciando intendere che il tutto sia rimesso alla valutazione dei periti marittimi. Un sistema, insomma, che appare più una raccomandazione che un vero deterrente. In Corsica le multe per l'ancoraggio selvaggio sono severissime e molto più alte rispetto all'Italia.
La sentenza del tribunale marittimo di Marsiglia del 2026 lo dimostra: 90mila euro per lo yacht di 37 metri, con l’aggiunta del bando triennale dalle acque francesi. Ma non è tutto: nei casi estremi o recidivi, le multe possono raggiungere i 150mila euro, accompagnate da un anno di prigione e sequestro dell'unità. Le autorità di sorveglianza, Gendarmerie maritime e ispettori dei parchi, controllano le riserve integrali come Scandola e le Bocche di Bonifacio con un rigore che in Italia è semplicemente impensabile. Inoltre, per le imbarcazioni dotate di Wc marino costruite dopo il 2008, è obbligatorio il serbatoio per le acque nere, con controlli frequenti nei porti. Anche la Spagna non scherza. Alle Baleari, ad esempio, ancorare sulle praterie di posidonia anziché su fondo sabbioso o in boe autorizzate fa scattare denunce e multe che partono da 1.500 e arrivano facilmente a 5mila euro. Ma se il danno ambientale è grave, le sanzioni possono impennarsi fino a 120mila euro.
Le violazioni comuni, come ancorare a meno di 200 metri dalla riva di una spiaggia, costano tra 500 e 1.500 euro. Un sistema di controllo capillare che non prevede zone d’ombra. In Grecia non esiste una legge nazionale specifica o un sistema sanzionatorio ad hoc per il danneggiamento della Posidonia oceanica causato dalle ancore. La prateria è protetta indirettamente da direttive europee e leggi sulla biodiversità, ma manca un tariffario nazionale o un corpo di sorveglianza dedicato esclusivamente a questo scopo, come avviene in Francia o Spagna. L'ancoraggio è consentito liberamente nella maggior parte delle baie e insenature, a patto di stare fuori dalle zone riservate alla balneazione.
Le uniche sanzioni certe sono per il mancato pagamento della Tepai, la tassa di navigazione obbligatoria (fino a 500 euro di multa), per la mancanza dell'assicurazione Rc con estensione danni ambientali (fino a 5mila euro) e per l'ancoraggio abusivo a meno di 200 metri dalle spiagge: da 150 a 350 euro. In Turchia non esiste una normativa specifica per la posidonia con sanzioni fisse. L'ancoraggio è regolato da leggi generali sulla tutela ambientale, con multe variabili che per infrazioni minori partono da "poche migliaia di lire turche (equivalenti a qualche centinaio di euro)" ma che possono salire in modo drastico in caso di contenziosi per danni ecologici accertati.
Nelle baie sensibili come Göcek, l'ancoraggio libero è stato sostituito da campi boe gestiti. La Croazia, invece, vieta o limita severamente l'ancoraggio sulla Posidonia, soprattutto nei Parchi Nazionali come Kornati, Telašcica, Mljet o Lastovo. Le multe variano da diverse centinaia di euro per infrazioni amministrative di base fino a migliaia di euro se il danno ambientale viene accertato in aree protette. Le autorità controllano regolarmente con motovedette e sistemi di monitoraggio elettronico, e in campagne come “Sigurna plovidba” gran parte delle sanzioni viene riscossa direttamente sul posto.
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