La Nuova Sardegna

Nuoro

Antropologia visuale

Il documentario sulla guaritrice Minnìa approda ai migliori film festival internazionali

di Luciano Piras

	Minnìa Bette, la guaritrice di Oliena
Minnìa Bette, la guaritrice di Oliena

“Fuoco contro fuoco” di Ignazio Figus arriva a Granada, in Norvegia e in Estonia

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Nuoro «È la dimostrazione che un’opera cinematografica può portare all’attenzione del vasto pubblico fatti che altrimenti rischierebbero di rimanere semisconosciuti». Ignazio Figus ha appena ricevuto l’ennesima conferma che il suo documentario “Fuoco contro fuoco” è stato selezionato da un altro dei più importanti festival internazionali di antropologia visuale. “Una pratica di guarigione in Barbagia”, questo il sottotitolo della pellicola prodotta nel 2025 dall’Isre, l’Istituto superiore regionale etnografico della Sardegna. Protagonista del film è Minnìa Bette, l’anziana guaritrice di Oliena conosciuta per la pratica tradizionale di cura del cosiddetto “fuoco di Sant’Antonio”.

Felicissima, ora, di portare la sua storia in giro per il mondo attraverso il documentario. Dall’ombra del monte Corrasi a Granada, poi in Norvegia. A seguire, di nuovo in Sardegna, a Decimomannu. Subito dopo ripartenza con destinazione Estonia. Ma le tappe del viaggio oltre confini sono soltanto agli inizi. Figus, del resto, è già abituato a vetrine senza frontiere (il suo “La cena delle anime”, del 2017, è approdato praticamente ovunque nei cinque Continenti). Dopo le numerose e partecipate presentazioni in lungo e in largo nell’isola, infatti, anche “Fuoco contro fuoco” sta conquistando particolare attenzione di fuori dalla Sardegna.

Mentre un gruppo di medici americani che hanno visto il film sono andati di persona a casa di Minnìa per intervistarla in presa diretta, il documentario di Ignazio Figus ha ricevuto il premio come miglior film nella categoria “Health and Medicine” ai Sicilian film awards, «un riconoscimento particolarmente significativo per un lavoro che nasce proprio dall’interrogazione sul rapporto fra corpo, malattia, tradizione e cura», sottolinea con orgoglio lo stesso regista nuorese.

Al premio sono seguite le selezioni ottenute nel corso del 2026 al Festival cinemística di Granada (a giugno scorso), al Nafa international ethnographic film festival di Bergen, in Norvegia (dal 9 all’11 settembre), all’Officina film festival di Decimomannu (dal 9 al 12 settembre) e al Pärnu international ethnographic film festival, in Estonia (dal 12 al 18 ottobre).

«Con l’ingresso in festival che costituiscono luoghi di confronto internazionale per il cinema etnografico e antropologico – spiega Figus –, il percorso di “Fuoco contro fuoco” assume una nuova dimensione». Per il film, nato all’interno dei programmi di ricerca dell’Isre, si tratta di un passaggio particolarmente significativo: un’esperienza di cura osservata in una comunità della Barbagia, Oliena, diventa occasione per interrogare, davanti al pubblico internazionale, il rapporto fra tradizione e contemporaneità, sapere empirico e medicina, ritualità e sofferenza, individuo e comunità, appunto. Al centro del film, non c’è soltanto la pratica terapeutica, infatti, ma una domanda più ampia sul significato stesso della cura nella società contemporanea. Il documentario osserva come, accanto alla medicina ufficiale, continuino a esistere forme di sapere popolare nelle quali rimedi, gesti, parole, preghiere e rituali si intrecciano. È proprio questa dimensione, sospesa fra memoria collettiva e sistema simbolico, a rendere “Fuoco contro fuoco” un’opera di indubbio interesse antropologico. Il film, secondo il regista e la produzione, è un contributo alla riflessione sul ruolo della medicina popolare nella società sarda contemporanea e, più in generale, sulla definizione del concetto di cura nel mondo attuale.

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