Mamoiada, a 95 anni va ancora in vigna: tziu Giuseppe Sedilesu tra i filari del suo cannonau
Il patriarca della storica cantina continua a tornare nei terreni di Murruzzone: assaggia l’uva e segue la vendemmia insieme a figli e nipoti
Mamoiada Murruzzone, campagne del paese. Giuseppe Sedilesu, 95 anni, titolare dell’omonima cantina, torna nella vigna, dove tutto è iniziato tanti anni fa. Il patriarca del vino avanza tra i filari. Un bastone nella mano destra ne aiuta l’incedere tra le zolle in pendenza di questo vigneto che ha una bell’armonia. Sembra un quadro incastonato tra pascoli e pendenze. Ad un certo punto il suo sguardo ha un guizzo, intravede un bel grappolo di cannonau, nella parte bassa della vite ad alberello. Si piega e coglie un acino. Se lo porta alla bocca e ne assapora il sapore e la zuccherina arrivata al giusto grado di maturazione. Vederlo muoversi in quello che fu il suo primo pezzo di vigna acquistato negli anni Ottanta è uno spettacolo. Si lamenta a tratti che la memoria sta iniziando a tradirlo, ma se si ha la pazienza di ascoltarlo si apre un mondo di storie, racconti e vicende che sembrano lontani anni luce da oggi, da questa era digitale con le sue mille contraddizioni. Una vita fatta di sacrifici, la sua. Come quella di tanti da queste parti. Giornate interminabili nei campi. Qualche animale, la costruzione di muretti a secco e mille altre abilità come gli uomini di un tempo, tutti di un pezzo. Le prime vigne in affitto, poi, il sogno di mettere in piedi la sua, appunto un primo ettaro a Murruzzone dove è tornato l’altra mattina, in cui figli e nipoti e una squadra di ragazzi stavano completando le operazioni della vendemmia. Una raccolta anticipata di quasi due o tre settimane per la stagione incredibilmente afosa e siccitosa. Che anche uno della sua età fa fatica a ricordare.
Nato nel 1931, orfano dall’età di 12 anni, si attiva da subito. Nel 2000 asseconda la volontà dei figli Francesco e Salvatore nel voler sperimentare il primo imbottigliamento. In quel momento la famiglia Sedilesu, oltre al patriarca poteva contare su tre figli e dodici nipoti, che poi diventeranno tredici. Oggi ci sono anche ben sei pronipoti. Tutti, uomini e donne, con i piedi ben saldi nella terra e nel vino. Aziende importanti, delle vere e proprie eccellenze, le cui bottiglie da anni varcano i mercati internazionali e le tavole di tutto il mondo. «È una grande soddisfazione vedere che sia i figli, le figlie e poi i nipoti e le nipoti mi hanno seguito. Dal nulla abbiamo costruito tanto e stiamo andando sempre avanti» dice tziu Giuseppe che vive con serenità, in mezzo alla famiglia allargata l’età senile. Verso mezzogiorno lo si può incontrare in piazza San Sebastiano a conversare amabilmente con gli anziani.
Esattamente 26 anni fa il punto di svolta con la prima etichetta Mamuthone, poi passo dopo passo la crescita esponenziale su superficie vitata e della produzione sia dei Sedilesu (che sono i principali produttori del paese), ma anche della comunità che oggi con le oltre 40 cantine registrate può vantare un vero e proprio record a livello nazionale.
«Il vino ha sempre fatto parte della sua storia nel pratico accompagnare i pasti e nel dignitoso servizio di ospitalità o per accompagnare le cerimonie – dice il figlio Salvatore –, certo quando ha iniziato lui e poi quando abbiamo proseguito noi nessuno poteva immaginare che il paese che aveva, sì, una tradizione enologica, oggi puntasse in maniera così decisa e professionale in questo settore. È una bellissima avventura che coinvolge i giovani e ha delle splendide ricadute economiche. Per questo saremo sempre grati a nostro padre e a altri come lui che con tenacia hanno indicato la strada». Una strada non a migliaia di chilometri ma sotto casa. Che sa di terra rossa, di fatica ma di altrettanta gioia.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
