La Nuova Sardegna

Olbia

Inchiesta chiusa

Peschereccio affondato a Capo Figari, la nave Sharden accusata di aver causato la morte del marinaio Mandi

di Tiziana Simula
Il traghetto Sharden della Tirrenia compagnia del Gruppo Cin
Il traghetto Sharden della Tirrenia compagnia del Gruppo Cin

Tre membri dell’equipaggio sono indagati di omicidio colposo, naufragio e omissione di soccorso

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Golfo Aranci Erano da poco passate le 23 del 10 agosto 2023 quando la motonave Sharden della Tirrenia partita da Olbia e diretta a Livorno, entrò in collisione col peschereccio Alemax II, al largo di Capo Figari: l’imbarcazione affondò, trascinando in fondo al mare il marinaio senegalese Diome Mandè, 41 anni – “Mandi” per i golfoarancini – morto in seguito al violento impatto con la nave, mentre il giovane comandante del peschereccio, Mario Langiu, allora 28enne, di Golfo Aranci, riuscì a salvarsi aggrappandosi alla zattera di salvataggio e sparando un razzo di segnalazione. A un anno e mezzo da quella tragedia, la Procura di Tempio – titolari del fascicolo il procuratore Gregorio Capasso e il sostituto Mauro Lavra – ha chiuso la lunga e complessa attività d’indagine stabilendo che la responsabilità di quanto avvenuto è stata della nave passeggeri. L’avviso di conclusione delle indagini preliminari è stato notificato al comandante della nave Luigi Coppola, al secondo ufficiale di coperta Mimmo Ceserale, e al marinaio timoniere Giacomo Mereu. La Procura ha, invece, chiesto l’archiviazione per il comandante del peschereccio, Mario Langiu, inizialmente indagato.

I tre indagati sono accusati di naufragio, omicidio colposo, e di non aver soccorso e tentato di salvare l’equipaggio dell’Alemax II. Per la Procura di Tempio, in concorso tra loro, avrebbero violato alcune norme sulla sicurezza della navigazione previste dal regolamento internazionale per prevenire gli abbordi in mare, non mantenendo durante la navigazione un appropriato servizio di vedetta visivo e non utilizzando in maniera adeguata la strumentazione presente a bordo, oltre a viaggiare a una velocità superiore rispetto a quella prevista per l’uscita dal porto di Olbia. A causa di queste condotte, secondo le accuse, la Sharden entrò in collisione col peschereccio, provocando l’affondamento dell’imbarcazione, la morte di Diome Mandè e il ferimento di Mario Langiu. Per i pm galluresi, il comandante Coppola aveva anche l’obbligo, in ragione dell’urto provocato, di tentare di salvare l’equipaggio del peschereccio. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la collisione è avvenuta alle 23.07 e sebbene le condizioni meteo fossero buone, il secondo ufficiale di coperta Ceserale, al comando al momento dell’impatto, riteneva che la forte vibrazione percepita allo scafo della nave fosse stata provocata da un’onda anomala. Alle 23.14 il comandante Coppola era stato contattato dalla Capitaneria di porto e informato dello schianto col peschereccio. Ma, secondo le accuse, il comandante aveva proseguito il suo viaggio, senza dare l’immediato ordine di ritornare indietro e iniziare le ricerche dei dispersi. La nave era ritornata nel punto della collisione solo alle 23.53.

Questa la ricostruzione della dinamica della collisione e le accuse della Procura. «Dobbiamo ancora leggere gli atti dell’indagine, dopo di che valuteremo come procedere», commenta l’avvocato Simone Vernazza, del foro di Genova, difensore di Mimmo Ceserale. Gli altri due indagati sono difesi dagli avvocati Alfredo De Filippis e Lucio Della Pietra per il comandante Coppola, e Umberto Argiolas per Mereu. Mario Langiu è, invece, assistito dall’avvocato Michele Pilia. Il difensore ha sempre sostenuto che ci sia stata omissione di soccorso nei confronti del suo assistito da parte della Sharden. Quanto accaduto in quella tragica notte, costata la vita al marinaio “Mandi” aveva fortemente scosso la comunità golfoarancina. Dato subito per disperso, già dalle prime ore dopo la collisione sembrava chiaro per Mandi il triste epilogo. Con un robot subacqueo in dotazione alla Marina militare era stato possibile individuare il relitto del peschereccio, aggrovigliato tra cime e reti da pesca in fondo al mare. Il 19 novembre 2023 aveva invece cominciato a operare nelle acque golfarancine la sezione specializzata di sommozzatori e palombari del Comsubin, arrivata da La Spezia con la nave Anteo della Marina. Intervento richiesto dalla Procura di Tempio nell’ambito delle indagini che il procuratore Gregorio Capasso aveva affidato alla Guardia costiera di Olbia. Sulla nave militare Anteo era salito lo stesso procuratore. Nel primo giorno con un rov subacqueo era stato individuato non solo il relitto ma anche il corpo di Mandi, adagiato in posizione prona sul fondale a 89 metri di profondità, proprio al largo di Capo Figari. Il recupero aveva tardato qualche giorno per via delle condizioni meteomarine proibitive, ma il 27 novembre sera l’attività si era conclusa con la salma riportata in superficie.

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