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Olbia, al museo nasce il laboratorio nazionale di archeologia subacquea

Olbia, al museo nasce il laboratorio nazionale di archeologia subacquea

Approvato il progetto da 525mila euro. Prosegue l’iter per il rilancio della struttura

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Olbia Si aggiunge un nuovo tassello al lungo percorso che porterà al rilancio del museo archeologico. Nei giorni scorsi la giunta comunale, su proposta dell’assessora alla Cultura Sabrina Serra, ha infatti approvato il progetto di fattibilità tecnico-economica per l’adeguamento strutturale di una parte dell’edificio che andrà a ospitare un laboratorio nazionale di archeologia subacquea. Uno spazio dove restauratori e archeologi potranno dunque lavorare sui reperti e studiare i numerosi ritrovamenti messi a segno nei fondali dell’isola. Il progetto nasce da una collaborazione tra Comune e Soprintendenza per il patrimonio culturale subacqueo. Il laboratorio, per il quale è stata prevista una spesa di oltre 525mila euro, è inserito nel piano “Archè Olbia for all” nato nell’ambito del “Programma nazionale metro plus e città medie sud”, che lo scorso anno aveva consentito al Comune di ottenere un totale di 7,8 milioni da investire anche nel rilancio del teatro Michelucci, dove sta nascendo la prima biblioteca musicale internazionale dell’isola, e nella valorizzazione della rete sentieristica.

Tornando al museo, prosegue nel frattempo il lungo iter avviato anni fa con l’obiettivo di ottenere l’accreditamento della struttura, atteso nel corso del 2026. Lo scorso novembre il consiglio comunale aveva approvato all’unanimità il regolamento del museo e l’affidamento della futura gestione all’Aspo. Passaggi fondamentali che arrivano dopo anni di interventi – soprattutto strutturali – messi in campo con lo scopo di mettere l’edificio a norma e di consentire il suo inserimento nei circuiti museali regionale e nazionale. A ottobre, invece, la giunta aveva approvato le tariffe di accesso al museo. Dal 2004 fino a oggi, infatti, per visitare le sale espositive non si è mai pagato un solo euro. L’obiettivo finale è quello di rendere l’edificio un museo a tutti gli effetti, garantendo una gestione adeguata e aprendo le porte all’esposizione dei tanti altri reperti trovati nel sottosuolo cittadino ancora in attesa di essere valorizzati e raccontati: anfore, corredi funerari, porzioni di statue, mosaici e soprattutto le navi romane e medievali. Tre quelle esposte attualmente al museo, mentre per tutte le altre, “conservate” nell’Artiglieria Santa Cecilia, si è ancora in attesa di capire quante siano quelle sopravvissute ad anni di incuria. (d.b.)

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