Relazioni tossiche e conseguenze: Roberta Bruzzone ne parla con gli studenti
La criminologa incontra ragazzi e ragazze delle scuole di Arzachena
Arzachena «Prendetevi del tempo». È questo il primo consiglio che la criminologa e psicologa forense Roberta Bruzzone ha dato ieri mattina, 13 gennaio, alla platea di studenti all’auditorium di Arzachena. Un incontro incentrato sulle relazioni affettive malate, su come riconoscerle e rifuggirle. L’iniziativa, a cui hanno partecipato il liceo scientifico Falcone e Borsellino e l’Ipsar Costa Smeralda di Arzachena, ha anticipato lo spettacolo serale “Amami da morire. Anatomia di una relazione tossica”, creando un vero e proprio percorso di consapevolezza e indicando comportamenti disfunzionali e nocivi all’interno di relazioni famigliari, amicali, ma soprattutto affettive. Obiettivo a cui la Bruzzone si dedica da tempo e che ha incontrato l’interesse di Deamater, che, con il sostegno anche del Comune, ha voluto portare la criminologa sul palco dell’Ama per dare un messaggio forte alla comunità, dopo il femminicidio di Cinzia Pinna.
Consapevolezza
«Quanti di voi sono innamorati o pensano di esserlo?». Roberta Bruzzone parte così, con una domanda al giovane pubblico che ha di fronte. Perché tutto inizia da lì: dall’instaurazione di relazioni significative che mettono in moto tutta una serie di reazioni sia sul piano psicologico che neurobiologico. «Il cervello – spiega la criminologa – letteralmente si intossica di quattro sostanze, tra cui la dopamina, e può portarci a fare scelte sbagliate». Scelte che possono tradursi in manie di controllo, ricatto emotivo, desiderio di vendetta, stalking e, nei casi più gravi, in omicidio. «Il controllo – continua Bruzzone – è il primo segnale d’allarme, perché si manifesta subito, travestito da cura e premura. A quante di voi – e si rivolge soprattutto alle ragazze – hanno chiesto per esempio di mandare la propria geolocalizzazione? Queste richieste non vanno accettate perché alimentano il cortocircuito». Così come non si deve rinunciare ad amici, passioni, sport. «Vi fanno credere che sono gli unici a poter soddisfare i vostri bisogni, ma in realtà vi stanno manipolando». E la manipolazione passa anche dal cosiddetto “love bombing”, cioè un bombardamento di affetto e attenzioni, che mira a creare dipendenza e che pretende una risposta veloce. «Ma questo non è amore – continua –. L’amore richiede tempo, che è l’antidoto più potente contro le relazioni malevole. Datevi tempo di conoscere l’altro, non c’è fretta». «Ed è normale anche che una storia finisca. Quando un amico vi racconta di piani di vendetta – e ora si rivolge ai ragazzi, che statisticamente compiono più spesso le scelte sbagliate – dovete coinvolgere gli adulti». E qui l’altro tema cruciale. «Voi vi fidate degli adulti che avete intorno? Quanti li considerano troppo fragili per accogliere le proprie richieste? Tutte le volte che non riuscite a manifestare un momento di crisi, paura o inadeguatezza, normali soprattutto nell’adolescenza, purtroppo l’adulto vi sta lasciando in situazioni ipoteticamente pericolose». «Io – continua – spero che ciascuno di voi possa evocare il volto di un adulto a cui rivolgersi. Adulti non perfetti, ma che restino, che siano presenti». Bruzzone ha poi cercato di sgretolare anche altri stereotipi di genere, come l’amore concepito come sacrificio soprattutto dalle donne, spesso schiacciate da dinamiche di dominazione maschile o ancora quelli sulla maternità, che non è il solo modo per sentirsi realizzate, ma è solo una delle tante scelte che una donna può percorrere.
Il messaggio
Contenuti chiari, necessari e diffusi con fermezza. Motivo per cui Deamater, che gestisce il teatro sotto la direzione artistica di Nicolò Columbano, ha fortemente voluto Bruzzone ad Arzachena. «Abbiamo inserito lo spettacolo nella stagione teatrale per partecipare alla riflessione della comunità e lanciare un messaggio forte dopo il femminicidio di Cinzia – spiega Marianna Deiana, direttrice generale dell’ente culturale –. La Bruzzone, con il suo modo anche scartavetrante di comunicare, era la voce giusta, perché certe cose vanno dette con forza. I ragazzi hanno bisogno di vedere adulti decisi che gli facciano capire che certe dinamiche non sono tollerabili, mai». Un’idea abbracciata anche dal Comune, rappresentato in prima fila da Michele Occhioni, delegato alla Pubblica istruzione: «Abbiamo sostenuto questo incontro in linea con tutti i progetti sulle tematiche di genere e bullismo che portiamo avanti in sinergia con le scuole».
