Clown e cavallini, la sfida dell’ultimo circo sardo: «Portiamo la gioia in pediatria»
Priamo Casu: «Regaliamo sorrisi ai bambini anche nelle scuole. Non chiediamo niente ma almeno la Regione potrebbe aiutarci»
Olbia Ha un lungo ciuffo scuro e si avvicina amichevole alla ricerca di un cracker mostrando subito la sua abilità. Batte lo zoccolo e gira la zampa dieci volte. Thor, il cavallo che pensa di essere tutto tranne che un cavallo, sa contare. A insegnarglielo è stato Priamo Casu, il popolare clown “Pompelmo” dell’unico circo sardo ancora in circolazione. Reduce dallo spettacolo a Porto Cervo per il periodo natalizio e dai numerosi appuntamenti nelle pediatrie degli ospedali di mezza Italia, il circo sardo prepara un nuovo tour nell’isola, confidando nel tempo, ma non solo. Dopo tanti anni di difficoltà, resilienza e appelli caduti nel vuoto, Casu spera ancora nel sostegno delle istituzioni, soprattutto la Regione, essendo ormai gli unici detentori di una tradizione lunga più di un secolo, fatta di intrattenimento itinerante tra spettacoli di clown, musica, contorsionismo, giocoleria, equilibrismo e verticalismo. Tradizione che oggi rischia di scomparire.
I bambini Shamira Casu, la figlia di Priamo, non è ancora rientrata. È a Palermo con il compagno “Cirillino” per una delle tante tappe che il Circo sardo fa nelle pediatrie degli ospedali. Ben 50 sono quelle toccate solo nel 2025. Una delle ultime è stata al Giovanni Paolo II per Natale. «Per noi, ciò che conta, è portare un sorriso ai bambini – dicono Casu, oggi sessantacinquenne, e la moglie Paola – soprattutto in questi momenti delicati». Animazione fatta con mascotte speciali (Stitch, super Mario, Sonic) e contando solo sulle loro forze, grazie al ricavato degli spettacoli e con l’aiuto di qualche commerciante che acquista i biglietti per i più piccoli. Servono almeno due o tre spettacoli per ogni pediatria. «Non abbiamo mai chiesto niente – continua Casu – ma un po’ di attenzione in più sarebbe auspicabile, almeno da parte della Regione, per l’unico circo sardo che c’è. Chiedo solo che almeno i bambini vengano a vedere il nostro spettacolo senza pagare». Da poco il circo è stato in una scuola elementare di Tortolì. «Dovevate vedere questi bambini felicissimi, così come le maestre, a bocca aperta perché non li avevano mai visti così».
La storia «La cosa che mi rende più felice è quando molti adulti mi dicono che siamo uno dei ricordi più belli della loro infanzia». I leoni, le tigri, i numeri del clown Pompelmo e ora di Cirillo, quelli di Paola con il fuoco e la musica di Shamira, ma anche quelli con il boa e i conteggi dei cavallini matematici – il primo è stato Formica, un cavallino della Giara puro e selvaggio. «I nostri animali hanno vissuto tanto – dice – perché hanno fatto una bella vita». Priamo Casu ha anche messo nero su bianco tutta la loro storia in un libro, che va indietro fino a più di un secolo fa e che, per esempio, non si è interrotta nemmeno durante la guerra. «Questo è mio padre Piero – dice Casu indicando una foto in bianco e nero dove si vede un numero di equilibrismo – che allora era a capo del carro di Tespi, che si spostava tra le caserme e a volte nelle città per portare un sorriso ai soldati. Era fatto di artisti militari e quello che solleva nella foto è Fred Buscaglione». Nel periodo in cui nei paesi c’era solo disperazione si facevano pure le serate alimentari, basate su una sorta di baratto. «Siccome soldi non ce n’erano, le persone che volevano andare al circo portavano da mangiare». La moneta di scambio, spesso, erano le uova. Il circo di Piero Casu ha anche animato Porto Rotondo, tenendo in vita per tanti anni piazzetta Casbah di cui era il cuore, ma dove da troppi anni ormai non si esibiscono più. Un circo che ha dato vita anche a tanti artisti, tra cui Benito Urgu, nato con lo zio Armando. E poi ancora Priamo racconta divertito di quando, dopo aver cenato insieme a lui e alla sua famiglia, Toto Cotugno e la sua troupe Rai si erano persi nelle campagne di Thiesi, finendo alle due di notte a mangiare e bere con un pastore di quelle parti.
