Gli studenti dopo la strage di Crans-Montana: «Insegnateci a riconoscere i pericoli»
Arzachena, i ragazzi del Falcone-Borsellino invitano in cattedra l’Associazione nazionale vigili del fuoco
Arzachena Individuare le vie di uscita quando si entra in un locale, capire le situazioni potenzialmente pericolose e gestire il panico se il pericolo si presenta. Questi sono solo alcuni dei temi trattati nella mattinata di oggi, 28 gennaio, da Giampiero Budroni, uno dei volontari della sottosezione di Olbia dell’Associazione nazionale vigili del fuoco. Il suo pubblico erano i 150 studenti del liceo scientifico Falcone e Borsellino di Arzachena. L’iniziativa è partita proprio da loro, che, dopo i tragici fatti di Crans-Montana, hanno sentito la necessità di conoscere, capire e approfondire il tema della prevenzione e della sicurezza, per essere più consapevoli e pronti di fronte ad ogni evenienza. «Per me è importante che anche solo uno di noi – dice Riccardo Antonucci, il rappresentante d’istituto che ha voluto coinvolgere l’associazione – sia preparato per riconoscere il pericolo, sia per salvare sé stesso, ma anche per chiamare i soccorsi e aiutare gli altri».
Un’intenzione molto apprezzata da Giampiero Budroni, accompagnato da Andrea Derosas e Mauro Derosas, tutti soci dell’associazione e vigili del fuoco in pensione. «È notevole che abbiate sentito l’esigenza di chiamarci – esordisce Budroni –. Se uno le cose le conosce le sa anche prevenire, altrimenti le subisce. Conoscere il pericolo è il primo passo per difendersi». Budroni ha poi proseguito spiegando cosa è il triangolo del fuoco, quali sono i prodotti della combustione – fiamme, fumi e calore – e gli effetti irreversibili che hanno sull’uomo. «Il flash over di cui avete tanto sentito parlare è il punto di non ritorno – dice –, in davvero pochissimi secondi la temperatura può arrivare a 300 gradi e pensate che 60 sono quelli che riusciamo a tollerare per respirare». Da qui, dunque, l’importanza della prevenzione. «Difendo a spada tratta quei giovani che a Crans-Montana continuavano a ballare – dice – perché non potevano sapere che quei pannelli erano infiammabili e fatti di sostanze uretaniche che li avrebbero uccisi in 60 secondi». Ecco perché l’associazione è impegnata nella divulgazione e nell’educazione nelle scuole, dove, a seconda dell’età, propongono agli alunni dei contenuti specifici. «Non sapevano – continua – che scappando da quelle scale, che non erano un’uscita di emergenza, stavano andando verso il fumo, che per natura sale verso l’alto, e così molti sono morti per le sostanze che hanno respirato».
Fondamentale, perciò, sapere quali comportamenti adottare. «Non dovete vivere nell’ansia – continua Budroni – ma tenere gli occhi aperti. Quando entrate per esempio in un locale, in una nave o in un cinema, individuate subito le vie di uscita e cercate di capire che percorso dovrete fare. Se l’incendio è avanzato mettete un fazzoletto bagnato e camminate a carponi, perché in basso c’è ancora aria. Non usate gli ascensori e se i vostri vestiti prendono fuoco non restare in piedi, ma buttatevi a terra e “rotolate”. E non fate gli eroi: se siete riusciti ad uscire non tornate indietro, ma chiamate i soccorsi». Un banco di prova sono le prove di evacuazione a scuola. «Prendete uno per classe e mettetegli un fiocco – consiglia –. Loro saranno gli osservatori per l’autovalutazione. Se urlerete o correrete vi diranno di non farlo, così come non dovrete portare con voi lo zaino. In questo modo, piano, piano tutto diventerà automatico e si avrà meno paura».
