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Olbia, sono le ostriche il nuovo oro del golfo: «Facciamo crescere il comparto»

di Giandomenico Mele
Olbia, sono le ostriche il nuovo oro del golfo: «Facciamo crescere il comparto»

All’UniOlbia l’incontro della Regione. Tra la città gallurese e Tortolì prodotte 300 tonnellate all’anno

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Olbia Nella città dell’oro nero, la terra della mitilicoltura, le ostriche si prendono la scena e trasformano l’acquacoltura nella nuova frontiera dell’economia della tavola. Se le cozze non si discutono, il settore dell’ostricoltura avanza nelle gerarchie ed è stato il grande protagonista della giornata di una giornata dedicata al settore. Dopo l’accoglienza entusiasta dell’anteprima a Cagliari, il documentario “Ostriche di Sardegna. Produzione, ricerca e innovazione” è tornato in scena nell’aula magna di UniOlbia. Un viaggio tra mare e lagune che ha messo al centro persone, territori e competenze: il racconto di un comparto che in Sardegna sta crescendo grazie alla capacità di unire tradizione produttiva, ricerca applicata e innovazione tecnologica, costruendo filiere sempre più solide e riconoscibili per qualità, sostenibilità e potenziale sui mercati.

Il primo passaggio riguarda la presenza forte della Regione, che affianca Sardegna Ricerche nel ruolo di guida su progetti condivisi, ma che diventa fondamentale per intercettare linee di finanziamento anche a livello europeo. Presente Giuseppe Meloni, vicegovernatore e assessore a Bilancio: «Ci sono risorse importanti a disposizione nel settore della ricerca, nell’innovazione e nello sviluppo e noi cerchiamo di intercettarle. Sardegna Ricerche ha attivato bandi importanti, a dimostrazione che è la sinergia la chiave di volta, l’accordo fra istituzioni e stakeholder credo sia fondamentale per fare in modo che le imprese possano partecipare e sentirsi coinvolte». Il cibo è la nuova industria della Sardegna. Una filiera unica può essere la soluzione per creare un sistema integrato ed efficiente. È quanto ha sottolineato Francesco Agus, assessore regionale ad Agricoltura e Pesca: «Le produzioni di qualità sono importanti per la nostra economia, come Regione dobbiamo affiancare il know how da dare alle aziende, consolidando il ruolo delle agenzie. Per l’ostricoltura dobbiamo puntare all’internazionalizzazione attraverso anche una filiera unica, che significa trovare una strada per creare un moltiplicatore per il nostro territorio, non soffocando le specificità».

Olbia e Tortolì insieme raccolgono la gran parte della produzione di ostriche in Sardegna, intorno alle 300 tonnellate all’anno, metà dell’intera produzione italiana. Due eccellenze produttive in casa. «Coop, consorzi e imprese sono soci di Ama, siamo un punto di riferimento in Europa, partecipiamo a progetti di ricerca e per noi è fondamentale il connubio con la produzione – ha detto Mauro Monaco, vicepresidente e rappresentante sardo di Ama –. L’ostrica è resiliente e si possono riconvertire le produzioni che soffrono, come quella della mitilicoltura. Resta il problema dell’Iva, che fa delle ostriche un bene di lusso. La politica deve aiutarci». Ideato e prodotto da Sardegna Ricerche, con la regia di Davide Melis, il documentario è stato realizzato con il supporto della Fondazione Imc e la collaborazione dell’Università di Cagliari e di Agris. Un racconto che, attraverso immagini e testimonianze, restituisce il lavoro quotidiano degli allevatori, la complessità degli ecosistemi lagunari e le soluzioni che stanno trasformando l’ostricoltura sarda in un laboratorio di sviluppo “blu”.

«Parliamo di un settore strategico. Da parte nostra svolgiamo attività di ricerca per il sistema produttivo dell’acquacoltura, con protocolli e pianificazione degli spazi marittimi» ha detto Augusto Navone, presidente Fondazione Imc. La presentazione si è aperta con i saluti di Aldo Carta, presidente UniOlbia, della dg di Sardegna Ricerche, Carmen Atzori, e un’introduzione di Graziana Frogheri (Sardegna Ricerche) e del regista Davide Melis (Karel Film Production & Communication). Alla tavola rotonda ha partecipato anche Sabrina Orrù di Sardegna Ricerche.

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