La Nuova Sardegna

La storia

Giulia Noli, dalla Sardegna a New York: «Nivola nel cuore, il mio mondo è una fabbrica di artisti»

di Caterina Cossu
Giulia Noli, dalla Sardegna a New York: «Nivola nel cuore, il mio mondo è una fabbrica di artisti»

È coordinatrice della Residency Unlimited di New York che ospita creativi da tutto il mondo

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New York come approdo, Orani come radice. Nel mezzo, l’arte come linguaggio universale e come strumento di connessione tra mondi, identità e comunità. Giulia Noli ha 32 anni, è originaria di Orani e vive nella metropoli americana dove, decenni prima, era approdato anche Costantino Nivola, l’artista sardo con il maggior numero di installazioni pubbliche nella Grande Mela. Un parallelismo che per lei non è solo geografico, ma profondamente esistenziale. «Sento moltissimo la mia condizione di oranese e il legame con Nivola – racconta -. Quando scriveva che era bellissimo stare qui, ma che la casa resta il luogo in cui sei nato, mi riconosco completamente. E avere le sue opere a New York mi fa sentire, in qualche modo, ancora lì, a Orani».

Nivola è, per la professionista emigrata negli Usa, una presenza costante, un riferimento culturale e umano: «Mi ha trasmesso valori che riconosco come tipicamente sardi, per esempio la testardaggine. Per noi emigrati è quella capacità di insistere, di spingere fino a raggiungere l’obiettivo prefissato. Una qualità fondamentale». Oggi Noli lavora come progettista culturale e coordinatrice amministrativa e curatoriale in una residenza per artisti a New York, la Residency Unlimited, un luogo che ospita creativi provenienti da tutto il mondo e li mette in relazione con i principali stakeholder della città: «New York è insieme punto di arrivo e di ripartenza verso il mondo intero», spiega.

La residenza fornisce studi agli artisti per periodi variabili e li accompagna in un percorso di networking, produzione e visibilità, includendo le opere in una mostra collettiva temporanea. Alcuni artisti arrivano persino a realizzare mostre personali. Le discipline spaziano dalle arti tradizionali, come pittura e scultura, alle pratiche più innovative: video, installazioni, nuove tecnologie. Ogni anno vengono accolti circa sessanta artisti, con un team di cinque persone a coordinare il lavoro. L’internazionalità è l’elemento dominante: Asia, Sud America, Europa dell’Est e Balcani sono oggi le aree più fertili, con produzioni che raccontano conflitti, identità e trasformazioni.

Il percorso per Noli è iniziato presto: a soli 16 anni si trasferisce negli Stati Uniti per un anno all’estero. «Era il coronamento di un sogno. Sono sempre stata affascinata dal Nord America e dalla sua cultura, e da bambina ero già appassionata di cinema». Dopo la laurea in Economia alla Bocconi, seguita interamente in inglese, sceglie di spostarsi verso il mondo dei beni culturali e del cinema. Lavora in agenzie pubblicitarie, al Luca Finotti Studio, e per cinque anni collabora con grandi brand della moda come L’Oréal e Armani. «Moda e arte sono mondi strettamente connessi: basta pensare alle campagne Campari ispirate a Depero» fa notare.

Nel 2023 consegue un double degree (doppio titolo) a Venezia nel settore museale, esperienza che la porta poi a Parigi e le permette di rafforzare il legame professionale con Chiara Gatti, figura per lei fondamentale. Un rapporto che affonda le radici nel suo breve ma decisivo passaggio al Man di Nuoro: «È stato un momento chiave. Mi ha insegnato moltissimo, perché ero pronta ad accogliere. È l’unico modo per crescere».

Nel 2024 il ritorno negli Stati Uniti e l’approdo definitivo a New York, nella residenza dove lavora oggi. Essere sarda, sottolinea, non è mai stato un limite: «Non è una diminutio, anzi. Il confine dell’isola è fatto per essere varcato. Poi arriva il momento di tornare, portando elementi nuovi, contribuendo a cambiare ciò che non funziona più». Per lei, però, quel momento non è ancora arrivato del tutto: «È presto per pensare di tornare a restituire alla Sardegna quello che sto imparando, ma so che arriverà. In realtà ci sono già delle collaborazioni con Orani che ho sperimentato e che, in qualche modo, stanno anticipando quella fase inevitabile».

Un dialogo che dimostra come il legame con l’isola non si interrompa nemmeno a migliaia di chilometri di distanza. Il ponte con la realtà culturale sarda, assicura, non verrà mai spezzato, e Nivola resta il suo epicentro simbolico. Anche perché a New York la Sardegna è più presente di quanto si immagini. «C’è una comunità molto forte. Penso al Magazzino Italian Art, nell’Upstate New York, fondato da Giorgio Spanu: custodisce opere preziosissime di Nivola insieme a Pistoletto, Pascali. È l’unico museo italiano di Arte Povera nell’area della Grande Mela». New York, per Noli, è soprattutto scambio e collettività. «Fare rete è un atteggiamento culturale, non solo lavorativo. È un modo di stare insieme». Un modello che sente di proporre anche come chiave per superare l’insularità.

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