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Il golfo

Nel golfo di Olbia sempre meno plastica anche grazie ai mitilicoltori. Presto retine per le cozze biodegradabili

di Dario Budroni
Nel golfo di Olbia sempre meno plastica anche grazie ai mitilicoltori. Presto retine per le cozze biodegradabili

I produttori dopo i controlli positivi da parte dei carabinieri del Noe

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Olbia I carabinieri del Noe si sono immersi nelle acque del golfo e sono tornati all’asciutto con una buona notizia. Il mare olbiese se la passa abbastanza bene: zero microplastiche e niente retine per l’allevamento delle cozze lungo i fondali. Il blitz tra i filari risale ad alcuni giorni fa e ora Raffaele Bigi, presidente del Consorzio dei molluschicoltori olbiesi, non nasconde la sua soddisfazione. Soprattutto perché più volte, in passato, i mitilicoltori sono finiti al centro di critiche e polemiche per via delle numerose retine di plastica abbandonate lungo la costa. Bigi spiega che le cooperative sono tutte molto attente alla tutela del mare e che, inoltre, presto diranno addio alla plastica per introdurre materiali più compatibili con l’ambiente. Poi certo, ancora oggi non è raro imbattersi nelle colorate retine per esempio nella zona di Cala Saccaia. Ma tutto dipenderebbe da un motivo ben preciso. «Purtroppo quelle retine sono il frutto dei furti che noi mitilicoltori subiamo da sempre – sottolinea Raffaele Bigi –. Chi ruba il nostro prodotto, stacca i pergolati, li sgrana e butta la retina in mare».

Il caso retine

La recente operazione di controllo – coordinata dalla Procura di Tempio e condotta dai carabinieri del Noe di Sassari, guidati dal comandante Gavino Di Maggio, insieme a quelli del nucleo subacquei di Cagliari – ha insomma fatto emergere uno stato di salute complessivamente positivo. «Come è normale che sia, non eravamo informati dell’operazione dei carabinieri – spiega Raffaele Bigi –. È da oltre trent’anni che raccogliamo gli scarti plastici, reti in particolare, per poi spedire tutto in discarica. È un’operazione che richiede un costo notevole ma assolutamente necessaria e importante. Teniamo costantemente aggiornati i dati sull’autocontrollo e settimanalmente è l’Asl ad analizzare il mare. Ora accogliamo con favore i controlli realizzati dai carabinieri del Noe. Anche perché, finalmente, è stata pubblicamente smantellata la leggenda metropolitana sulle microplastiche che sarebbero prodotte dalle nostre retine. Tutto assolutamente falso, perché le retine da noi utilizzate sono indistruttibili e non rilasciano microplastiche in mare».

Stop alla plastica

In ogni caso le retine rappresentano un pericolo per l’ambiente e così, da tempo, il Consorzio dei molluschicoltori di Olbia è al lavoro per trovare una soluzione insieme all’ Associazione mediterranea acquacoltori. Se ne era parlato poco meno di un anno fa in città anche nell’ambito del progetto Life Muscles, che mette insieme numerosi enti e associazioni di carattere nazionale. Gli interventi al momento in fase di studio sono due: l’utilizzo delle retine biodegradabili oppure di quelle riutilizzabili.

Il dragaggio

E a proposito di mare, Raffaele Bigi non può certo non commentare – anche in questo caso con soddisfazione – lo stop appena arrivato dal Tar al dragaggio del golfo olbiese e soprattutto alla realizzazione delle vasche di colmata per il deposito del materiale di escavo dell’ Isola Bianca e di Cocciani. Vasche che, secondo i piani dell’ Autorità portuale e già bloccate dal ministero, sarebbero dovute essere realizzate nello specchi di mare davanti all’ex pontile Palmera, per un totale di cinque ettari. Questa la motivazione del Tar: «La linea di costa interessata dalla realizzazione delle vasche di colmata nord costituisce uno dei rari tratti di morfologia costiera naturale risparmiato dai banchinamenti, che hanno nel tempo artificializzato il tratto di costa a nord dell’abitato». I molluschicoltori, nemici giurati delle vasche, la pensano allo stesso modo. «Lo ribadiamo ancora una volta: noi non siamo contrari al dragaggio, che genererebbe ossigenazione e farebbe quindi bene al nostro prodotto – dice Bigi –. Siamo invece contrari a un ulteriore prosciugamento di cinque ettari del golfo di Olbia. È un aspetto fondamentale. Continuare a prosciugare il mare significherebbe rendere il golfo sempre più uno stagno e quindi distruggere il suo delicato ecosistema. Il nostro ambiente è stato già modificato in maniera profonda dall’uomo e non si può andare sempre oltre. Pensiamo per esempio al Molo Bonaria dell’Isola Bianca, che oggi viene utilizzato come parcheggio. Dobbiamo ricordarci che il porto si trova dentro un golfo dove vivono e prosperano tante altre cose. Non si può configurare un golfo sulle dimensioni delle navi. In altre parole, non possiamo stravolgere l’ambiente perché i traghetti di oggi sono sempre più grandi. Grosse navi pensate per trasportare sempre più persone e quindi per generare maggiori guadagni alle compagnie».

La stagione 2026

Plastiche e dragaggi a parte, le cooperative riunite nel consorzio olbiese sono naturalmente tutte al lavoro in vista della nuova stagione, che tradizionalmente prende il via con la Pasqua. Quando si ha a che fare con la natura la scaramanzia è d’obbligo, ma per ora le previsioni sono più che positive. Il novellame è piuttosto abbondante e per le cozze si prevede così un’ottima annata. Nel frattempo continuano a fare passi da gigante gli allevamenti delle ostriche, con una crescita annua compresa tra il 10 e il 15 per cento. Le ostriche di Olbia hanno già conquistato parte dei mercati internazionali e sembrano essere particolarmente apprezzate anche da quello francese.

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