Cresce la tensione in Libano: ancora spari contro i caschi blu dell’Unifil, massima attenzione per la Brigata Sassari
Momenti di paura nel sud del paese dove operano i peacekeeper dell’Onu
Momenti di tensione nel sud del Libano, dove i caschi blu della missione Unifil sono stati presi di mira da colpi d’arma da fuoco durante alcune operazioni di pattugliamento. L’episodio è avvenuto nel corso della giornata in tre diverse località dell’area di operazioni della missione delle Nazioni Unite: Yatar, Dayr Kifa e Qallawiyah.
Secondo quanto comunicato dall’Unifil, i peacekeeper stavano svolgendo normali attività di controllo nei pressi delle loro basi quando sono stati raggiunti da colpi d’arma da fuoco, con ogni probabilità esplosi da gruppi armati non statali. Nel caso più vicino, a Yatar, i proiettili sono arrivati a una distanza di appena cinque metri dal personale impegnato nel pattugliamento.
Negli altri due episodi, avvenuti a Dayr Kifa e Qallawiyah, la provenienza degli spari è stata individuata rispettivamente a circa 100 e 200 metri di distanza dalle pattuglie. In due delle tre circostanze i militari dell’Unifil hanno risposto al fuoco per legittima difesa. Dopo un breve scambio di colpi la situazione è tornata sotto controllo e i pattugliamenti hanno potuto riprendere regolarmente.
In nessuno degli attacchi è rimasto coinvolto alcun militare italiano o della Brigata Sassari e fortunatamente nessuno è rimasto ferito. L’episodio tuttavia viene considerato estremamente grave dalla missione delle Nazioni Unite, che ha ricordato come la presenza di armi non sotto il controllo dello Stato nell’area di operazioni rappresenti una chiara violazione della Risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza.
