Ciclone Cleopatra, tre morti nel crollo della strada di Monte Pino: chiesta la conferma della condanna per i tre imputati
Olbia, la tragedia avvenne il 18 novembre 2013
Olbia A quattro anni dalla sentenza di primo grado si è aperto oggi 24 marzo in Corte d’appello, a Sassari, il processo per il crollo della strada di Monte Pino, nel quale morirono tre persone: Bruno Fiore, sua moglie Sebastiana Brundu, e la consuocera Maria Loriga. Il 18 novembre 2013 mentre la città affondava travolta dall’onda di piena del ciclone Cleopatra, la strada provinciale 38 bis si squarciò trascinando nella voragine l’auto su cui viaggiavano Bruno Fiore e le due donne. Per la loro morte, il tribunale di Tempio ha ritenuto responsabili i dirigenti della Provincia, Pasquale Russo e Giuseppe Mela, e il tecnico Graziano Sini, condannati – con sentenza del 14 marzo 2022 – rispettivamente a un anno e 11 mesi, un anno e 9 mesi, e un anno (pena sospesa per tutti) per omicidio colposo plurimo e disastro colposo. Il procuratore generale Marco Nassi ha chiesto oggi la conferma della condanna per i tre imputati, concordando con i giudici di Tempio sulle cause che hanno determinato il crollo del tratto di strada.
Anche per la Procura generale il crollo del rilevato stradale sarebbe conseguente al crollo della condotta essendo provato – così sostiene – che l’opera fosse stata mal realizzata, con evidenti errori di progettazione (assenza di uno studio geologico e costruzione in un punto caratterizzato dalla presenza di corsi d'acqua) e di realizzazione, con gravi conseguenze sulla tenuta statica della condotta che avevano causato nel tempo un grave stato di ammaloramento dei tubolari sottostanti l’infrastruttura stradale. L’assenza di manutenzione avrebbe provocato perforazioni nello strato di acciaio del tubolare minando la tenuta statica e provocando, sotto il peso dei carichi, aggravati dall’alluvione, il collasso. In sostanza, nelle motivazioni della sentenza di primo grado condivise dalla Procura generale, si individua la causa principale del crollo nella corrosione e ammaloramento del tubolare metallico inserito nel rilevato su cui passava la sede stradale.
Nei loro appelli, i difensori degli imputati hanno, invece, sostenuto che la strada sia collassata non a causa della mancata manutenzione, ma perché «mal progettata e mal costruita», così come emerso dalla perizia fatta eseguire dallo stesso tribunale. Il 12 maggio la parola in Corte d’appello passerà alle parti civili e al responsabile civile. I familiari di Maria Loriga sono assistiti dagli avvocati Maurizio e Nicoletta Mani, i familiari dei coniugi Fiore, dall’avvocato Massimo Delogu. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Angelo Merlini e Donatella Corronciu, per Pasquale Russo, Giovanni Mela e Angelo Merlini per Mela, e Antonio Falchi e Costanzo Foddai per Sini. (t.s.)
