Il Circolo Canottieri Olbia costretto a lasciare la sede: «Ma noi continueremo a remare»
L’edificio che occupava è ora destinato ai corsi di laurea in ingegneria navale
Olbia Una storia che si interrompe, anche se la volontà è sempre quella di andare avanti. Il Circolo Canottieri Olbia sta lasciando in questi giorni la sede che occupava dal 2016 nell’area dell’Autorità di sistema portuale del Mare di Sardegna oggi destinata ai corsi di laurea in ingegneria navale, frequentati da 53 studenti, offerti dall’Università di Cagliari con il supporto di UniOlbia e il sostegno del Comune di Olbia e della Regione Sardegna.
Tra attrezzi da smontare, barche da trasferire e un futuro ancora tutto da definire, il presidente Roberto Ferrilli e alcuni componenti del direttivo, Paolo Cherchi e Vittoria Azara, raccontano amarezza e preoccupazione, ma anche la determinazione a non fermare l’attività sportiva. «Quello che conta è riuscire a remare – spiega Ferrilli –. La nostra resilienza è immensa, però stiamo andando avanti usando espedienti»
Il canottaggio a Olbia nasce nel 1984. La sede diventata negli anni un punto di riferimento per atleti, giovani e famiglie ora deve essere liberata. «Non siamo contro l’università – precisano dal direttivo –. Anzi, secondo noi le due realtà potevano convivere perfettamente».
Per il circolo, proprio la vicinanza con il mare e la vocazione nautica dell’area avrebbero potuto trasformarsi in un’opportunità condivisa. «In tutto il mondo le università hanno rapporti stretti con il canottaggio – raccontano –. Sarebbe stato bello creare sinergie, organizzare attività insieme, vivere questo spazio come un campus aperto al mare».
Intanto è stata trovata una soluzione provvisoria. Il Delta Center ospiterà la parte dedicata alla preparazione atletica e alla palestra, mentre le imbarcazioni verranno sistemate grazie alla disponibilità della Lega Navale. «Il problema è che il circolo non avrà più una sede operativa unica – spiega Ferrilli –. Saremo divisi tra la parte a terra e quella a mare, con tutte le difficoltà organizzative che questo comporta».
Tra le preoccupazioni c’è anche quella legata alla sicurezza e alla vivibilità degli spazi. «Qui i ragazzi potevano muoversi in tranquillità, allenarsi e stare insieme in un’area sicura. Era diventato un punto di aggregazione importante». Nel frattempo, il circolo, continua a mantenere rapporti internazionali: nei giorni scorsi è arrivata anche una proposta di gemellaggio da un club di Cambridge per uno scambio sportivo tra giovani atleti.
Resta aperta anche la strada del ricorso. «Abbiamo impugnato gli atti davanti al Consiglio di Stato, sostenendo che ci fossero margini per mantenere una presenza nell’area. Noi continuiamo a sperare che questa soluzione sia soltanto temporanea e che si possa trovare uno spazio definitivo dove riunire di nuovo tutte le attività».
Sul tema interviene anche il presidente di UniOlbia, Aldo Carta. «Come è noto, le diverse amministrazioni pubbliche, in primis l’Autorità portuale, negli anni passati hanno riqualificato e riconvertito il sito demaniale, l’ex Servizio escavazione porti ministeriale, con appositi finanziamenti per destinarlo a centro formativo e scientifico in ambito marino. La stessa amministrazione marittima ha costantemente proposto idonei siti alternativi al Circolo Canottieri, insediato lì provvisoriamente, con il quale si dovrà sicuramente sviluppare una positiva collaborazione e sinergia. UniOlbia, alla luce della programmazione istituzionale condivisa, sta operando per realizzare un hub accademico finalizzato a sviluppare l’offerta formativa nautica e navale, la ricerca e l’innovazione della Blue Economy, anche con il supporto del network degli stakeholder interessati». (s.p.)
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