Il delitto di Luras, parla la difesa: «Fabio Malu non voleva uccidere Davide Unida»
Per l’avvocato Giampaolo Murrighile è «omicidio preteritenzionale senza aggravanti»
Luras Sei ore di arringa difensiva per smontare l’impianto accusatorio e cercare di convincere la Corte d’assise di Sassari che Fabio Malu non voleva uccidere il suo compaesano Davide Unida. Che la sera dell’8 luglio del 2023 quando si erano affrontati in via Nazionale, la via principale di Luras, «lui aveva reagito a un uomo che lo stava aspettando e minacciando con un’ascia». A conclusione dell’arringa, l’avvocato Giampaolo Murrighile che difende l’imputato accusato di omicidio volontario aggravato da futili motivi, ha chiesto alla Corte che Fabio Malu, sia giudicato per omicidio preterintenzionale e non volontario, senza le aggravanti dei futili motivi e il riconoscimento delle attenuanti della provocazione. Il processo in Assise per l’uccisione del lurese Davide Unida, è arrivato alla conclusione. La sentenza è attesa nella prossima udienza fissata per il 7 luglio, a tre anni esatti dal tragico fatto.
Il 37enne, colpito col tubo di un aspirapolvere da Fabio Malu, durante un violento litigio nel quale si erano affrontati uno con l’ascia, l’altro, col tubo metallico, era morto in ospedale quattro giorni dopo l’aggressione. I due erano stati amici per tanti anni, fin da quando erano bambini. Poi, una decina di anni fa, i rapporti si erano incrinati, degenerando sempre di più, con dispetti e denunce reciproche. Tra loro c’era un odio feroce sfociato quella sera nell’ennesima lite, scoppiata perché la vittima era convinta che Malu gli avesse rubato le chiavi della macchina. Era entrato nel bar che si affaccia su via Nazionale, aveva parcheggiato, ma al momento di andare via, non aveva trovato le chiavi, e di quella sparizione aveva dato la colpa a Malu. Aveva cominciato a urlare per strada contro di lui. Poi la lite era degenerata con il ferimento di Davide Unida.
Per il pubblico ministero Alessandro Bosco non ci sono dubbi: Malu ha colpito volontariamente il suo avversario. E alla Corte ha chiesto la condanna all’ergastolo. Richiesta di condanna a cui si è associata anche la parte civile, rappresentata dall’avvocato Sergio Milia. Per il difensore, Fabio Malu non voleva uccidere Unida. «Se lo avesse voluto fare, lo avrebbe colpito subito alla testa – ha detto –. Invece, ha ingaggiato con lui una lite colpendolo al braccio e alla spalla. Alla testa è stato raggiunto da un solo colpo, l’ultimo». Ha ricordato come l’imputato fosse stato accusato ingiustamente del furto delle chiavi dell’auto. «Era convinto di questo, ma lo ha incolpato senza avere nessuna prova, così come non aveva nessuna prova che ad incendiare la sua macchina fosse stato lui», ha aggiunto il difensore. Evidenziando come «tutte le denunce presentate contro Malu sono state archiviate».
Nell’udienza del 5 maggio scorso, l’imputato aveva parlato per la prima volta in aula. «Chiedo scusa alla famiglia di Davide Unida e chiedo scusa alla mia famiglia. Sono molto dispiaciuto per quello che è successo», aveva detto. E poi si era difeso dalle accuse. «Non volevo colpirlo, volevo chiarire con lui, sono tornato indietro col tubo che ho preso da un cassonetto perché mi sentivo più sicuro. Avevo paura, non l'avevo mai visto così, aveva un'ascia in mano. Speravo che vedendomi armato la mollasse». La parola passa ora alla Corte presieduta da Massimo Zaniboni che dovrà pronunciare la sentenza.
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