Emanuele Ragnedda rinviato a giudizio per l’omicidio di Cinzia Pinna
Respinte tutte le richieste della difesa, compreso il rito abbreviato. L’imprenditore sarà processato anche per occultamento di cadavere, calunnia e cessione di cocaina. La prima udienza il 10 novembre a Sassari
Tempio Il giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Tempio ha rinviato a giudizio Emanuele Ragnedda, l’imprenditore 42enne di Arzachena accusato di aver ucciso con tre colpi di pistola in pieno viso la 33enne di Castelsardo, Cinzia Pinna, la notte tra l’11 e il 12 settembre nella tenuta di Conca Entosa, a Palau. Il processo in corte d’assise a Sassari il 10 novembre.
La decisione della gup Federica Distefano, è giunta dopo un’udienza fiume durante la quale le parti sono entrate nel merito delle accuse e, soprattutto, delle circostanze aggravanti contestate all’imputato. Lungo e pesante l’elenco delle accuse: Ragnedda, reo confesso, sarà processato per l’ accusa di omicidio volontario aggravato da motivi abietti e dall’aver adoperato sevizie e crudeltà alla persona, di aver occultato il cadavere di Cinzia Pinna, di calunnia nei confronti di un suo giovane amico, Luca Franciosi, e di cessione di cocaina.
Il rinvio a giudizio dell’imprenditore arzachenese, che dal 24 settembre 2025, giorno in cui ha confessato il delitto, è in carcere a Bancali, è stato sollecitato dal pubblico ministero Noemi Mancini. Secondo l’accusa Emanuele Ragnedda avrebbe sparato e ucciso Cinzia Pinna, approfittando del suo stato di inferiorità psicofisica dovuto all’assunzione di alcol e cocaina, e lo avrebbe fatto non per difendersi da una sua aggressione, ma «con chiara volontà di sopraffazione e annientamento nei confronti della vittima».
I difensori di Ragnedda, gli avvocati Luca Montella e Gabriele Satta, invece hanno sostenuto ancora che l’imprenditore avrebbe reagito a un’aggressione della ragazza che l’avrebbe ferito con un coltello. Una tesi difensiva sostenuta anche da consulenze e note tecniche integrative redatte dal consulente balistico Dario Redaelli e dal medico legale, Ernesto D’Aloja. I difensori di Ragnedda hanno contestato le circostanze aggravanti e hanno chiesto di procedere con il rito abbreviato. Tutte le istanze della difesa sono state però rigettate dal giudice, così come è stata rigettata l’istanza di attenuazione della misura cautelare in carcere.
I genitori e la sorella di Cinzia Pinna, ma anche sei zii della vittima, si sono costituiti parte civile con gli avvocati Antonella e Nino Cuccureddu. Parte civile anche Luca Franciosi, vittima di calunnia per essere stato inizialmente indicato falsamente da Ragnedda come la persona che lo aveva aiutato a nascondere il cadavere. Franciosi è assistito dagli avvocati Nicoletta e Maurizio Mani.
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