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Olbia

La memoria

Civili massacrati e militari uccisi: al museo di Olbia la mostra sulle stragi nazifasciste


	Da sinistra Nizzi, La Fauci, De Paolis e Pacioni
Da sinistra Nizzi, La Fauci, De Paolis e Pacioni

L’esposizione è curata dal procuratore generale militare Marco De Paolis

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Olbia Si commuove quando parla di bambini uccisi, civili massacrati e soldati trucidati. Marco De Paolis, procuratore generale militare, è l’uomo che è riuscito a dare un nome e un volto ai criminali nazifascisti che nel frattempo erano invecchiati – e spesso morti – senza mai finire alla sbarra, senza mai rispondere alle domande di un giudice. È stato De Paolis, infatti, ad avviare nel 2002 la grande stagione dei processi ai criminali di guerra dopo il ritrovamento, nel 1994, del cosiddetto “armadio della vergogna”. Un armadio, appunto, nascosto in uno sgabuzzino di Roma e con le ante rivolte verso il muro, che conteneva un qualcosa 695 fascicoli occultati sulle stragi nazifasciste commesse tra il 1943 e il 1945, sia in Italia che all’estero, durante la guerra di Liberazione. Forse la pagina più tragica e dolorosa del Novecento adesso raccontata attraverso una mostra che, dopo aver fatto tappa in diverse città italiane, nella mattinata di oggi, venerdì 24 luglio, è stata inaugurata al museo archeologico di Olbia.

Si intitola “Nonostante il lungo tempo trascorso”: è curata dallo stesso Marco De Paolis ed è realizzata dalla Procura generale presso la Corte militare di Appello e dallo Stato maggiore difesa, con l’alto patronato del Presidente della Repubblica. Tramite fotografie, immagini, video e documenti, la mostra, visitabile fino al 25 settembre, racconta le tappe del lungo e doloroso percorso di costruzione di una Repubblica democratica sulle basi di una Costituzione antifascista.  A Olbia l’esposizione è stata inaugurata da De Paolis davanti ai massimi rappresentanti delle forze armate e delle forze dell’ordine. Con lui il sindaco Settimo Nizzi, la prefetta Grazia La Fauci, l’ammiraglio di divisione Enrico Pacioni, comandante del Comando marittimo autonomo ovest della Marina militare, e Lucia Giovanelli, direttrice del Dipartimento dell’innovazione dell’Università di Sassari.

Nella sala conferenze del museo archeologico il procuratore De Paolis ha parlato delle grandi difficoltà riscontrare nel riuscire a ottenere giustizia a causa dei numerosi tentativi di insabbiamento. «Anche se sono passati tanti anni, non dobbiamo mai rinunciare alla giustizia – ha sottolineato De Paolis –. È come se smettessimo di cercare mafiosi e terroristi perché è passato tanto tempo dai crimini commessi». Felice di ospitare la mostra in città è il sindaco Settimo Nizzi, che ha detto: «Diamo l’opportunità, soprattutto ai nostri giovani, di scoprire ciò che è stato commesso e di capire ciò che non va fatto». La mostra allestita al museo e visitabile gratuitamente è suddivisa in quattro sezioni: crimini di guerra sui militari, crimini sulla popolazione civile, il dramma dei deportati e la narrazione dei processi celebrati nei tribunali militari. (d.b.)

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