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La storia

La sofferenza psicologica in un libro, il racconto di una gallurese: «La mia rinascita dopo il buio, ora voglio aiutare gli altri»

di Giuseppe Pulina
La sofferenza psicologica in un libro, il racconto di una gallurese: «La mia rinascita dopo il buio, ora voglio aiutare gli altri»

Maria Grazia Solinas parla con coraggio della sua esperienza

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Tempio Una storia di dolore, risalita e rinascita. Così l’ha definita chi l’ha vissuta e raccontata, decidendo di farne anche un libro per assecondare la passione per la scrittura mai venuta meno negli anni e, soprattutto, per poter essere d’aiuto a chi quella storia di dolore, sconfinata nel disagio psichico, la vive ancora oggi. Con grande coraggio e una determinazione rara, Maria Grazia Solinas ha deciso di renderla pubblica e fare un ulteriore e definitivo passo in avanti verso la totale rinascita. L’autobiografia è diventata un libro autoprodotto, ma non è da escludere l’interesse di qualche editore che, ritrovandoselo tra le mani, persuaso dalla bella penna di Maria Grazia e dalla forza delle sue parole, potrebbe dare nuova vita all’opera. Tempiese, 32enne, diploma di Scienze sociali conseguito al “Dettori”, Maria Grazia è un’Oss qualificata che ha fatto il suo tirocinio nell’ospedale e all’Hospice di Tempio. Con la sofferenza ci lavora. Ma non solo. Ha deciso anche di farne una materia di studio, essendosi iscritta all’Università di Sassari per fare Psicologia.

Giunta al secondo anno accademico, è sempre più certa di avere fatto la scelta giusta. «Ci sono stati momenti in cui non riuscivo a immaginare la persona che sarei diventata dopo. Quando si è dentro la sofferenza, il futuro può restringersi fino a sembrare inesistente. È difficile credere che torneremo a riconoscerci, a desiderare qualcosa, a costruire. Ed è per questo che oggi sento così forte il bisogno di dirlo a chi si trova ancora lì: quello che vedete adesso non è necessariamente tutto ciò che vi aspetta». Maria Grazia deve molto alla scrittura e ancor più alla sua tenacia. In tanti l'hanno incoraggiata a fare memoria della sua esperienza e a condividerla con la sua scrittura. «Attraversando personalmente la sofferenza psicologica, ho compreso una cosa che oggi considero fondamentale: noi non siamo il nostro momento peggiore». Ecco perché ha voluto dare al suo libro un titolo che suona come un monito: “Tu non sei la tua mente”.

Le piacerebbe che a leggerlo fossero soprattutto i giovani, perché è alla loro vulnerabilità che guarda con più preoccupazione. Incontrandoli di persona o tra le pagine del suo libro saprebbe cosa dire loro: «Quando guardo indietro, non penso che ciò che ho vissuto sia scomparso. Penso che abbia smesso di definirmi. Penso soprattutto ai giovani. Vivono in un’epoca nella quale sembra necessario dimostrare continuamene qualcosa. È per questo fondamentale insegnare ai ragazzi che chiedere aiuto non significa essere deboli».

Ma perché ciò sia dovrebbero capire che nessuna forma di dolore andrebbe sottovalutata. La "ricetta" di Maria Grazia Solinas è semplice. Non suggerisce percorsi alternativi o prescrizioni infallibili. Si basa sull'esperienza maturata durante gli anni del disagio, quando si è trovata a fronteggiare un nemico subdolo che ha una sintomatologia diversa da quella di tutte le altre malattie. Consapevolezza, autostima e fiducia: sono gli ingredienti che, secondo lei, non dovrebbero mai mancare in un approccio efficace al disagio psichico. «Ci hanno insegnato a prenderci cura del corpo – spiega la futura psicologa – a preoccuparci quando abbiamo la febbre, quando un sintomo persiste. Eppure, quando a stare male è la mente, ancora troppo spesso facciamo finta di niente». Chi non ha fatto finta di niente, rivolgendo lo sguardo altrove, è Maria Grazia. A testimoniarlo è la sua autobiografia, scritta col proposito di essere d'aiuto a chi potrebbe rassegnarsi alla malattia.

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