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Costa Smeralda, le ville di Jacques Couëlle aperte al pubblico: ecco la storia e il progetto del museo – Le immagini

di Dario Budroni

	L'esterno di villa La Grotta (foto di Vanna Sanna)
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L'esterno di villa La Grotta (foto di Vanna Sanna)

Pienone di visitatori nel compendio di Abbiadori in occasione delle Giornate del Fai

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Arzachena Un cancello di legno, un vialetto che taglia in due il prato e infine una porta seminascosta dal verde della vegetazione. Benvenuti tra gli equilibri e le geniali intuizioni che da sessant’anni danno forma e sostanza alle ville di Jacques Couëlle, a Monti Mannu, a due passi da Abbiadori, dove le pareti sono curve e i pavimenti sono mosaici di ceramica e pietra locale. Qualcuno, per farle sue, avrebbe messo sul piatto la bellezza di 60 milioni di euro. Ma il Comune di Arzachena è stato più bravo: ha convinto lo Stato ed è riuscito a metterle in cassaforte proponendo, al posto dei soldi, il progetto di un museo sulla storia della Costa Smeralda. Le ville disegnate e costruite dal grande architetto francese, lo stesso che progettò l’hotel Cala di Volpe, amico di Picasso e ingaggiato da Karim Aga Khan in persona, fanno parte del patrimonio arzachenese dopo essere state confiscate a un broker condannato per reati fiscali. Diventeranno un museo, ma intanto oggi, sabato 10 ottobre, le porte delle spettacolari dimore sono state aperte per la prima volta al pubblico in occasione delle Giornate Fai d’autunno. La visita è gratuita e la fila, quando il cancello era ancora chiuso, misurava almeno 100 metri di lunghezza.

La storia

Dopo aver costruito il Cala di Volpe insieme al figlio Savin, Jacques Couëlle si concentrò su un terreno acquistato da Karim Aga Khan. Così decise di realizzare un complesso di ville su un’altura poco lontano da Porto Cervo. La struttura principale, villa La Grotta, fu costruita nel 1968, ma il cantiere – tra una aggiunta e l’altra – proseguì ancora per diversi anni. Con i lavori in corso, Jacques  Couëlle alloggiava insieme alla moglie in una piccola struttura che da fuori ricorda un capanno per gli attrezzi, mentre dentro ha la stessa eleganza di una camera del Cala di Volpe. Il pezzo forte è comunque villa La Grotta, perfettamente inserita nella natura: spazi luminosi, elementi di design inventati dal nulla, bagni rivestiti di ceramiche colorate, viste sul mare, piscine tra le rocce, finestre a forma di oblò, composizioni di lamiera che ricordano il guscio di una tartaruga. Tutto in perfetto stile Costa Smeralda. Dopo tanta fatica, nel 1982 l’architetto francese decise però di vendere la sua creatura a un imprenditore tedesco. Una ventina di anni fa, invece, il compendio fu acquistato dal broker Alessandro Jelmoni, italiano ma residente in  Lussemburgo, poi finito nei guai per gravi reati di tipo finanziario. Nel 2020, dopo una indagine della guardia di finanza e su disposizione del Tribunale di Milano, le ville  furono messe sotto sequestro insieme a una lunga serie di opere d’arte, tra cui un quadro di Pablo Picasso. Confiscato dallo Stato, il compendio da 30mila metri quadri, alcuni mesi fa, è stato infine concesso al Comune di Arzachena dall’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità.

Il museo

Questa mattina, prima delle visite del Fai, l’amministrazione comunale ha illustrato alla stampa il progetto del museo. «Per noi è una grande emozione – commenta il sindaco Roberto Ragnedda –. Qui racconteremo la storia della Costa Smeralda. Abbiamo proposto la nostra candidatura all’agenzia nazionale perché, oltre a quello immobiliare, questo luogo ha un grande valore identitario e culturale. Jacques Couëlle è stato uno dei padri della Costa Smeralda, insieme ad altri architetti come Luigi Vietti e Michele Busiri Vici». Presenti anche il vicesindaco e assessore all’Urbanistica Alessandro Malu, l’architetto e dirigente comunale Mario Chiodino e Domenico Ambrosio, architetto di ArTek Design che ha lavorato al progetto del museo della Costa Smeralda.

Il custode

Ma l’uomo che meglio di tutti conosce la storia delle ville di Couëlle è Pietro Azara, il custode. È il figlio di Nicola, operaio e manutentore di fiducia dell’architetto francese. « Couëlle conobbe mio padre e lo portò qui nel 1966 – racconta Pietro Azara –. Io lavoravo con lui. Dai primi interventi fino a oggi, noi ci siamo sempre stati. Conosco vita, morte e miracoli di questa casa. Anche dove passano le tubature dell’acqua e i fili dell’elettricità. Qui ho conosciuto molte persone, anche importanti». Pietro Azara ricorda bene Jacques Couëlle, scomparso nel 1996. «Era un vero signore, una gran bella persona. Collaborava con gli operai e, a pranzo, si sedeva con loro per mangiare un pezzo di salsiccia». Le visite gratuite, nell’ambito delle Giornate Fai d’autunno, proseguiranno domani dalle 10 alle 18. Ultimo ingresso alle 17.

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