Piantagione di cannabis da 1,2 milioni di euro a Loiri: scarcerati i quattro arrestati
La gip del tribunale di Tempio ha disposto per tutti l’obbligo di dimora nel Comune di residenza
Loiri Porto San Paolo Sono stati scarcerati Tommaso Quaglioni, di Loiri Porto San Paolo, Mario Cossellu e Giuseppe Mulas, di Orgosolo, e Daniele Delogu, di Onanì, arrestati la settimana scorsa con l’accusa di coltivazione illecita di sostanze stupefacenti in concorso, con l’aggravante dell’ingente quantità. Un anno fa, nelle campagne di Loiri Porto San Paolo, in località Santa Giusta, i militari avevano scoperto e sequestrato una maxi piantagione con oltre 2mila e 200 piante di cannabis. A conclusione dell’attività investigativa, su richiesta della Procura di Tempio, la gip Federica Distefano ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per i quattro, eseguita nei giorni scorsi dai carabinieri del reparto territoriale di Olbia. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Quaglioni aveva messo a disposizione il terreno e gli altri si occupavano di recuperare la cannabis e di curare e gestire la piantagione e la produzione dello stupefacente. Interrogati dalla gip il 9 ottobre scorso si erano avvalsi tutti della facoltà di non rispondere ma avevano rilasciato spontanee dichiarazioni, dando la loro versione dei fatti. I loro difensori avevano chiesto l’attenuazione della misura cautelare. Accogliendo la richiesta dei legali e all’esito dell’interrogatorio, lunedì 12 ottobre, la gip ha revocato la misura cautelare in carcere e disposto per tutti l’obbligo di dimora nel comune di residenza col permesso di andare a lavorare. I quattro sono difesi dagli avvocati Luigi Conti del foro di Sassari (per Quaglioni), dall’avvocata Margherita Baragliu del foro di Nuoro (per Cossellu e Mulas) e dall’avvocato Rinaldo Lai (per Delogu).
La piantagione era stata scoperta e sequestrata il 26 agosto 2025 nel corso di un servizio di controllo del territorio da parte dei carabinieri del reparto territoriale di Olbia e dei cacciatori di Sardegna. Era situata in una zona impervia e difficilmente accessibile, ed era composta da 2.289 piante di cannabis, dotata di un articolato impianto di irrigazione a goccia, cisterne per l’accumulo dell’acqua, collegamenti elettrici e una recinzione elettrificata. Al momento dell’intervento, il sistema irriguo era ancora in funzione. Dal rinvenimento delle piante era iniziato il lavoro degli investigatori per individuare chi avesse realizzato e curato la coltivazione. Secondo gli accertamenti tossicologici eseguiti dal Ris di Cagliari, la piantagione sequestrata avrebbe potuto produrre oltre 133 chili di materiale “pulito”, con circa 6,82 chili di principio attivo Thc. Venduto al dettaglio, il “raccolto” avrebbe fruttato circa 1,2 milioni di euro. (t.s.)
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