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Olbia

Il giallo

Michael Frison svanito nel nulla in Gallura, la Procura di Tempio chiede l’archiviazione

di Tiziana Simula
Michael Frison insieme alla mamma Cristina Pittalis
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Michael Frison insieme alla mamma Cristina Pittalis

Si era allontanato il 13 luglio 2022 nelle campagne tra Luras e Luogosanto, si indagava per istigazione al suicidio

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Luras Poco più di due anni fa, la scomparsa di Michael Frison, allora 25enne. Del giovane di origine sarda ma residente nel Regno Unito, si sono perse le tracce dal luglio 2024. Svanito nel nulla nelle campagne tra Luras e Luogosanto. Era arrivato nell’isola per una vacanza dai nonni. Il 13 luglio avrebbe dovuto fare rientro a casa dalla madre, Cristina Pittalis. Invece, decise di raggiungere con una ragazza inglese conosciuta on line le campagne galluresi per un soggiorno di volontariato agricolo, nella proprietà di una coppia di tedeschi, in località Val di Corru. I due avevano piazzato una tenda. Poi, lui si era allontanato. E non era tornato più. La mattina del giorno dopo, in prossimità del confine della proprietà, erano stati ritrovati dalla ragazza e dalla coppia tedesca i suoi vestiti: le scarpe, i pantaloncini, la maglietta e una bottiglia d’acqua. Michael Frison si sarebbe allontanato nudo. Una scomparsa, la sua, ancora avvolta nel mistero.

Era già successo altre volte in passato che Michael si fosse allontanato da casa anche per diversi giorni. Dopo due anni di indagini, la Procura di Tempio che a suo tempo aveva aperto un fascicolo con ipotesi di reato istigazione al suicidio contro ignoti, ha presentato richiesta di archiviazione al giudice per le indagini preliminari del tribunale di Tempio. Dall’attività investigativa svolta, spiega il pm, non sono emersi elementi che possano provare che il giovane si sia suicidato e che qualcuno lo abbia spinto a farlo. Nelle 24 pagine di richiesta di archiviazione, il procuratore della Repubblica facente funzioni Alessandro Bosco, titolare del fascicolo, ricostruisce tutte le fasi dell’attività investigativa, le integrazioni richieste dai familiari del giovane, e l’intensa attività di ricerca messa in campo dopo che fu dato l’allarme per la sua scomparsa. Dalle indagini emerge che Michael Frison e l’amica Niomi arrivarono a Val di Corru la sera del 12 luglio 2024, l’allontanamento viene collocato nel pomeriggio del 13 luglio, mentre il rinvenimento degli indumenti, la chiamata ai soccorsi e le denunce ai carabinieri, risalgono al 14 luglio. Cioè l’allarme per la sua scomparsa venne dato dalla compagna di viaggio e dalla coppia che li accoglieva, la mattina successiva.

Furono due le denunce presentate: una, ai carabinieri di Sassari, dal nonno materno, l’altra, ai carabinieri di Luras, da Niomi e dalla coppia tedesca. Dalle prime dichiarazioni rese dalle persone informate dei fatti, era emerso che il giovane era in stato confusionale. Massiccia la macchina delle ricerche messa in campo dopo che scattò l’allarme: le ricerche coinvolsero vigili del fuoco, carabinieri, volontari e squadre specializzate, con impiego di unità cinofile, droni e mezzi terrestri. Si parla di 25 missioni per circa trecentododici ettari percorsi. Furono controllati anche strade, laghi, stagni, specchi d’acqua interni all’area, ma nel maggio 2025 fu approfondita anche la possibilità che il giovane avesse raggiunto il lago del Liscia e le ricerche vennero effettuate anche lì dal nucleo carabinieri subacquei di Cagliari con un sonar per scandagliare il fondale. Nessuna traccia di lui, né di elementi che permettessero di ricostruire la direzione seguita dopo l’abbandono degli indumenti, e neppure di capire cosa fosse successo dopo l’allontanamento. Nella richiesta di archiviazione vengono citate tutte le persone sentite e le ricostruzioni dei fatti da loro fornite, le analisi eseguite sui cellulari e i tabulati telefonici. Insomma, tutta l’attività investigativa svolta.

Ma gli elementi acquisiti in due anni di indagini, così spiega il pm, non consentono di sostenere l’ipotesi di istigazione al suicidio iscritta a carico di ignoti. Non sono emersi riscontri al suicidio e anche ipotizzando che ciò sia avvenuto non ci sono elementi idonei per sostenere il contributo di altre persone previsto da questo reato. Chiede pertanto al gip l’archiviazione. Rimarcando che «eventuali nuove acquisizioni capaci di documentare l’evento non escludono, in presenza dei requisiti di legge, una richiesta di riapertura delle indagini». La notizia è stata accolta con profonda amarezza da Cristina Pittalis. Lei non ha mai smesso di combattere per conoscere la verità, per sapere che cosa è successo a suo figlio. Non ha mai smesso di lanciare i suoi appelli, di chiedere che le ricerche vengano riaperte, che si svolgano tutti gli accertamenti necessari a ricostruire i fatti. Da due anni, ormai, abita a Tempio. Dall’Inghilterra, dove ha vissuto per trent’anni e cresciuto Michael e l’altro suo figlio, si è trasferita in Gallura per seguire da vicino la vicenda. Cristina Pittalis e i suoi genitori non intendono fermarsi davanti alla decisione della Procura di Tempio. «Depositeremo opposizione alla richiesta di archiviazione molto presto perché riteniamo vi siano elementi da introdurre e argomenti da esplorare che meritano un serio approfondimento – dice l’avvocata Esther Lettieri che assiste la mamma di Michael Frison, mentre i nonni sono assistiti dalla collega Solange Marchignoli – Nel corso delle indagini sono emerse delle gravi contraddizioni nelle dichiarazioni delle persone informate dei fatti, per cui tale aspetto sarà evidenziato nell’atto di opposizione».

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