In Radiologia non ci sono specialisti: 6000 mammografie ferme
L’ ospedale San Martino di Oristano senza senologi, la Asl corre ai ripari con il bando
Oristano C’è un numero che pesa come un macigno sulla sanità oristanese e che racconta, meglio di qualsiasi statistica, il corto circuito di un sistema arrivato al punto di rottura: seimila. Sono seimila le mammografie già effettuate, seimila fotogrammi della prevenzione che giacciono nei server dell’ospedale san Martino senza che un medico abbia potuto apporre la firma in calce a un referto.
Un esercito di donne in attesa, un limbo di incertezza che trasforma il diritto alla salute in una scommessa contro il tempo. Da una parte, infatti, la macchina dello screening regionale deve proseguire per mandato istituzionale, continuando a chiamare pazienti e a produrre immagini. Dall’altra, la realtà della Radiologia territoriale è quella di una struttura svuotata: il personale rimasto non basta più nemmeno a garantire l’ordinaria amministrazione, figuriamoci il recupero di un arretrato così imponente.
L’emergenza che sta travolgendo la Asl 5 non è solo una questione di turni scoperti, ma colpisce il cuore del protocollo clinico più delicato. La diagnosi senologica, infatti, si regge sul principio del cosiddetto doppio cieco: ogni immagine deve essere analizzata separatamente da due diversi radiologi: solo se entrambi concordano sulla negatività dell’esame, la paziente viene rassicurata. In caso di discordanza o di sospetto, scatta il richiamo per gli accertamenti di secondo livello.
È un sistema d’eccellenza, studiato per minimizzare l’errore umano e individuare lesioni anche millimetriche ma è un sistema che per funzionare ha bisogno di braccia e di occhi. Senza un numero sufficiente di specialisti dedicati, l’ingranaggio si inceppa inevitabilmente, trasformando quello che dovrebbe essere un percorso salvavita in una colossale incompiuta.
La gravità della situazione emerge con estrema chiarezza dai documenti ufficiali dell’azienda sanitaria. In una nota del direttore sanitario datata all'inizio di aprile, si mette nero su bianco l’impossibilità di garantire la regolare attività di screening di primo e secondo livello per carenza di personale. Una resa formale che ha spinto la direzione a correre ai ripari con un bando d’urgenza: la ricerca di due specialisti in Radiodiagnostica a cui affidare un incarico in libera professione per un anno. Quindici ore settimanali per tentare di smaltire la montagna di seimila esami arretrati e, contemporaneamente, gestire il flusso costante di nuove prestazioni che si produrranno nei prossimi dodici mesi.
Ma la soluzione appare tutt’altro che scontata. Il profilo richiesto infatti è quello di un medico con competenze specifiche e comprovata esperienza in senologia, figure professionali giudicate rarissime nel mercato del lavoro odierno e già ampiamente contese tra pubblico e privato. Il rischio ora è che l’avviso pubblico cada nel vuoto, lasciando la Radiologia del san Martino in un deserto di competenze proprio mentre le patologie mammarie mostrano una preoccupante recrudescenza. In oncologia, il fattore tempo non è un dettaglio, è la sostanza stessa della cura. La prevenzione non consiste solo nell'eseguire un esame, ma nel ricevere una diagnosi tempestiva che permetta di intervenire prima che sia troppo tardi. Ogni giorno di ritardo nella consegna del referto di quelle seimila mammografie è un giorno sottratto alla possibilità di interventi meno invasivi e a tassi di sopravvivenza più alti. La crisi di Oristano non è dunque solo una vicenda di uffici e delibere, ma una ferita aperta nel tessuto sociale del territorio, che chiede risposte immediate affinché la parola prevenzione non resti soltanto una promessa sulla carta, ma torni a essere una certezza per ogni donna che si affida alle cure dello Stato. © RIPRODUZIONE RISERVATA
