Cabras Un pezzo di storia non c’è più. Da domenica 8 marzo le serrande dell’edicola di via Garibaldi, a pochi passi dal vecchio municipio, si sono abbassate. Gianni Deiala, 62 anni, ha deciso di cessare l’attività di famiglia che ha attraversato circa settant’anni di vita locale: «Tutto partì con mia zia Agnese Erdas. Iniziò a lavorare come edicolante per signor Masala, maestro elementare e proprietario dell’edicola. In quel periodo, gli anni Cinquanta del secolo scorso, quando era giovane, vinse il concorso come più bella edicolante d’Italia. A candidarla furono le figlie del maestro Masala, che la iscrissero per gioco e con cui aveva un bel rapporto di amicizia. Tempo dopo le arrivarono una lettera di ringraziamento e 20mila lire come premio. Trascorsi diversi anni come dipendente, zia Agnese si mise in proprio nel 1968».
Il racconto di Gianni Deiala prosegue: «Mia zia mantenne la gestione fino alla prima metà degli anni Settanta, poi è subentrato suo cognato, mio papà Benvenuto, che ha portato avanti l’attività per anni. Io, subito dopo aver prestato servizio nella Marina, dal 1984, ho iniziato ad affiancarlo, perché mi piaceva stare insieme a lui, e alla sua morte nel 1999 ho continuato a gestire l’attività da solo fino all’8 marzo scorso, per circa 26 anni». Quindi parla della sua attività portata a lungo per tanto tempo: «Quello dell’edicolante è un mestiere che richiede grossi sacrifici. Papà faceva tutti i giorni le levatacce, alzandosi alle 4 del mattino per aprire presto, dato anche che ai suoi tempi c’era una mole di lavoro molto più ampia. Cabras all’epoca era un brulicare di attività che oggi non ci sono più. I pescivendoli e i pescatori che andavano a lavorare molto presto acquistavano sempre i giornali. Internet non esisteva e il mercato era molto più grande».
Ricorda ancora Gianni Deiala: «Papà aveva grande passione per questo lavoro, io mi alzavo un po’ più tardi, verso le cinque, ma ho sempre fatto il mestiere con grande dedizione e rispetto per i miei clienti. I primi che ho conosciuto erano signori anziani reduci della Prima guerra mondiale». Fin dai tempi di signora Agnese, l’edicola non era soltanto un semplice esercizio commerciale, ma un luogo di incontro, scambio e relazione, e tale è rimasta fino alla chiusura: «Si veniva da me e si colloquiava. Questo si è sempre fatto anche quando c’erano zia e papà». Tant’è vero che «la chiusura è stata vissuta con molto dispiacere da molti clienti, ormai diventati amici. Si è creata negli anni una grande famiglia, un legame speciale. Mi sono affezionato a loro e loro a me».
Negli ultimi tempi l’edicolante ha dovuto fare i conti con le profonde trasformazioni del settore: il calo delle vendite nella carta stampata, l’avvento del digitale e le nuove abitudini di consumo dell’informazione: «Quella di abbassare la serranda è stata per me una scelta molto dolorosa, ma meditata. Non era più possibile andare avanti e ho scelto di rottamare la licenza per poi andare in pensione l’anno prossimo. Provo molto dispiacere e ho avuto difficoltà a comunicare ai miei clienti questa decisione. Alla fine l’ultimo giorno mi sono fatto coraggio e l’ho detto. Sono stati solidali e affettuosi nei miei confronti. Anche i miei zii erano molto dispiaciuti, è stata davvero una bella avventura». La chiusura dell’edicola di via Garibaldi non rappresenta soltanto la fine di un’attività commerciale, ma il venir meno di un luogo simbolico della vita cabrarese, in cui per decenni si sono intrecciate notizie, relazioni e abitudini.