La Nuova Sardegna

Oristano

Le indagini

Area Marina Protetta saccheggiata di decine di migliaia di esemplari di ricci: scatta l’accusa di inquinamento ambientale – L’inchiesta

di Enrico Carta
Area Marina Protetta saccheggiata di decine di migliaia di esemplari di ricci: scatta l’accusa di inquinamento ambientale – L’inchiesta

È il primo caso in Sardegna con una contestazione così pesante

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Oristano La procura della Repubblica di Oristano ha chiesto il rinvio a giudizio di due persone accusate di aver compromesso l’ecosistema dell’Area Marina Protetta della Penisola del Sinis e dell’Isola di Mal di Ventre attraverso un sistematico prelievo illegale di ricci di mare. Agli indagati viene contestato, per la prima volta in questo contesto, il delitto di inquinamento ambientale. L’inchiesta, coordinata dal pubblico ministero Valerio Bagattini, è stata condotta dalla Stazione forestale e di vigilanza ambientale di Oristano con il supporto dei barracelli di Cabras. Le indagini hanno portato alla luce un’attività organizzata che non si limitava alla pesca abusiva, ma comprendeva anche la lavorazione e la commercializzazione del prodotto, destinato in parte a ristoranti del territorio.

Secondo quanto accertato dagli investigatori, in soli quattro mesi sarebbero stati prelevati illegalmente circa 70.000 ricci di mare (Paracentrotus lividus), soprattutto nella zona B dell’area protetta, dove vige il divieto assoluto di pesca. Fondamentale, ai fini della qualificazione giuridica dei fatti, è stata la collaborazione con i consulenti del CNR di Oristano Torregrande. Gli studi scientifici hanno documentato una drastica riduzione della popolazione di ricci e, in particolare, una significativa diminuzione della densità di esemplari di taglia commerciale, direttamente correlata al prelievo illecito. Questi elementi hanno consentito agli inquirenti di configurare una compromissione significativa e misurabile dell’ecosistema marino, requisito essenziale per contestare il reato di inquinamento ambientale, previsto dall’articolo 452-bis del codice penale.

La contestazione di questo delitto rappresenta un passaggio considerato storico nella tutela dell’ambiente in Sardegna. Il reato prevede pene particolarmente severe: reclusione da due a sei anni e sanzioni pecuniarie da 10.000 a 100.000 euro.

Oltre all’inquinamento ambientale, agli indagati vengono contestate anche violazioni che portano a contravvenzioni legate all’esercizio illecito della pesca in area protetta e alla vendita di alimenti in cattivo stato di conservazione. L’azione congiunta di Procura, Corpo Forestale e comunità scientifica viene indicata come un modello di contrasto alle attività illegali che arrecano danni irreversibili all’ambiente. Il prelievo abusivo di risorse marine, viene sottolineato, non costituisce solo una violazione amministrativa, ma un vero e proprio degrado ambientale che mette a rischio la sostenibilità economica e naturalistica del territorio. Il procedimento entra ora nella fase processuale, che dovrà accertare le responsabilità degli imputati e quantificare il danno ambientale arrecato a uno dei contesti marini di maggior pregio del Mediterraneo.

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