“Famiglia nel bosco”, Brambilla: «Violenza di Stato, bisogna riunire genitori e bambini»
Conferenza alla Camera dei Deputati i genitori raccontano cinque mesi di dolore e chiedono il rientro dei tre bambini. Appello alle autorità e critica al sistema degli affidi
Roma La presidente della commissione per l’infanzia e l’adolescenza Michela Vittoria Brambilla ieri, mercoledì 22, alla Camera dei Deputati, ha convocato una conferenza stampa sul caso della cosiddetta “famiglia nel bosco”. Al centro, l’allontanamento di tre minori dai genitori, avvenuto circa cinque mesi fa.
«Io non avrò pace fino a che questa famiglia non sarà riunita», ha dichiarato la parlamentare, rivendicando il proprio impegno. Brambilla ha spiegato di voler essere «la voce dei bambini», sottolineando come i minori «non siano nelle aule del tribunale né nei salotti televisivi» e definendoli «le vere vittime». L’allontanamento, ha aggiunto, rappresenterebbe «una violenza di Stato», evidenziando come ai bambini siano stati sottratti «la loro mamma, il loro papà, le loro cose e la loro casa».
Alla conferenza erano presenti anche i genitori, Nathan e Catherine. «Non potete immaginare il dolore che abbiamo passato negli ultimi cinque mesi, specialmente i bambini», ha detto il padre. La madre ha affidato a un messaggio il proprio stato d’animo: «L’unica cosa che desidero è risvegliarmi da quello che mi sembra il peggiore degli incubi».
Nel suo intervento, Brambilla ha richiamato il principio del superiore interesse del minore, sostenendo che «in questo caso non sia stato rispettato» e chiedendo una revisione del sistema di allontanamento dei bambini dalle famiglie. «Se sei invisibile, tutto può essere giustificato. Ma se sei davanti ai riflettori, allora no», ha affermato, motivando la scelta di portare il caso all’attenzione pubblica.
Infine, l’appello alle autorità competenti: «Vi chiedo di riunire questi bambini alle loro famiglie. È stato fatto un grande errore, non continuiamo a farlo». Mostrando un disegno realizzato da uno dei minori, ha concluso che «oggi possono essere felici solo se nascosti», indicando nel contesto vissuto dai bambini un elemento di forte trauma.
