La Nuova Sardegna

Oristano

L’allarme

Ricci saccheggiati, l’allarme degli scienziati: «Un danno ambientale enorme, specie sempre più a rischio» – I dati

di Paolo Camedda
Ricci saccheggiati, l’allarme degli scienziati: «Un danno ambientale enorme, specie sempre più a rischio» – I dati

Per la prima volta in Sardegna è stato contestato il reato ambientale per pesca abusiva. I saccheggiatori in Area marina protetta

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Oristano Settantamila ricci di mare prelevati in quattro mesi, un calo della densità fino al 22,7 per cento nell’area interessata a fronte di una popolazione già crollata nel lungo periodo. Sono i dati dell'inchiesta coordinata dal pubblico ministero Valerio Bagattini e condotta dalla Stazione forestale e di vigilanza ambientale locale con il supporto dei barracelli di Cabras e la consulenza scientifica dei ricercatori del Cnr di Oristano Torregrande. La Procura di Oristano ha contestato per la prima volta in Sardegna, a carico di due persone, il reato di danno ambientale per pesca abusiva all’interno dell’Area marina protetta Penisola del Sinis-Isola di Mal di Ventre. Non una semplice violazione di norme, dunque, ma una compromissione concreta e misurabile dell’ecosistema che va sul reato penale.

I dati Le analisi scientifiche mostrano un quadro già grandemente compromesso: la densità della popolazione è passata da 2,5 individui per metro quadrato nel 2004 a 0,24 nel 2024. «Si tratta di un dato che deriva da oltre vent’anni di monitoraggi continuativi – spiegano i ricercatori del Cnr – e descrive una riduzione progressiva della risorsa e una condizione di forte vulnerabilità». A questo si aggiunge che nell’area interessata dal prelievo illegale, quella di Turr'e Seu (Zona B), è stata registrata una riduzione della densità degli esemplari di taglia commerciale del 22,7 per cento tra l’anno precedente e quello successivo, un valore coerente con un’incidenza del prelievo illecito stimata in almeno il 19,7 per cento. «Abbiamo incrociato i dati raccolti dagli investigatori con quelli dei nostri monitoraggi nell’area interessata – riferiscono i ricercatori –. Le due grandezze risultano dello stesso ordine: questo significa che la quantità di ricci sottratti è compatibile con la diminuzione osservata». La coerenza tra prelievo e riduzione della popolazione di ricci ha consentito di stabilire un nesso causale diretto tra condotta e danno. «Non si tratta di un episodio isolato ma di un prelievo ripetuto e sistematico per mesi, su una popolazione già rarefatta» affermano da Cnr.

Il prelievo Dello stesso avviso, il direttore dell’Area marina protetta, Massimo Marras: «Un prelievo di quella entità in un’area protetta costituisce un danno enorme, che può riportare indietro di anni il processo di recupero. Oggi non ci sono numeri sufficienti per garantire la ripresa dello stock». Il riccio di mare, infatti, «svolge una funzione essenziale nell’equilibrio dell’ecosistema, regolando la crescita delle alghe – va avanti –. La sua riduzione altera gli habitat e produce effetti negativi sulla biodiversità». Risvolti positivi I controlli hanno fatto un grosso passo avanti. «Per anni è stato difficile arrivare a contestazioni solide – chiude Marras –. Oggi invece il lavoro congiunto ha permesso di costruire un quadro accusatorio chiaro e documentato. In attesa del processo, il messaggio è forte di deterrenza. Rispettare l'ambiente significa garantire un futuro agli ecosistemi e alle attività economiche legate al mare». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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