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Amico di famiglia abusò per anni di una ragazzina: condannato a 10 anni, anche la madre a processo per favoreggiamento – La sentenza

Amico di famiglia abusò per anni di una ragazzina: condannato a 10 anni, anche la madre a processo per favoreggiamento – La sentenza

Rinvio a giudizio per una terza persona coinvolta nelle violenze sessuali

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Oristano Dieci anni di reclusione e una provvisionale immediata di 10mila euro in favore della parte civile. È la sentenza pronunciata questa mattina, venerdì 26 giugno, dal giudice per l’udienza preliminare Cristiana Argiolas al termine del processo celebrato con rito abbreviato a carico del sessantaduenne (per legge non è consentito indicare il nome per garantire tutela alla vittima, ndr) accusato di aver abusato per anni di una ragazzina, con le violenze sessuali iniziate quando la vittima aveva appena dodici anni. E che si era salvata sottraendosi alle sopraffazioni entrando in farmacia e chiedendo una “mascherina 1522” alla farmacista che, intuendo l’allarme aveva attivato il protocollo antiviolenza. C’è poi il patteggiamento a un anno per la madre della vittima, che doveva rispondere di favoreggiamento. Infine è stato deciso il rinvio a giudizio di un terzo imputato che a sua volta sarebbe stato coinvolto negli abusi.

Si chiude così il primo capitolo giudiziario di una vicenda che per gravità e durata aveva scosso profondamente la città e che aveva portato alla luce una vicenda di sopraffazione maturato in un contesto di estrema fragilità economica e sociale. La giudice ha accolto la richiesta del pubblico ministero Silvia Mascia, che aveva sollecitato per l’imputato la pena massima possibile per casi come questo tenendo conto del fatto che il rito abbreviato dà automaticamente accesso allo sconto di un terzo della pena. Oltre alla condanna, è stata disposta una provvisionale immediatamente esecutiva di 10mila euro in favore della giovane, a titolo di risarcimento parziale del danno.

La decisione arriva al termine dell’udienza preliminare che ha avuto come fulcro il racconto dettagliato della vittima, oggi maggiorenne, raccolto in incidente probatorio. Una testimonianza lunga e dolorosa che aveva delineato un quadro di abusi sistematici praticati per anni. Secondo la ricostruzione accusatoria, la ragazza era finita giovanissima nella casa dell’uomo perché la madre con cui viveva non poteva garantirle il mantenimento data la situazione di forte indigenza. Proprio quella condizione – la mancanza di cibo e di un ambiente familiare stabile – sarebbe stata utilizzata come leva per esercitare su di lei un controllo totale. Nel corso delle indagini è emerso come il rapporto fosse segnato da una forte dipendenza psicologica, che avrebbe impedito alla ragazzina di opporsi e di denunciare per lungo tempo quanto stava accadendo. Un silenzio interrotto solo nel novembre del 2020, quando la ragazza riuscì a chiedere aiuto entrando nella farmacia di piazza Roma e pronunciando la frase in codice legata al numero antiviolenza 1522. Da lì scattarono gli accertamenti della polizia che portarono alla ricostruzione dei fatti e all’avvio del procedimento penale.

Il quadro processuale è stato alquanto articolato. Per la madre della vittima è arrivata nella stessa udienza la definizione del patteggiamento a un anno di pena per favoreggiamento, in relazione a comportamenti ritenuti dagli inquirenti gravemente omissivi rispetto alla tutela della figlia. Resta invece aperto il filone che riguarda il secondo imputato, un uomo di 34 anni che avrebbe avuto a sua volta rapporti con la minorenne nello stesso contesto e che gli sarebbe stata letteralmente venduta o prestata. Per lui è stato disposto il rinvio a giudizio: il processo si aprirà il 6 ottobre con rito ordinario. Nel corso del procedimento aveva fatto discutere l’offerta simbolica di 800 euro avanzata dall’imputato come forma di riparazione. Una cifra accettata formalmente dalla parte civile, ma ritenuta del tutto insufficiente rispetto alla gravità dei fatti. La sentenza di oggi dispone una provvisionale ben più consistente, ma la questione del risarcimento è destinata a proseguire in sede civile. I legali della giovane, gli avvocati Ezio Ullasci e Valerio Martis, hanno già annunciato che chiederanno un riconoscimento economico adeguato al danno subito, ritenuto incalcolabile per entità e conseguenze.

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