Porta a casa la sabbia, ci fa una spiaggetta per le bambole e poi la mette in vendita: «Presa in Sardegna» – L’annuncio online
L’agghiacciante proposta è stata fatta su Vinted
Oristano Una manciata di sabbia del Sinis trasformata in un oggetto decorativo e messa in vendita online. Non è uno scherzo né un falso: l'annuncio è comparso su Vinted questa mattina, sabato 1 agosto, dove una “spiaggetta” in miniatura per i pupazzi Maileg viene proposta per un acquisto di almeno 30 euro. Nella descrizione si legge che è stata realizzata con «cristalli di quarzo della spiaggia di Putzu Idu, in provincia di Oristano». Per capire se si trattasse davvero di sabbia autentica, la redazione ha contattato direttamente la venditrice attraverso la chat della piattaforma. La risposta non ha lasciato spazio a dubbi: «Sì, l'ho presa in Sardegna per Maileg!». A una successiva domanda, con la quale venivano chiesti chiarimenti sulla provenienza e sul fatto che fosse specificamente destinata a quell'utilizzo, non è invece arrivata alcuna risposta.
Una conferma che rende la vicenda ben diversa da una semplice curiosità estiva, e indigna. La sabbia delle spiagge sarde non può essere raccolta, portata via e tantomeno venduta. La legge regionale vieta infatti l'asportazione di sabbia, ciottoli, sassi e conchiglie dagli arenili dell'Isola, e i cartelli sono ben visibili lungo tutta la costa ovest. Per chi viene sorpreso sono previste sanzioni amministrative da 500 a 3mila euro, ma in alcune circostanze – soprattutto quando il prelievo interessa aree sottoposte a particolare tutela – la condotta può assumere anche rilievo penale.
Negli ultimi anni il Corpo forestale ha sequestrato tonnellate di sabbia sottratte alle coste sarde, intensificando i controlli nei porti e negli aeroporti proprio per contrastare un fenomeno che continua a ripetersi. Non si tratta di una norma dettata dall'eccesso di zelo. La sabbia di quarzo del Sinis è un patrimonio naturale unico, formatosi nell'arco di migliaia di anni grazie alla frammentazione di quarzo e conchiglie. Ogni granello asportato impoverisce un ecosistema fragile e irripetibile, tanto che la Regione ricorda periodicamente come anche il più piccolo prelievo rappresenti un danno per il patrimonio collettivo.
Nel caso dell'annuncio comparso su Vinted, però, c'è un elemento in più: quella sabbia non sarebbe stata semplicemente conservata come ricordo di una vacanza, ma trasformata in un prodotto destinato alla vendita. Resta infine un dettaglio. Nell'inserzione si parla della spiaggia di Putzu Idu, ma osservando le fotografie i granelli sembrano piuttosto quelli della celebre spiaggia di Is Arutas o Mari Ermi, riconoscibili per la caratteristica forma tondeggiante e i riflessi bianchi e rosati. Un particolare che cambia poco la sostanza della vicenda: qualunque sia la spiaggia del Sinis da cui proviene, quella sabbia non avrebbe mai dovuto lasciare la Sardegna.
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