Minori migranti, il Seminario apre le sue porte: «Prima di tutto i ragazzi»
La Chiesa prende posizione dopo le polemiche sul Cas di Cabras
Oristano Per la prima volta dall’inizio della crisi che sta agitando Cabras, la Chiesa di Oristano interviene in modo diretto sulla complessa vicenda del Centro di accoglienza straordinaria (Cas) per minori stranieri non accompagnati di via Toscana. E lo fa capovolgendo la narrazione degli ultimi mesi, con una presa di posizione di monsignor Maurizio Spanu, direttore della Caritas arborense e dell’Ufficio diocesano Migrantes: «Senza negare la complessità dell’accoglienza, e ricordando che al di là di ogni evento critico ci sono adolescenti che hanno un proprio nome e una propria storia, abbiamo scelto di mettere i ragazzi in primo piano, le loro parole, i loro progetti». Nelle scorse settimane, la struttura della cittadina lagunare è finita sotto i riflettori della cronaca per l’esasperazione dei residenti causata da furti, atti vandalici e schiamazzi. L’assessora alle Politiche sociali Laura Celletti aveva ammesso che «gli interventi dei carabinieri, con i quali collaboriamo quotidianamente, sono innumerevoli» e che «la politica del Governo è totalmente inadeguata a garantire la gestione dei Cas e scarica le problematiche sulle comunità locali». La crisi ha portato a un vertice tra il sindaco Andrea Abis, la presidente della Regione Alessandra Todde e il prefetto Paolo Corritore per disporre trasferimenti urgenti. Il sindaco ha ribadito la linea dura: «Così com’è, il centro dovrà essere chiuso», precisando che «la struttura non funziona e non riesce a garantire un livello di sicurezza generale e neanche una buona gestione del minore».
In questo clima di scontro, la Chiesa oristanese ha voluto lanciare un segnale forte, accogliendo nel seminario arcivescovile quindici ragazzi tra i 16 e i 18 anni provenienti da Algeria, Tunisia, Turchia e Pakistan. L’incontro, che si è tenuto in previsione della 112ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, in programma oggi, si è svolto in coerenza con il tema scelto da papa Leone XIV, ispirato al vangelo di Matteo: «Anche uno solo di questi bambini». Attraverso il gesto simbolico di un gomitolo di lana, i giovani hanno condiviso i propri sogni, legati alla scuola, al lavoro stabili, al desiderio di fare i pizzaioli, i meccanici o di giocare a calcio. «Abbiamo ascoltato parole semplici ma profonde e preziose, di ragazzi che vogliono studiare, lavorare, imparare un mestiere, giocare a calcio e stare bene. Ciò che dovrebbe essere il sogno di tutti i ragazzi del mondo», spiega ancora monsignor Spanu. Dal cerchio è emerso anche il disagio di chi ha espresso il «bisogno di dire che non apprezza chi ruba e non vorrebbe esser catalogato come ladro solo per la sua origine». Monsignor Spanu non ignora le criticità economiche del sistema, che vede lo Stato stanziare appena 60 euro al giorno per ospite nei Cas contro i 140-150 delle comunità socio-educative. Tuttavia, l’appello della Chiesa invita a superare la distanza che riduce l’individuo a un dato statistico. L’incontro si è concluso con una merenda e con la frase di un ragazzo che, come sottolinea la Caritas, «vale più di molte analisi: “È stata una bella serata, ho mangiato tanto”». La Chiesa traccia così una strada integrativa alla gestione politica: «Incontrare quei quindici ragazzi non risolve i problemi dell’accoglienza, ma indica da dove cominciare: dai loro volti e dalle loro storie. Dietro ogni parola come migrante, minore, straniero, c’è una persona», chiude il direttore della Caritas Arborense, Maurizio Spanu. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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