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Romeo Mancini: da Sassari alla California per diventare divo del porno

di Massimo Sechi
Romeo Mancini: da Sassari alla California per diventare divo del porno

Il 40enne: «Il mio mestiere un’arte, prima o poi avrò l’Oscar». I compensi: «All’inizio si fa fatica, ora guadagno circa 200mila dollari l’anno»

02 maggio 2024
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Sassari Nel suo ambiente è conosciuto con il nome di Romeo Mancini ma dietro questa identità si nasconde un nome e cognome sardo che preferisce non venga svelato. Il suo ambiente è il porno e la sua attività si svolge da diversi anni in California, dove ha iniziato facendo il performer. Ora è anche produttore e gestore di tre siti. È nato e vissuto a Sassari fino ai 27 anni. Oggi ne ha 40.

Come è iniziata l’avventura nel mondo del porno?

«Mi sono trasferito 13 anni fa a Los Angeles. Ho fatto altri lavori poi un amico mi ha detto che conosceva un regista dell’Industry porno e mi ha chiesto se volessi provare. Anche prima avrei voluto fare un’esperienza in questo mondo, però in Italia è più complicato e non c’è una grande produzione».

È iniziato tutto con un provino?

«No, ho fatto direttamente la prima scena, è andata bene e ho proseguito. All’inizio ne facevo 2 o 3 al mese e con quello che prendevo non potevo certo vivere. Mi davano sui 500 dollari perché avevo meno esperienza. Poi hanno iniziato ad aumentare le proposte ed è diventato un vero e proprio lavoro».

Si guadagna bene?

«Buona parte delle produzioni le faccio direttamente per i miei siti. Se giro invece per altre case di produzione prendo circa 900 dollari a scena e ne giro almeno cinque a settimana. In un anno guadagno intorno ai 200 mila dollari».

Come hanno reagito a Sassari?

«Molti amici lo hanno saputo subito e non c’è stato un problema particolare. Con la mia famiglia ne ho parlato solo quando era ormai una cosa consolidata. Mio padre purtroppo non c’è più. Mia madre è una persona molto intelligente e si preoccupa solo della mia felicità e della mia salute. Sa che è quello che in questo momento mi piace fare e a lei va bene così».

A Los Angeles si è sposato e poi separato.

«Mi sono sposato dieci anni fa e da due anni sono felicemente single. Mia moglie proviene dal mio stesso ambiente. Ci siamo lasciati non a causa del lavoro ma solo perché da tempo non andavamo più d’accordo».

Potrebbe mai sposarsi con una ragazza che non fa il suo lavoro?

«Il nostro è un ambiente molto chiuso e quando entri a farne parte frequenti solo persone che ci lavorano. Questo riguarda anche la sfera sentimentale e sessuale. Per noi è una questione anche di sicurezza, sembra un paradosso ma noi siamo controllatissimi, facciamo le analisi ogni 14 giorni, se andassimo con chi non fa parte del nostro mondo correremmo il rischio di prendere qualche malattia. Pensare di stare stabilmente con una donna che non fa parte di questa industria è impossibile perché non sarebbe disposta ad accettare questo lavoro».

Una delle critiche che viene fatta riguarda l’oggettivazione delle donne.

«La donna che decide di fare il porno lo sceglie liberamente, come è successo a me. I miei siti sono seguiti soprattutto da maschi ed è naturale che io mi rivolga di più a loro. La donna, per me, vive la sessualità in modo differente, sia dal punto di vista fisico che mentale. Noi maschi abbiamo un meccanismo, diciamo più complesso, e forse c’è più necessità di avere dai film porno uno stimolo del quale invece le donne non hanno bisogno».

Con chi ha lavorato in questi anni?

«L’elenco sarebbe lunghissimo. Tra le più conosciute in Italia Valentina Nappi, Malena, Adriana Chechik, Cherie DeVille, Violet Myers e Martina Smeraldi, che è sarda come me».

Come si è trovato con lei?

«Molto in sintonia, ma in generale mi trovo quasi sempre bene, certo c’è con chi ti trovi meglio, chi ti sta più simpatica e chi meno».

Esiste un confine e un limite che non si deve superare?

«Certo, ci sono delle regole che vanno rispettate. Ad esempio, non si possono legare allo stesso tempo mani e piedi, ci deve essere sempre una libertà di movimento. E poi non si devono girare scene in cui si rappresenta uno stupro e non si deve veder sangue. Prima di girare con una ragazza, comunque, parliamo di tutte le cose che a lei non piacciono e che dunque non andranno fatte».

Ci sono scene che ha rifiutato?

«Il tipo di scena è abbastanza standard quindi direi di no, non mi è mai capitato. È successo che abbia detto di no ad un ruolo che non mi piaceva, ad esempio un poliziotto».

Quando viene a Sassari incontra qualcuno che la riconosce per i suoi film?

«Sempre, trovo molta gente che mi chiede di fare una foto. A Sassari molti hanno un po’ di ritrosia nel chiedermi una foto perché equivale a dire che hanno visto uno dei miei film».

Ha detto che per lei il porno è un’arte.

«Sì e lo ribadisco. È il modo di esprimere un’idea, c’è chi lo fa su tela, chi su un foglio di carta e chi su pellicola. Il porno è quel che a me piace fare, non ti dico che è la mia vita come fanno altri, ma in questo momento è quello che voglio fare. In futuro non lo so. Non mi vedo a 50 anni facendo ancora questo. Ho anche altri interessi. Avrei guadagnato di più se mi fossi occupato di altri business paralleli che ho avviato. Prima di chiudere la carriera però ho un desiderio».

Quale?

«Vincere un premio nel porno, sono stato spesso candidato, sarebbe un riconoscimento per quello che ho fatto in questi anni».



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