Pensione, come richiedere il ricalcolo e aumentarla: chi può farlo e come
In determinate circostanze si può richiedere la correzione dell’importo
Il continuo innalzamento dei requisiti per l’accesso alla pensione sta producendo un effetto controintuitivo sempre più diffuso: prolungare l’attività lavorativa non garantisce necessariamente un assegno più alto, anzi in alcuni casi lo riduce. Succede soprattutto quando gli ultimi anni di carriera sono segnati da stipendi più bassi rispetto al passato, con ricadute negative sul calcolo della pensione.
Esiste però uno strumento che consente, in determinate circostanze, di correggere questo squilibrio e ottenere un importo più favorevole: la richiesta di ricalcolo della pensione all’Inps, attraverso la cosiddetta neutralizzazione dei contributi. Si tratta di un meccanismo poco conosciuto, che non introduce nuovi benefici né prestazioni aggiuntive, ma permette di escludere dal calcolo alcuni contributi regolarmente versati che finiscono per penalizzare l’assegno.
Chi può fare domanda
La neutralizzazione è possibile solo per le pensioni calcolate, anche in parte, con il sistema retributivo o misto. Restano invece escluse le pensioni interamente contributive, nelle quali l’importo dipende esclusivamente dal totale dei contributi versati e dall’età di pensionamento, senza alcun riferimento alla media delle retribuzioni.
Per chi è andato in pensione anticipata, la richiesta può essere presentata solo al compimento dei 67 anni, quando la prestazione viene equiparata alla pensione di vecchiaia. È da quel momento che diventa possibile verificare se alcuni contributi finali non siano più necessari ai fini del diritto e risultino invece penalizzanti per l’importo.
Il vincolo degli ultimi cinque anni
Un limite fondamentale riguarda il periodo interessato: la neutralizzazione può riguardare esclusivamente i contributi versati negli ultimi cinque anni di attività lavorativa. Anche se retribuzioni più basse sono presenti in fasi precedenti della carriera, queste non possono essere escluse dal calcolo. Non conta quindi solo la presenza di contributi “deboli”, ma anche la loro collocazione temporale.
I casi più comuni
La situazione più frequente è quella di chi, pur avendo già maturato i requisiti pensionistici, sceglie di continuare a lavorare accettando condizioni meno favorevoli: passaggio al part-time, cambio di mansioni, contratti meno retribuiti o periodi di lavoro discontinui. In presenza di una quota retributiva, questi anni finali possono abbassare la retribuzione pensionabile e ridurre l’assegno.
In tali casi, se la domanda viene accolta, l’aumento della pensione è strutturale, perché elimina l’effetto negativo prodotto dagli ultimi anni di contribuzione. La neutralizzazione serve proprio a evitare un esito paradossale: più anni di lavoro e più contributi, ma una pensione più bassa.
Quando la neutralizzazione è già automatica
Alcuni contributi figurativi non richiedono alcuna richiesta. È il caso dei periodi coperti da Naspi: l’Inps li neutralizza già automaticamente nel calcolo della retribuzione pensionabile, evitando che incidano sulla media.
Diversa è la situazione dei redditi effettivamente percepiti ma ridotti, come quelli da part-time o contratti meno remunerativi: questi entrano nel calcolo e possono essere esclusi solo su domanda dell’interessato.
I casi esclusi
Non possono accedere alla neutralizzazione:
- i pensionati con trattamento interamente contributivo;
- chi necessita di quei contributi per raggiungere il diritto alla pensione;
- chi chiede di escludere periodi non collocati nella fase finale della carriera.
Il principio è chiaro: non è possibile eliminare contributi indispensabili al diritto, ma solo quelli che, una volta maturata la pensione di vecchiaia, risultano superflui e penalizzanti.
Come presentare la domanda
Il ricalcolo non è automatico. È necessario presentare all’Inps una domanda di ricostituzione della pensione, indicando in modo puntuale i periodi per i quali si chiede la neutralizzazione e allegando la documentazione che dimostri il calo retributivo.
Se accolta, la ricostituzione produce effetti retroattivi entro i limiti della prescrizione, rendendo fondamentale una verifica tempestiva della propria posizione contributiva per non perdere eventuali benefici economici.
