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L’intervista a Virginia Saba, da Trump alla storia con Di Maio: «La politica mi toglieva libertà»

di Paolo Ardovino
Virginia Saba giornalista, conduttrice  e scrittrice
Virginia Saba giornalista, conduttrice e scrittrice

La giornalista si racconta tra la sua isola e la vita a Roma

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Chi l’ha vista da poco, l’ha vista opinionista a “Coffee break” su La7, in qualità di direttrice di “Montecitorio News24”. Virginia Saba è giornalista, conduttrice, scrittrice e fino a poco tempo fa responsabile delle relazioni esterne per Aeroitalia. Chi la ricorda da qualche anno, la ricorda fidanzata di Luigi Di Maio, quando l’ex enfant prodige del grillismo era uno degli uomini più chiacchierati d’Italia. Cagliaritana di multiforme ingegno, nel frattempo si occupa anche di filosofia e teologia.

Nel suo ultimo editoriale per la rivista “Il viaggio” parla di Trump che vuole l’Europa a pezzi. L’Europa è a pezzi?

«La sua politica ha alimentato la fragilità europea. C’è questa tendenza a distruggersi e rinnegare la propria essenza, come l’unità e la cooperazione. Ultimamente in Europa c’è sfiducia generale nelle istituzioni e questo vede trionfare i sovranismi, alimentati dal crollo degli ideali democratici. Se si fallisce su tematiche come il lavoro, il diritto alla sanità e l’economia, diventa semplice creare sfiducia nella popolazione e innescare meccanismi di protesta».

La sfiducia nella politica è diffusa anche a livello nazionale, regionale, locale. «Il motivo è legato al fatto che la politica si lega a dinamiche di consenso molto basilari: io do al popolo quello che vuole sentire, alimento il malcontento e trovo un colpevole, di solito le minoranze. Non cerco soluzioni. Ed è anche una questione culturale».

Perché?

«I valori su cui è stata costruita l’Italia nel dopoguerra avevano un respiro e una profondità notevoli. Oggi siamo figli del benessere e del tutto-e- subito, anche la politica punta sull’immediatezza senza programmazione».

Il nuovo film di Sorrentino, “La grazia”, affronta questo, sa? La politica che si prende tempo e ha i suoi dubbi.

«L’ho visto! Proprio ieri».

L’è piaciuto?

«Ti dico, mentre lo guardavo mi veniva in mente “Il giorno del giudizio” di Salvatore Satta. Il racconto di un momento in cui l’essere umano fa i conti con se stesso. Giudizio e grazia sono la stessa cosa, anche per Sorrentino. E siamo tutti sullo stesso piano: dal presidente della Repubblica al cavallo morente. Sì, mi è piaciuto moltissimo. Poi mi sento di averlo vissuto un po’ in prima persona».

Si riferisce al periodo in cui era fidanzata con Luigi Di Maio.

«Dall’esperienza che ho avuto, la politica ti mangia la vita e ti toglie il respiro. Prima ho bacchettato i politici, ma la vita che fanno, va detto, non è il massimo».

In quegli anni Di Maio era vice presidente del governo Conte I, ministro con i governi Conte II e Draghi. Avevate i riflettori puntati addosso?

«Ho capito che in quella fase la mia arma migliore era il silenzio. Però, allo stesso tempo, se usi il silenzio non esisti. La mia persona e la mia identità venivano annullate pubblicamente. A livello personale, l’ho coltivata con gli studi e seguendo i principi della mia famiglia: dare importanza alle cose semplici».

Richiede un grande sforzo.

«Sì. Ma la libertà, il mio lavoro e il mio essere meritavano tutta la mia attenzione e rispetto. È un’esperienza che ho vissuto e che è stata di grandi insegnamenti».

Ora si divide tra il giornalismo e l’editoria, a breve uscirà un suo saggio sul nichilismo. Dove nasce la passione per la filosofia?

«Sto studiando alla facoltà teologica Antonianum di Roma, dedico il tempo libero a questo. Mi rilassa la mente».

Perché proprio la teologia?

«Una passione nata studiando un’opera di Piero della Francesca, la “Pala di Brera”. Ho avuto la sindrome di Stendhal e mi ha fatto sentire dentro l’esigenza di indagare il confine tra ragione e mistero».

Lei, la Sardegna e il suo grande amore: il basket. Com’è successo?

«Ho provato tutti gli sport, ma quando mi hanno dato la palla e detto che potevo correre ho sentito la felicità, avevo sei anni».

Le giovanili al San Salvatore Selargius, poi 18 anni alla Virtus Cagliari in Serie A, come si porta avanti una carriera così lunga?

«Ricordo che in settimana erano quattro allenamenti alla mattina più due di sera, più la trasferta... l’impegno era da professionista, da conciliare con lavoro e studio. Quando ho cominciato da giornalista, prendevo una pausa alle 18, mi cambiavo in auto, mi allenavo e tornavo di corsa in redazione (ride, ndr)».

Quando ha smesso?

«A 33 anni, avevo necessità di dare priorità ad altro».

Da sette vive a Roma, ma quando torna nell’isola quali sono i suoi luoghi?

«Penso alla casa di famiglia a Cagliari. Sono affezionata alla spiaggia Campus di Villasimius, quando vado ritorno bambina. Nell’ultima estate il 15 agosto sono andata con mio marito (Eugenio Ronchetti, i due si sono sposati a giugno 2025) in canoa nel lago Cedrino, è bello poter vivere l’isola anche così, in solitudine e in pace».

La Sardegna con i suoi occhi?

«Complicata. Una terra molto bella ma a volte è come un cassetto nel quale non puoi spostare nulla, perché tutto deve stare al proprio posto».

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