La Nuova Sardegna

L’analisi

In Sardegna strade e ferrovie disastrose: l’isola perde 85 milioni di euro all’anno

di Massimo Sechi
In Sardegna strade e ferrovie disastrose: l’isola perde 85 milioni di euro all’anno

È una delle conclusioni che emerge dal report del Centro Studi di Confindustria Sardegna

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Sassari Le carenze della rete stradale e ferroviaria sarda non rappresentano solo un problema logistico, sono una vera e propria tassa occulta che grava su cittadini e imprese. Un minuto di ritardo nei tempi di percorrenza costa complessivamente all’isola fino a 85 milioni di euro all’anno. È una delle conclusioni che emerge dal report del Centro Studi di Confindustria Sardegna, uno studio che analizza quantitativamente le condizioni delle infrastrutture di trasporto dell’isola e il loro impatto sullo sviluppo economico e territoriale.

La Sardegna è all'ultimo posto nazionale per dotazione infrastrutturale, con un punteggio di appena 63,5 per le strade e 70,3 per le ferrovie, contro una media italiana di 100. Oltre il 45% dei Comuni sardi è classificato come “inaccessibile e distante”, una condizione di isolamento che non ha eguali nel resto del Paese. Nell’isola non c’è un solo chilometro di rete autostradale, la nostra mobilità interna si poggia quasi interamente sulle principali strade statali: tra cui la 131, la Sassari-Olbia, la Sulcitana, la circonvallazione di Cagliari. Questa assenza di arterie ad alta capacità isola intere porzioni di territorio. Se il fronte stradale è critico, quello ferroviario è, se possibile, ancora più drammatico.

La rete sarda è caratterizzata da una cronica assenza di elettrificazione, binari che non conoscono l'alta velocità e una totale mancanza di collegamenti a lunga percorrenza. Il risultato? La Sardegna si colloca tra le regioni con presenza strutturale nel gruppo più critico, insieme a Molise, Basilicata e Valle d’Aosta. Ma non solo, il 24% dei sardi vive in comuni dove l’accessibilità ferroviaria è definita “molto bassa”, a fronte di una media nazionale che si ferma all’8,3%. Questa condizione del sistema ferroviario impedisce al treno di diventare una reale alternativa al trasporto su gomma, e questo non può che creare una frammentazione nei mercati locali e contribuire ad allontanare un numero consistente di cittadini dai servizi essenziali e dai poli urbani principali.

In pratica un’isola spaccata in due: da un lato pochi poli fortunati: Cagliari, Sassari e Olbia, che mantengono livelli di accessibilità accettabili, dall’altro vaste aree che soffrono per la presenza di collegamenti inefficienti. La situazione più critica si registra nella Sardegna centrale e orientale dove i tempi per raggiungere uno snodo principale sono altissimi. Da tutto ciò consegue la correlazione diretta tra tempi di percorrenza e ricchezza prodotta. L’inefficienza della rete di trasporto non incide solo sulla mobilità, ma rappresenta un vincolo strutturale che limita le opportunità di sviluppo, riduce la competitività delle imprese e comprime il potenziale dei territori interni. «Ogni minuto in più perso a causa del deficit infrastrutturale in Sardegna è associato a una riduzione complessiva del reddito annuale, considerando un milione di contribuenti residenti, la perdita è compresa tra i 70 e gli 85 milioni di euro all’anno».

Nella conclusione del report Confindustria prova a tracciare le linee di intervento. Non servono interventi frammentari o compensativi, ma politiche di riequilibrio strutturale della rete, orientate alla costruzione di una reale continuità territoriale interna, al superamento dell’isolamento ferroviario e alla riduzione delle disuguaglianze di accessibilità. Sono queste le condizioni necessaria per uno sviluppo economico stabile, competitivo e territorialmente equilibrato dell’isola.

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