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Identità

Calendario storico dei carabinieri 2026, presentata la versione in lingua sarda: caccia al tesoro per i collezionisti

Calendario storico dei carabinieri 2026, presentata la versione in lingua sarda: caccia al tesoro per i collezionisti

L’edizione è ricercatissima. Il lavoro, con il professor Accardo, è stato presentato alla Legione Sardegna dell’Arma

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Cagliari Eccolo il calendario storico dei carabinieri 2026 in lingua sarda. L’edizione in limba del ricercatissimo calendario, diventato un autentico pezzo da collezione, è stato presentato questo pomeriggio 9 febbraio nella sala polifunzionale della caserma “Enrico Zuddas” in via Sonnino, sede della Legione Sardegna dell’Arma. Presenti i vertici dei comandi provinciali sardi, a fare il padrone di casa è stato il generale Francesco Rizzo, comandante della Legione e di tutti i carabinieri dell’isola, presenti le massime autorità civili, militari e religiose della città.

Dopo i saluti del comandante Rizzo ai convenuti, la presentazione del calendario è stata fatta dal professor Aldo Accardo, presidente della Fondazione Istituto Storico "Giuseppe Siotto", ente che ha curato con meticolosità la traduzione dei testi del Calendario dell’Arma nella variante sarda.

«Il calendario dell’Arma in lingua sarda – affermato il professor Accardo davanti a una sala gremita -, porta a riflessioni su tema dell’identità. L’identità di un popolo. Innanzitutto identità posta in termini di reazione orgogliosa che reagisce di forza a disonesti giudizi, come scrisse Vittorio Angius, importante intellettuale, storico, politico e sacerdote sardo dell’Ottocento, perché fuori dalla Sardegna si parla male dei sardi. Nella storia appare un’isola senza evoluzioni, come viene descritta in passato da storici nei secoli. Incapaci di innovare».

Tornando indietro nei tempi, il professor Accardo ha asserito che «la lingua sarda nei testi dei documenti non esisteva. Nel 1845 Cosimo Manca, frate del convento di santa Rosalia, a cominciare la battaglia per la lingua sarda. Perché ottenga la sua giusta valorizzazione culturale, serve una forte e solida visione politica, e questa finora non mi sembra ci sia». (luciano onnis)

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