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Amii Stewart: «L’isola una scelta di vita. I sardi sono prigionieri dei trasporti: qua non si vive solo d’estate»

di Alessandro Pirina
Amii Stewart: «L’isola una scelta di vita. I sardi sono prigionieri dei trasporti: qua non si vive solo d’estate»

La cantante risiede a Porto Cervo tutto l’anno: «Qui ho trovato la pace. Sono a contatto con la natura e ho tanti amici. Ma non capisco il gallurese»

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Una settimana fa l’abbiamo vista in quell’oasi di bella televisione che è la “Splendida cornice” di Geppi Cucciari. Hanno parlato di continuità territoriale, formaggio con i vermi, gallurese, Pittulongu, Porto Taverna, insomma di tutte quelle cose che solo chi è sardo - per nascita come Geppi o per scelta come lei - riesce a comprendere. Perché, a differenza di quei tanti vip che dicono che vorrebbero vivere in Sardegna tutto l’anno, Amii Stewart, il coraggio di trasferirsi nell’isola lo ha avuto. Da anni, infatti, la cantante americana vive a Porto Cervo. Da gennaio a dicembre.

Amii, quando è entrata la Sardegna nella sua vita?

«Il primo ricordo risale a tanti anni fa, quando venni a cantare alla festa del principe Aga Khan al Romazzino. Arrivai la sera e ripartii il giorno dopo. Ricordo che, andando verso l’aeroporto di Olbia, l’autista mi fece vedere il piccolo Romazzino in costruzione. Mi disse: “signora, lei deve comprare casa qua”. Io guardai, ma senza provare alcuna sensazione. Ero ancora innamorata di Roma e di Londra. Ero una straniera che amava la grande città».

Che ricordo ha del Principe?

«Un uomo molto cortese. Un sorriso che illuminava, occhi che parlavano in modo sincero. Era un uomo ricchissimo, ma ti faceva sentire a tuo agio».

Quando ha deciso di prendere casa a Porto Cervo?

«L’anno prima dell’euro, altrimenti sarebbe stato impossibile: in 24 ore tutti i prezzi raddoppiarono».

All’inizio però era solo la casa delle vacanze.

«Con mio marito venivamo d’estate e ci divertivamo moltissimo. Poi abbiamo iniziato a venire anche a Pasqua. A quel punto ci siamo detti: perché non proviamo a vedere come si sta a Natale? Noi eravamo gente di città, avevamo tutti gli amici là e avevamo paura dell’isolamento. “Che ci facciamo qui?”, ci chiedevamo. Ma ancora non ci eravamo resi conto che questo senso di solitudine diventa pace, ti arricchisce attraverso la natura. Qui uno non è mai veramente solo. Se riesci ad aprire gli occhi e guardarti intorno, anche con le amicizie giuste, capisci che quelle cose che sembrano negative diventano un pregio».

Quando vi siete detti: viviamo in Sardegna?

«Un anno e mezzo prima del Covid: è stata la cosa più intelligente che potessimo fare».

Vivere in Sardegna in inverno significa essere limitati negli spostamenti.

«Non posso fare finta che non sia difficile. In inverno siamo quasi prigionieri. I voli sono troppo pochi, il popolo sardo merita un servizio migliore. C’è chi deve spostarsi per lavoro, chi per controlli medici. Un tempo, quando c’era Meridiana, la Sardegna era collegata anche con Bologna, Verona, Firenze, Napoli, c’era anche il volo per Cagliari. Ho letto che a breve sarà possibile volare da Olbia a New York, ma nel frattempo non si può raggiungere Bologna. Questo sicuramente attirerà più turisti, ma non aiuta il popolo sardo, che non può vivere solo per quattro mesi all’anno».

Ma come è la Gallura invernale?

«Noi abbiamo amicizie che riusciamo a coltivare molto meglio in inverno, perché d’estate lavoriamo tutti. E in più a casa c’è il mio studio, dove scrivo, canto, faccio le riunioni con Milano, con Londra, con gli Stati Uniti. Poi quando guardo fuori dalla finestra e vedo tutto questo ben di Dio mi rendo conto che vivere qui è davvero un’altra cosa. La Sardegna quando c’è il sole è meravigliosa, quando piove è meravigliosa. Inverno, estate: è sempre bellissima. Vivere in mezzo alla natura mi dà una energia pazzesca, mi ricarica. Dentro casa mia, che non è certo una reggia, mi sento sempre in vacanza».

Cosa le dicono i suoi amici, i suoi colleghi di questa scelta?

«Ci sono tre categorie di persone. C’è chi non riesce a capire, chi vorrebbe fare la mia scelta ma non può e chi invece si è dovuto allontanare dalla Sardegna per necessità e comprende».

Qual è il suo livello di conoscenza della Sardegna?

«Purtroppo la conosco pochissimo. Certo, sono stata a Cagliari, Villasimius, Cala Gonone. A Berchidda ovviamente per Paolo (Fresu, ndr). Ma c’è una mia amica che ogni weekend, insieme al compagno, va in gita e mi manda delle foto bellissime: appartengono a un gruppo che fa trekking. Provo una invidia incredibile. Vorrei tanto andare a visitare Piscinas, vedere le miniere... proprio ieri ho visto in tv “La vita va così”...».

Le è piaciuto?

«Era come fossi dentro il film. Capisco benissimo la scelta di quell’uomo anziano. Molti miei amici, più grandi di me, sono proprio così. L’altra sera in trasmissione ho fatto quella battuta con Geppi: i sardi vogliono essere tuoi amici anche quando tu non vuoi. I sardi sono una roccia. Come lo è la stessa Geppi. E questo è un bene anche per noi, anche se magari non ce ne rendiamo conto».

E con il gallurese come è messa?

«Zero. Siccome sanno che non lo capisco neanche provano a rivolgersi a me in gallurese. E quando parlano tra loro scoppio a ridere, perché non riesco a capire nemmeno una parola. Non c’è nulla di simile all’italiano».

Che donna è oggi Amii?

«Sono una donna che si sente gratificata. Mi sento molto fortunata perché ancora posso cantare, faccio sold out nei teatri, ma soprattutto scelgo il lavoro che voglio fare. Potrei lavorare molto di più ma non mi serve, non ho bisogno di lavorare per sentirmi completa, non ho più bisogno della grande città per avere qualcosa da fare. Io oggi lavoro dove posso migliorare la mia prestazione artistica, mi piace collaborare con artisti che mi possono arricchire, penso a Paolo Fresu o al violinista Alessandro Quarta. Recentemente ho conosciuto Francesco Demuro, un tenore incredibile, e stiamo pensando di fare qualcosa insieme. Questi sono i lavori che mi eccitano. Sono in costante movimento ma scelgo ogni cosa. Se devo lasciare la Sardegna ci deve essere una buona ragione».

Nel 1983 partecipò al festival di Sanremo: le piacerebbe tornare?

«È l’unico palco importante che è rimasto per i cantanti. Ma non può essere solo una questione di spettacolo, la musica deve tornare al centro».

Lo seguirà quest’anno?

«Se sono in Italia sì, ma in quel periodo se non sto lavorando di solito vado in America a trovare la mia famiglia».

Che effetto le fa l’America di Trump?

«Mi fa una grande tristezza, ma allo stesso tempo mi sto rendendo conto che Donald Trump ha fatto una bellissima cosa: ha fatto capire alla gente che cosa significa il male e cosa deve fare un popolo per combatterlo. Oggi per fortuna si sta svegliando anche chi ha votato per lui, lo dicono i sondaggi. L’America si sta unendo nuovamente, perché stanno aprendo gli occhi e vedendo quello che succede. C’è un gruppo di buddisti che ha attraversato l’America a piedi, dal Texas a Washington, per chiedere la pace. Purtroppo di questa marcia in Italia nessuno sa nulla, si trova tutto su Youtube, ma anche questa è una piccola cosa bella che dà speranza per il futuro».

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