La Nuova Sardegna

Referendum

Tribunale concesso al Comitato contro la riforma della Giustizia, è scontro. Nordio: «Attività politica»

di Ilenia Mura
Tribunale concesso al Comitato contro la riforma della Giustizia, è scontro. Nordio: «Attività politica»

La replica del ministro all’interrogazione del deputato Fdi Deidda sul caso che a dicembre aveva suscitato polemiche nell’ambiente forense

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Cagliari Sul caso del Tribunale di Cagliari concesso per un incontro del comitato del no al referendum sulla riforma della giustizia del Governo Meloni, interviene ora il ministro Carlo Nordio. «Si è trattato di attività politica, l’iniziativa ha prodotto un inevitabile cortocircuito istituzionale. Ai magistrati è richiesto di preservare imparzialità e indipendenza».

Così il ministro della Giustizia risponde al deputato di Fratelli d’Italia Salvatore Sasso Deidda sul caso che lo scorso dicembre ha scosso gli ambienti forensi dopo la concessione di un’aula della Corte d’appello da parte del Tribunale per un incontro del comitato del no sul referendum della giustizia. «Il palazzo di Giustizia non può essere teatro di iniziative di carattere politico», era stata la reazione di ordine degli avvocati e camera penale che avevano chiesto, senza ottenerla, la revoca dell’autorizzazione. Da qui l’interrogazione di Deidda: «La presidente della Corte d’appello di Cagliari non ha risposto alla nota del presidente dell'ordine degli avvocati di Cagliari né ha revocato l'autorizzazione all'utilizzo dell'aula magna della Corte d'appello. E’ dunque ipotizzabile – scriveva il parlamentare Fdi – che la suddetta aula possa essere richiesta e utilizzata dal comitato dei Sì». 

Nordio risponde: «È doveroso ribadire con fermezza che ai magistrati, cui la Costituzione affida funzioni di garanzia, è richiesto di preservare in ogni comportamento pubblico l’immagine di imparzialità e indipendenza. Quando tali comportamenti assumono forme e contenuti propri dell’attività politica, il rischio non è soltanto teorico: si incrina la fiducia dei cittadini nella terzietà dell’ordine giudiziario e si altera l’equilibrio tra i poteri dello Stato. Con nota del 27 gennaio scorso il Presidente della Corte di Appello di Cagliari, interpellato dalla competente articolazione ministeriale, ha precisato che “l’utilizzo dell’aula magna è stato concesso, su richiesta del presidente della Giunta Esecutiva Sezionale, per lo svolgimento di un’assemblea distrettuale dell’Associazione Nazionale Magistrati anche per l’incontro organizzativo con il proprio comitato e che, stante la natura della riunione, non aperta al pubblico, non vi erano ragioni per vietarne lo svolgimento nel palazzo di giustizia”».

Per Nordio è stata sollevata «una questione cruciale: il ruolo della magistratura nel dibattito pubblico e i confini invalicabili che distinguono il legittimo apporto tecnico dall’ingerenza politica».  

«Invero – conclude il ministro – l’assemblea, pur non aperta al pubblico e articolata anche su altri temi, ha ospitato la presentazione di un comitato referendario che, per sua natura, rientra nell’ambito dell’attività politica ai sensi della legge n. 157 del 1999. Non si tratta dunque di un episodio neutro: l’iniziativa ha prodotto un inevitabile cortocircuito istituzionale, amplificato dal luogo scelto. Un ufficio giudiziario non può diventare la sede di un posizionamento politico, tanto più se volto a contrastare un intervento riformatore deliberato dal Governo e sottoposto alla valutazione del Parlamento. Il confronto sulle riforme della giustizia è non solo legittimo ma necessario. Tuttavia, deve conservare un profilo rigorosamente tecnico. Quando il dibattito assume i toni di una contrapposizione frontale, quando si confonde la critica giuridica con la mobilitazione politica, quando si utilizzano strutture giudiziarie con modalità del dibattito che non favoriscono il pluralismo, si superano quei limiti che garantiscono l’equilibrio istituzionale e la credibilità della funzione giudiziaria».

  • I fatti

Era stata l'articolazione territoriale del “Comitato per il NO” al Referendum sulla legge costituzionale recante «norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare» a convocare per giovedì 4 dicembre 2025 alle 15, nell’aula magna della Corte d'appello di Cagliari, la riunione di presentazione del comitato. Con una nota del 1° dicembre 2025 il presidente dell'ordine degli avvocati di Cagliari, l’ avvocato Matteo Pinna, in esecuzione della delibera adottata all'unanimità dal consiglio dell'ordine nella medesima giornata, aveva domandato alla presidente della Corte d'appello di Cagliari, dottoressa Maria Teresa Spanu, la revoca dell’autorizzazione all'utilizzo dell'Aula magna, perché, secondo Pinna, si trattava di un'iniziativa politico elettorale.

Nell’interrogazione, Deidda ha ricostruito i fatti chiedendo al Ministro di intervenire. 

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