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Retribuzioni

Statali, nel 2026 terza tranche di aumenti: ecco quanto guadagneranno in più

Statali, nel 2026 terza tranche di aumenti: ecco quanto guadagneranno in più

Quasi 3 milioni di dipendenti coinvolti: ma tra aumenti e sconti fiscali il saldo reale resta limitato

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Roma Il 2026 segna per circa 3 milioni di dipendenti pubblici la terza fase di ritocchi agli stipendi, legata al rinnovo dei contratti 2025-2027 e alle misure fiscali previste dalla manovra. Sulla carta, tra incrementi tabellari e alleggerimento dell’Irpef, le buste paga dovrebbero crescere in modo evidente. Nella realtà, il beneficio netto rischia di essere più contenuto, una volta considerati imposte, contributi e inflazione.

Il nuovo contratto delle Funzioni centrali per il triennio 2025-2027 mobilita quasi 10 miliardi di euro e prevede aumenti medi a regime di 167 euro lordi al mese per ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici. L’incremento è progressivo: circa 55 euro medi da gennaio 2025, 111 euro dal 2026 e 167 euro dal 2027, su tredici mensilità. Le stime parlano di possibili rialzi fino a 184 euro lordi mensili per alcune categorie, includendo il recupero dell’indennità di vacanza contrattuale.

Tuttavia, dopo il prelievo fiscale e contributivo, l’aumento effettivo si riduce sensibilmente. Per un funzionario con 40 mila euro lordi annui, il guadagno reale si traduce in poche decine di euro al mese, al netto anche dell’erosione dovuta al caro vita.

A supporto dei rinnovi interviene la manovra 2026, che introduce un pacchetto fiscale con taglio dell’Irpef e detassazione del salario accessorio. Per i redditi tipici del pubblico impiego, tra 30 e 40 mila euro lordi, il beneficio può valere tra 20 e 50 euro netti mensili, da sommare agli aumenti contrattuali. Secondo le simulazioni, il personale sanitario – con stipendi medi attorno ai 43 mila euro – risulterebbe tra i più avvantaggiati, mentre scuola e autonomie locali registrerebbero incrementi più contenuti ma comunque percepibili. Per un quadro delle Funzioni centrali, l’effetto combinato può arrivare fino a 664 euro annui, poco più di 50 euro netti al mese.

Resta però il confronto con l’inflazione accumulata negli ultimi anni. Le organizzazioni sindacali stimano che il guadagno reale possa ridursi a circa 30 euro mensili per molti lavoratori, una volta depurato dall’aumento dei prezzi. Il 2026 porterà dunque una busta paga formalmente più alta, ma con margini limitati sul potere d’acquisto.

Mentre all’Aran si punta a chiudere il contratto entro il 2027, la sfida sarà evitare che il rinnovo triennale si traduca ancora una volta in un adeguamento tardivo rispetto al costo della vita, più che in un vero salto di qualità per il lavoro pubblico.

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