La Nuova Sardegna

Il report

Università, in calo i laureati tra i 25 e i 49 anni: Sardegna penultima

di Paolo Ardovino
Università, in calo i laureati tra i 25 e i 49 anni: Sardegna penultima

Il report di Confindustria: l’isola perde mezzo miliardo all’anno dai redditi imponibili

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Sassari Studiare conviene. L’ultima novità, se le motivazioni culturali non dovessero bastare, è che avere un alto numero di laureati crea benefici economici anche ai Comuni che li ospitano.

E il conto per l’isola è tremendamente in rosso. In Italia è la penultima regione per percentuale di persone laureate nella fascia dai 25 ai 49 anni. Questo vuol dire che i lavori più remunerati sono meno accessibili, e i redditi rimangono bassi. E secondo l’ultimo studio del Centro studi di Confindustria Sardegna, se l’isola raggiungesse quantomeno la media nazionale di laureati nella popolazione, guadagnerebbe mezzo miliardo di euro in più ogni anno dai redditi imponibili. Tutti soldi che invece ora vanno persi, di anno in anno.

Quadro negativo Il report si intitola “Capitale umano e redditi in Sardegna: il legame tra diffusione dell’istruzione universitaria e divari territoriali”. Un’analisi sui 377 Comuni sardi che approfondisce i dati che vedono l’isola agli ultimi posti per incidenza di laureati nella fascia demografica tra i 25 e i 49 anni. La premessa dello studio parte dai dati Istat. «Indicano che l’isola ha una quota di laureati pari ad appena il 23,7 per cento: superiore dunque alla sola Sicilia, poiché la Campania risulta penultima con un essenzialmente indistinguibile 23,6 per cento». Distante la media nazionale, che è a quota 28 per cento.

L’associazione tra redditi e livello d’istruzione, secondo Confindustria Sardegna, «non sarebbe indicativa di un mero – per quanto auspicabile – beneficio individuale, ma suggerirebbe la presenza di una potenziale leva di sviluppo territoriale».

E i numeri parlano chiaro: mettendo in relazione il reddito medio imponibile con i laureati – escludendo i grandi centri – viene fuori che sì: i Comuni con più ex studenti universitari sono più ricchi.

Il punto è che i numeri, in questo senso, sono esigui. Da poco l’osservatorio Mheo ha analizzato le iscrizioni agli atenei italiani dal 2015 al 2025 e sembra che la Sardegna nel decennio abbia perso circa 3.600 alunni. Anche dalle ultime statistiche disponibili e prese in considerazione dal report di Confindustria, l’incidenza cumulata dei laureati si attesta attorno al 4,6 per cento.

Una percentuale frutto di variazioni importanti: «Dal poco più del 5 per cento di alcuni comuni (anche sopra i 1.000 abitanti, come Burcei, Escalaplano e Nurri) fino al 30-40% di Cagliari, Sassari, Nuoro, Oristano, ma anche di alcuni piccoli centri come Villagrande Strisaili, Bitti e Sedilo».

Tradotto in soldi I risultati raggiunti dal confronto tra i 377 Comuni dice che se si riuscisse a registrare un aumento di un solo punto percentuale nella quota di laureato totali sulla popolazione tra i 25 e i 49 anni, seguirebbe un aumento di circa 130 euro nel reddito medio da lavoro dipendente di un Comune, a parità di dimensione demografica e distanza dai grandi centri. In cifre maggiori, la Sardegna guadagnerebbe circa 520mila euro l’anno dall’imponibile su redditi che sarebbe decisamente più alti se facesse lo sforzo di raggiungere i valori nazionali. E invece per ora restano soldi ipotetici.

Il parere «Il problema non è soltanto quello, di per sé già gravissimo, che vede la Sardegna fortemente indietro rispetto alle altre regioni italiane, condividendo il penultimo posto con la Campania», afferma Andrea Porcu, direttore del Centro studi di Confindustria Sardegna. Uniss e Unica continuano a crescere, aumentano i corsi sempre più specializzati, li richiedono le sedi gemmate: «Ciò che forse è ancora più preoccupante è che questo avvenga nonostante Cagliari si collochi tra le primissime città italiane e anche Sassari, Nuoro e Oristano rientrino nel 10% dei comuni più virtuosi del Paese. L’altra faccia della medaglia è, inevitabilmente, una distribuzione territoriale estremamente squilibrata, dove aree molto estese della Sardegna non raggiungono il 15% di laureati e, talvolta, nemmeno il 10%». L’aspetto studiato e riportato dal Centro studi regionale è originale e suggerisce di rivedere qualcosa sullo sviluppo esteso a tutta l’isola dell’accesso agli studi universitari.

«I risultati evidenziano una relazione positiva e statisticamente significativa tra la quota di laureati e i livelli di reddito comunale, in particolare per il reddito da lavoro dipendente e per il reddito imponibile. La relazione resta positiva e significativa anche escludendo dall’analisi i principali poli urbani e i rispettivi hinterland, indicando che il legame tra capitale umano e reddito rappresenta una dinamica diffusa sul territorio regionale».

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