La Nuova Sardegna

Sassari

L’indagine

Sassari, sparò al rivale nella rivendita d’auto, la difesa di Maninchedda: «Fu una spiegazione punitiva»

di Nadia Cossu
Sassari, sparò al rivale nella rivendita d’auto, la difesa di Maninchedda: «Fu una spiegazione punitiva»

L’uomo è in carcere con l’accusa di tentato omicidio nei confronti di Luca Silanos

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Sassari Si concentra sui video delle telecamere di sorveglianza la nuova linea difensiva di Giovanni Maninchedda, il titolare della rivendita di auto usate nella zona industriale di Predda Niedda, in carcere con l’accusa di tentato omicidio e detenzione abusiva di arma da fuoco.

Lo scorso 19 gennaio Maninchedda aveva sparato un colpo di pistola contro il 44enne Luca Silanos, ferendolo a una gamba. Dopo il fatto era rimasto irreperibile per dieci giorni prima di costituirsi ai carabinieri: un periodo prolungato di caccia all’uomo che ha contribuito ad aggravare la sua posizione. Ora, però, potrebbero esserci sviluppi nell’inchiesta. Maninchedda ha recentemente revocato l’incarico ai precedenti difensori – Luigi Esposito e Maria Assunta Argiolas – e ha nominato gli avvocati Danilo Mattana e Patrizio Rovelli che imposteranno la strategia processuale sulla tesi della legittima difesa.

Al centro della ricostruzione ci sarebbero le immagini acquisite dai carabinieri e dalla Procura della Repubblica, riprese dalle telecamere presenti vicino all’autosalone dell’indagato. Secondo quanto sostenuto dalla difesa, i filmati documenterebbero l’arrivo di due auto davanti alla concessionaria: su una ci sarebbe stato Silanos, sull’altra i due fratelli Stefano e Alessio Levanti (di 40 e 46 anni), suoi amici. I veicoli avrebbero continuato a transitare e sostare nei dintorni dell’attività commerciale, compiendo più passaggi in attesa dell’arrivo del titolare. Un comportamento che, nell’interpretazione dei nuovi legali, sarebbe compatibile «con una spedizione punitiva». La presenza dei Levanti insieme a Silanos rafforzerebbe inoltre un’ipotesi investigativa già emersa nelle prime fasi dell’inchiesta: quella di un possibile collegamento con il tentato omicidio di Ugo Poggi, amico di Maninchedda, avvenuto il 19 luglio del 2024 al Duca Bar di Sassari. Per quel fatto Silanos e i fratelli Levanti sono attualmente a processo con l’accusa di tentato omicidio.

Tornando ai fatti di Predda Niedda, le immagini mostrerebbero Silanos entrare all’interno della rivendita nonostante Maninchedda lo invitasse a non farlo. Ne sarebbe nato un confronto, poi degenerato. È in quel frangente che sarebbe stato esploso il colpo di pistola che ha ferito il 44enne. L’uomo era stato soccorso e trasportato d’urgenza all’ospedale Santissima Annunziata, dove era stato sottoposto a un intervento chirurgico per la ricostruzione del femore.

Un ulteriore elemento ritenuto rilevante dalla difesa riguarderebbe la presenza di un’arma nelle mani di uno dei tre uomini giunti davanti alla concessionaria. Sempre dai video, secondo questa ricostruzione, si vedrebbe la stessa persona allontanarsi per poi tornare sul posto senza più l’arma. Un dettaglio che, per gli avvocati Mattana e Rovelli, rafforzerebbe la tesi di una situazione di pericolo concreto e attuale.

Dopo l’arresto di Maninchedda i militari avevano recuperato la pistola semiautomatica calibro 9 con matricola abrasa – utilizzata per lo sparo – insieme a sette cartucce. Ora la difesa punta a ribaltare la prospettiva accusatoria, sostenendo che il colpo sia stato esploso in un contesto di aggressione imminente. Saranno l’analisi tecnica delle immagini di videosorveglianza e la valutazione complessiva degli elementi raccolti a chiarire se sussistano i presupposti della legittima difesa.

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