La Nuova Sardegna

Guerra in Medio Oriente

Attacco all’Iran, il consigliere del ministro Crosetto: «Tutti sapevano che sarebbe successo, l’Italia è per una via negoziale»

di Paolo Ardovino
Attacco all’Iran, il consigliere del ministro Crosetto: «Tutti sapevano che sarebbe successo, l’Italia è per una via negoziale»

Andrea Margelletti: «I vertici iraniani incontrati un mese fa sono tutti morti»

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Sassari Andrea Margelletti è presidente del Cesi, il Centro studi internazionali di Roma, consigliere del ministro della Difesa, Guido Crosetto, e in queste ore ha il cellulare che squilla parecchio.

Margelletti, cosa sta succedendo in Iran?

«È in corso la ridefinizione della classe politica di un Paese. Assistiamo a un’operazione per eliminare, anche fisicamente, la classe dirigente e sostituirla con una nuova».

Ci sono delle similitudini con la cattura di Maduro in Venezuela a gennaio?

«No, siamo su un piano completamente diverso».

Prevede un’azione-lampo o un conflitto che si protrarrà nel tempo?

«Parliamo di voler sradicare una classe dirigente strutturata, che esiste dal 1979, non basterà un tocco di bacchetta magica. Stati Uniti, Israele e Iran sono in stato di guerra. Quindi non è una semplice operazione, ma necessiterà del tempo, fino a quando uno dei contendenti ha raggiunto gli obiettivi prefissati».

Come ha reagito quando ha saputo dell’attacco?

«Lo sapevamo tutti che sarebbe successo. La domanda era sul “quando”, non certo sul “se”».

Nella risposta all’attacco americano-israeliano, l’Iran ha colpito gli Emirati arabi uniti, il Qatar e il Bahrein. Perché?

«Un fatto previsto. Gli iraniani non sono in grado di contrastare la potenza israeliana, figuriamoci quella americana, e l’unica possibilità per resistere è che la guerra si fermi. Se lo chiedessero loro, nessuno si fermerebbe, è chiaro. L’unica possibilità è che sia qualcun altro a chiedere ad americani e israeliani uno stop. E quel qualcuno sono i Paesi del golfo Persico».

Mi dà una sua lettura di questo attacco? Quale orizzonte si apre per l’Iran, anche dopo l’uccisione di Ali Khamenei?

«Guardi, io sono stato in Iran un mese fa a parlare con i vertici del governo ed esponenti della Difesa, con il Paese ho una certa frequentazione. Ecco, quelli con i quali ho parlato sono morti».

È stato chiaro.

«Americani e israeliani ritengono che l’Iran sia un nemico esistenziale e stanno procedendo verso un’operazione che sradica una realtà politica, per innestarne un’altra».

In questo conflitto vale la contrapposizione Occidente-Oriente?

«No, quelli che si stanno prendendo i missili sono solo gli arabi. Basta guardare il conflitto con una cartina. Questa è una guerra molto laica».

Tenendo conto dei rapporti diplomatici con tutti i Paesi coinvolti, qual è la posizione dell’Italia?

«La posizione del Governo. Siamo per una soluzione negoziale, non ci sono alternative».

Per ora rimaniamo alla finestra.

«Non possiamo fare nulla di più per la semplice ragione che c’è una guerra. E poi viviamo in un contesto dove qualunque sentore di operazione muscolare viene criticata. Le faccio un esempio pratico...».

Prego.

«Nella sua regione meravigliosa, che amo, esiste un problema estremamente sentito che è quello dei poligoni. Il punto è: da qualche parte i soldati devono pur addestrarsi».

Certo, capirà le proteste di chi non li vuole che avvenga sotto casa.

«Ma se vogliamo le forze armate, e sono necessarie, allora si devono pur addestrare».

Un’ultima cosa: il caso di Crosetto a Dubai...

«Non c’è nessun caso. L’operazione militare, che era inevitabile, è stata accelerata perché probabilmente Cia e Mossad hanno ricevuto informazioni su Khamenei. Tanto che hanno bombardato di giorno, cosa che non avviene mai. E il ministro era a Dubai per una questione privata, è andato con volo di linea ed è dovuto tornare in Italia con un volo militare, pagato, lasciando moglie e figli. Ma le sembra una cosa normale? Altrimenti sarebbe stato accusato politicamente, perché siamo un Paese ridicolo». 

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