La “famiglia del bosco” vuole rimpatriare in Australia e chiede l’intervento del loro governo: «Ricominciamo da zero»
I tre bambini vivono da quasi quattro mesi in una struttura di accoglienza
Un caso italiano che ora diventa anche diplomatico. Dopo la sospensione della responsabilità genitoriale decisa dal Tribunale per i minorenni dell'Aquila, Catherine Birmingham e Nathan Trevallion hanno chiesto l’intervento del governo australiano guidato da Anthony Albanese per poter tornare in Australia con i figli. La richiesta, riportata dal The Sydney Morning Herald, arriva mentre i tre bambini - otto anni la maggiore, sei i gemelli - vivono da quasi quattro mesi in una struttura di accoglienza in Abruzzo, dove sono stati collocati dopo l’allontanamento dalla famiglia.
L’ipotesi di lasciare l’Italia
A riaccendere i riflettori sulla vicenda è stata anche un’intervista concessa da al programma 60 Minutes Australia, storico settimanale d’inchiesta in onda dal 1979 su Nine Network. Davanti alla giornalista Amelia Adams, Catherine e Nathan hanno parlato apertamente delle loro intenzioni e delle condizioni dei figli, ribadendo la volontà di trovare una soluzione che consenta alla famiglia di ricomporsi.
«Non possiamo tornare in Australia, Lee, il nostro cavallo, è troppo vecchio, non può volare ancora. Un’opzione per noi è rimanere in Europa, per ricominciare tutto daccapo», ha spiegato Catherine, lasciando intendere che il rientro nel Paese d’origine non è praticabile nell’immediato.
Nathan si dice disposto a restare in Italia, ma pone una condizione chiara: la sicurezza dei figli. «Ci piacerebbe rimanere, se i nostri bambini sono al sicuro. Non meritano quello che sta succedendo loro». Catherine, invece, appare più netta: non vorrebbe restare, a meno che non venga garantita la fine di quella che definisce una situazione di sofferenza per i piccoli.
La madre racconta che il figlio, ospitato nella casa famiglia, si sveglia di notte urlando e chiedendo aiuto. «Abbiamo accettato tutto. Il primo mese ho obbedito, ora comincio a difendere i miei figli», afferma, segnando un cambio di atteggiamento rispetto alle prime settimane trascorse nella struttura.
La richiesta di trasferimento
Intanto i responsabili della comunità che ospita la madre e i minori hanno chiesto al Tribunale per i minorenni dell'Aquila di valutare il trasferimento del nucleo familiare in un’altra sede ritenuta più idonea. Nella relazione inviata ai giudici si parla di criticità nella gestione quotidiana: difficoltà nel rispetto delle regole interne, tensioni con il personale, comportamenti considerati non conformi ai protocolli della struttura, in particolare per quanto riguarda accessi e utilizzo degli spazi comuni. Gli operatori sottolineano inoltre la necessità di ulteriori approfondimenti sul benessere dei minori, segnalando situazioni di disagio che richiederebbero interventi mirati di tutela.
Di tutt’altro avviso la madre e i familiari, che attribuiscono le difficoltà al contesto comunitario e chiedono soluzioni capaci di garantire maggiore continuità affettiva.
Dall’intossicazione al provvedimento
La vicenda giudiziaria ha avuto origine nel novembre scorso, quando i tre figli – una bambina di otto anni e due gemelli di sei – furono ricoverati in ospedale per un’intossicazione da funghi. La famiglia viveva isolata in una casa nel bosco a Palmoli, in provincia di Chieti. Dopo il ricovero e la denuncia per presunta negligenza educativa, il tribunale ha sospeso la responsabilità genitoriale di Nathan e Catherine, disponendo l’inserimento dei minori in una struttura protetta insieme alla madre.
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