La Nuova Sardegna

Il caso

Arbitra di 17 anni insultata e aggredita da un dirigente. La dura posizione dell’Aia nei confronti del responsabile

Arbitra di 17 anni insultata e aggredita da un dirigente. La dura posizione dell’Aia nei confronti del responsabile

L’associazione italiana arbitri: «La violenza nei confronti degli ufficiali di gara è una piaga per il nostro movimento sportivo»

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L'Associazione Italiana Arbitri commenta l'episodio avvenuto nel campionato dilettanti nella partita Nuova La Salle-Gioventù Sarroch quando una direttrice di gara di 17 anni è stata prima insultata da un dirigente e poi colpita dallo stesso con schiaffi al volto e un pugno. L’aggressione ha provocato lesioni personali con una prognosi di 45 giorni. «Colpire un arbitro rappresenta sempre un fatto gravissimo. Farlo nei confronti di una ragazza di 17 anni impegnata a dirigere una gara giovanile supera ogni limite di civiltà sportiva e umana. È inaccettabile che chi ricopre un ruolo educativo e di responsabilità nel mondo dello sport si renda protagonista di un gesto tanto vile quanto violento. Ancora più grave è che un episodio di questo tipo si verifichi su un campo di calcio giovanile, che dovrebbe essere innanzitutto luogo di formazione, rispetto e crescita».

«La violenza non deve trovare spazio»

«Non è più tollerabile assistere a episodi di violenza contro gli ufficiali di gara, soprattutto quando a subirli sono giovani arbitri -aggiunge l'Aia-. L’Associazione Italiana Arbitri chiede che fatti di tale gravità vengano perseguiti e sanzionati con la massima severità e che l’intero movimento calcistico, in tutte le sue componenti, assuma una posizione chiara e inequivocabile: la violenza non può e non deve trovare spazio nei nostri campi». 

E ancora. «La violenza nei confronti degli ufficiali di gara rappresenta infatti una vera e propria piaga per il nostro movimento sportivo e si pone in aperta contraddizione con i principi di lealtà, rispetto e correttezza che costituiscono il fondamento dello sport e dell’attività calcistica. L’esempio deve partire proprio da chi ricopre ruoli di responsabilità. Dirigenti, allenatori, genitori e pubblico sugli spalti sono chiamati a promuovere e difendere i valori dello sport, contribuendo a creare un ambiente educativo e sano, nel quale il calcio possa tornare ad essere un luogo di crescita, formazione e rispetto reciproco. Chi educa attraverso lo sport ha il dovere morale e civile di trasmettere questi principi ogni giorno. Alla giovane collega va l’abbraccio, la piena solidarietà e il sostegno di tutta l’Associazione», conclude l'Aia.

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