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Inps, contributi volontari più cari: ecco come cambiano nel 2026

Inps, contributi volontari più cari: ecco come cambiano nel 2026

La circolare n. 27 dell’11 marzo aggiorna gli importi dal 1° gennaio: aumento legato all’inflazione del 2025. Ritoccati i parametri per dipendenti, autonomi e iscritti alla Gestione separata

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Roma Nel 2026 aumenta ancora il costo per chi sceglie di versare autonomamente i contributi previdenziali per non interrompere la propria posizione assicurativa. Per i lavoratori dipendenti il costo minimo annuale sale a circa 4.200 euro, in aumento rispetto ai 4.141 euro richiesti nel 2025.

L’aggiornamento è contenuto nella circolare Inps n. 27 dell’11 marzo 2026, con cui l’istituto ha pubblicato le nuove tabelle contributive in vigore dal 1° gennaio per dipendenti, autonomi e iscritti alla Gestione separata. L’incremento è collegato all’adeguamento all’inflazione registrata nel 2025, pari all’1,4% secondo l’indice Istat dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati.

La soglia minima per gli ex dipendenti

Per chi ha ottenuto l’autorizzazione alla prosecuzione volontaria dopo l’interruzione o la sospensione del lavoro, l’importo da versare viene calcolato sulla retribuzione di riferimento, cioè quella percepita nell’ultimo anno di attività, alla quale si applica l’aliquota prevista.

Per gli ex lavoratori dipendenti l’aliquota è del 27,87% se l’autorizzazione è stata concessa entro il 31 dicembre 1995, mentre sale al 33% per quelle successive.

Resta comunque un limite minimo settimanale di reddito, fissato per il 2026 a 244,74 euro. Di conseguenza il contributo non può essere inferiore a 80,76 euro a settimana, pari a 4.199,74 euro su base annua.

I nuovi parametri fissati dall’Inps

La circolare aggiorna anche altri valori utilizzati nel calcolo dei contributi. La prima fascia di retribuzione pensionabile viene fissata a 56.224 euro: oltre questa soglia, per i lavoratori dipendenti si applica l’aliquota aggiuntiva dell’1%.

Sale inoltre a 122.295 euro il massimale contributivo previsto per i lavoratori che non avevano anzianità assicurativa al 31 dicembre 1995 o che hanno scelto il sistema contributivo.

Artigiani e commercianti

Per gli iscritti alle gestioni artigiani e commercianti continuano a valere le regole previste dalla legge n. 233 del 1990. Il contributo volontario viene determinato collocando il lavoratore in una delle otto classi di reddito stabilite dalla normativa, sulla base del reddito medio mensile degli ultimi tre anni di attività.

Per il 2026 restano confermate le aliquote già in vigore: 24% per gli artigiani e 24,48% per i commercianti, valore ormai allineato anche a quello previsto per i collaboratori under 21.

Gestione separata, importi più alti

Il costo risulta ancora più elevato per gli iscritti alla Gestione separata. In questo caso si applica l’aliquota previdenziale IVS prevista per chi non ha altra tutela pensionistica: 33%, che scende al 25% per i titolari di partita IVA.

Poiché il reddito minimale utile per l’accredito contributivo resta fermo a 18.808 euro, i versamenti volontari non possono essere inferiori a 4.702,08 euro l’anno, pari a 391,84 euro al mese, per i professionisti con partita IVA, e a 6.206,64 euro l’anno, cioè 517,22 euro mensili, per gli altri iscritti alla Gestione separata.

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