Tatuaggi, che passione: dai tribali ai grandi classici, ecco i trend del 2026 – VIDEO
Tendenze, prezzi e regole da seguire. I professionisti: «Abbiamo clienti di tutte le età»
Cagliari Il tatuaggio non è più un tabù o un simbolo di ribellione, ma una scelta personale e consapevole. Dai disegni più piccoli a quelli più grandi, simboli, animali, fiori o scritte: c’è chi li porta sul braccio, chi sulla schiena e chi sulla caviglia. A tatuarsi, oggi, sono persone di tutte le età. Fra le più appassionate ci sono le donne. Tra le richieste più frequenti resistono i grandi classici, ma non mancano le nuove tendenze. Tornano i tribali, rivisitati in chiave moderna, mentre sempre più persone scelgono soggetti ispirati agli anime giapponesi, i cartoni animati prodotti in Giappone, riconoscibili per il loro stile grafico e per i personaggi iconici. C’è anche chi si affida all’ispirazione del momento, sfogliando il book del tatuatore e immaginando il prossimo disegno da portare sulla pelle.
Arte per alcuni, semplice ornamento per altri. Quel che è certo è che il tatuaggio, negli ultimi anni, ha conquistato un pubblico sempre più ampio, in particolare femminile. A dirlo è Alejandro Servantes, originario di Puebla, in Messico, da 27 anni nel mestiere e titolare dello studio Tattoo Mexican Family a Cagliari: «Nel corso della mia carriera – racconta – ho tatuato più donne che uomini».
Riguardo ai prezzi: «Il costo di un tatuaggio può oscillare dai 50 euro fino ai 500 o 600 euro, dipende dalla complessità e dal tempo di lavoro. Il prezzo minimo, 50-70 euro, è rimasto praticamente lo stesso da vent’anni» spiega Servantes, nonostante l’aumento generale del costo della vita. E aggiunge: «Spesso i clienti vedono solo una parte del lavoro, ma tutta la fase creativa che c’è prima non la immaginano».
Tra i tattoo più apprezzati: «Oggi sono molto richiesti i tatuaggi fine line e le scritte, ma sta tornando anche il tribale reinterpretato in chiave moderna. Le mode si mescolano e tornano sempre», osserva Servantes, evidenziando anche il ruolo crescente dei social nell’influenzare gusti e preferenze. Quanto all’età, non esiste un profilo preciso: «Abbiamo ragazzi molto giovani, adulti e anche persone oltre i 60 anni. Non è una questione anagrafica, è un sentimento».
Questo settore è regolato da disposizioni precise: «Per lavorare è necessario frequentare un corso igienico-sanitario di mille ore e si utilizza quasi esclusivamente materiale monouso», precisa Servantes. I controlli riguardano sia la parte sanitaria sia quella amministrativa. E mette in guardia anche dall’escalation delle aperture di laboratori: «Il settore è in aumento, ma questo non significa automaticamente qualità. Si pretende tutto subito, ma il tatuaggio è un mestiere che si matura lentamente».
Alejandro Servantes, autodidatta e punto di riferimento di chi del tatuaggio ne ha fatto la propria strada, ha costruito la sua carriera attraverso studio e osservazione: «Ho iniziato nel 1999 e ho fatto il mio primo tatuaggio a 14 anni. È stata un’emozione molto forte. Da lì ho capito che quello era il mio mondo». Ha trovato la sua identità artistica nell’old school tradizionale, reinterpretato secondo la sua sensibilità: «È lo stile che sento più vicino al mio carattere e quello che mi dà più sicurezza e soddisfazione quando disegno questo tipo di immagini».
Nello studio convivono percorsi ed esperienze diverse, come Jacopo Cara, in arte Nef, di Sestu, tatuatore da circa quindici anni: «Non è stata una decisione improvvisa. Ho sempre disegnato, facevo graffiti e lavori su commissione, poi pian piano mi sono inserito nel mondo del tatuaggio ed è diventato il mio mestiere». Predilige lo stile tradizionale in bianco e nero e trova maggiore soddisfazione nei disegni originali: «I tatuaggi che mi piacciono di più sono quelli basati unicamente su idee mie, non modificati dal cliente».
Tra i più giovani c’è Lorenzo Mullano, in arte Ghenz, di Capoterra, con poco più di due anni di esperienza: «Ho sempre passato le ore scolastiche a disegnare, poi ho capito che poteva diventare la mia strada». Oggi si sta specializzando nei soggetti del tatuaggio giapponese e osserva come talvolta siano le richieste a sorprendere: «A volte è più strana la richiesta di partenza che il tatuaggio in sé». All’inizio del suo percorso c’è anche Alessia Organari, in arte Alter, di Muravera, che ha comprato la prima macchinetta a 16 anni e sta completando il corso obbligatorio per esercitare. «Per me è il lavoro migliore del mondo, è quasi un dare e ricevere. Si crea uno spazio di condivisione e, a volte le persone ti raccontano cose molto intime della loro vita».
