Enrico Mereu, unico abitante dell’Asinara: «Mi vogliono sfrattare, ma senza quest’isola sono morto»
Lo scultore allarmato per la notifica in arrivo: «Sto qui da 46 anni, non è giusto. Pronto a incatenarmi a Cala d’Oliva»
«Se mi tolgono dall’Asinara, sono morto». Per questo motivo quando gli è arrivata la voce che domani potrebbe trovare nella casella postale una notifica di sfratto, Enrico Mereu si è allarmato. Non sono state notti serene, quelle di ieri e oggi. «Non posso lasciare questo luogo, se servirà sono pronto a incatenarmi».
La storia
Enrico Mereu e l’Asinara: va bene sia con la “e” congiunzione che verbo essere. Due anni fa la sua storia è diventata persino un film. Lo scultore del legno e della pietra era arrivato nella piccola isola nel 1980 come sottufficiale della polizia penitenziaria. Ha conosciuto tutte le ere: il supercarcere, la colonia penale agricola, il Parco nazionale, il boom turistico. L’isola diventa il suo appoggio abituale, poi con moglie e «cinque» figli la residenza fissa.
La sua casa è a Cala d’Oliva, costruita per lo più in legno, con il banco da lavoro che guarda verso il mare. Accanto alla struttura rossa che era la foresteria dell’istituto penitenziario e oggi è un sito di grande interesse: lì i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino si isolarono da tutto e da tutti alla stesura dei fascicoli del maxiprocesso di Palermo. Nel 1998 il carcere viene chiuso in maniera definitiva, Mereu si toglie la divisa e indossa i panni dell’artista. Decidono, lui e la moglie, di diventare gli unici abitanti dell’isola dell’Asinara. E di fatto, dopo 46 anni, è ancora così. Lui oggi ne ha 67. «In tanti mi dicevano: “perché vivete qua? Non c’è niente”. No, per me è fuori da tutto questo che non c’è niente».
La paura dello sfratto
L’ufficiale giudiziario, forse, si presenterà alla sua porta. O arriverà solo la raccomandata nella casella postale. Da quel che sa Enrico Mereu, «non posso dire chi, ma è stata una persona di cui mi fido a dirmelo», è pronta una notifica di sfratto con il suo nome sopra. Dagli uffici dell’agenzia della conservatoria delle coste, in Regione, qualcuno potrebbe aver deciso che quella occupazione illegittima ora deve finire. Mereu non ci sta, inutile dirlo: «Io abito qui, non sarebbe giusto essere trattato così dopo quello che ho fatto. Non ho mai chiesto dei soldi neanche per mettere un litro di gasolio, pago tutto con la mia pensione. E mi prendo cura dell’isola». Poi c’è la produzione artistica che attira molti curiosi, i progetti «per il sociale» e quando passa un turista dalle sue parti, «do indicazioni e informazioni utili».
Il legame
Un simbolo vivente, tanto da incuriosire qualche anno fa lo youtuber-viaggiatore Andrea Nonni del famoso canale “The pillow”, che ha passato un giorno insieme allo scultore dell’Asinara per raccontare la sua storia in due puntate. Nel 2024 il regista Stefano Pasetto lo ha reso protagonista della pellicola “Fuori dal mondo”.
Per non parlare dei tanti appassionati d’arte che in questi ultimi decenni hanno lasciato l’isola con una delle sue sculture in legno («legno che raccolgo dopo le mareggiate») tra le mani.
La sua vicenda ha punti in comune con quella di Mauro Morandi, il “guardiano” di Budelli che arrivò nell’isola dell’arcipelago della Maddalena nel 1989 e ci restò per ben 32 anni. Nel 2021 fu costretto a lasciarla. Mereu questo epilogo vuole scongiurarlo. Tanto da mettere le mani avanti ancora prima di vedere nero su bianco la notifica di sfratto.
«Polo culturale»
«Volevano mandarmi via anche più di vent’anni fa», racconta. In quel caso si incatenò a Cala d’Oliva per 23 giorni. «Sono pronto a rifarlo». Non lo dice con asprezza, con tono di sfida. È più con quello della disperazione e della paura, a 67 anni, di dover reimparare una vita dalla quale si è distaccato quasi mezzo secolo fa. «Ma non sono un eremita – ci tiene a sottolineare –. Ho deciso di rimanere qua con mia moglie perché ci piaceva questa vita tranquilla e la mia creatività ne ha beneficiato. Abbiamo fatto come la famiglia del bosco ma molto prima: è meglio crescere con la natura che con l’uomo». Negli ultimi anni, spiega, aveva aperto a un progetto sociale portando nella sua porzione di isola persone con disabilità per fare arte. «Io posso anche andare via da dove abito, ma quello che chiederei è di avere un’altra sede dove portare il polo culturale e continuare le attività».
